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La discriminazione sottile: immigrati in Veneto

Dopo Lodi, anche il Veneto sceglie la discriminazione istituzionale, operata da chi – se facesse bene il suo lavoro – dovrebbe favorire i processi di integrazione.

Parliamo dei buoni scuola per i libri di testo: antipasto di altre politiche discriminatorie in preparazione. Per i quali gli stranieri, oltre all’Isee, dovrebbero portare documenti quasi impossibili da produrre, o comunque costosi da tradurre, per accedere alle agevolazioni. Fardello burocratico che ha scatenato una serie di polemiche. Bene ha fatto quindi il governatore Luca Zaia ad aprire alla possibilità dell’autocertificazione. Anche se il problema rischia di riproporsi in seguito.

Ma quale è il motivo di questa misura per gli stranieri? Una presunta discriminazione al contrario, degli italiani. Ben esemplificata dalla difesa della norma da parte di Luca Zaia: «Mi sembra normale, se uno ha un pozzo di petrolio ad Abu Dhabi è giusto che questo rientri nelle sue condizioni economiche. È una polemica sul nulla e il razzismo non c’entra». Ma se uno ha un pozzo di petrolio chiede i buoni libro? Siamo seri! Prendiamo i dati di Veneto Lavoro. Risulta che gli occupati stranieri in Veneto sono 354.000 (il 31% delle imprese venete ha almeno un dipendente straniero, ma sono il 69% di quelle con più di 15 dipendenti, e l’83% di quelle con oltre 100 dipendenti). Ebbene: che lavoro fanno? 66.210 sono badanti e colf, 27.537 facchini, 25.195 braccianti, oltre 78.000 sono operai non qualificati, 16.000 quelli specializzati, 15.000 gli edili, 11.600 sono personale non qualificato nel turismo, i camerieri sono 10.900,  gli autisti 11.300, gli addetti alle vendite 14.000 (solo con queste categorie superiamo le 267.000 unità). Il grosso degli altri è lavoratore autonomo: imprese di pulizie, bancarelle al mercato, ecc. Altro che petrolieri di Abu Dhabi! Inoltre gli stranieri guadagnano mediamente 7.500 euro l’anno meno degli autoctoni a parità di lavoro. E li carichiamo di costi e burocrazia in più? Come si chiama, questa, se non discriminazione?

Senza contare che si opera una sostanziale inversione dell’onere della prova. Se ci sono furbetti, si perseguano loro. Perché puntare il dito su un’intera categoria, gli stranieri, come se lo fossero per definizione? Perché poi, a guardare le dichiarazioni dei redditi dei veneti, di furbetti ci sarebbe sospetto anche altrove.

Ma la cosa più grave non è questa. E’ che si manda agli stranieri, attraverso un odioso messaggio che coinvolge i minori, inclusi quelli nati qui, un ulteriore segnale di rifiuto. Come dire, qui non siete benvenuti: vi sopportiamo, perché ci servite, ma sotto sotto non vi vogliamo. Un sentimento che rappresenta il Veneto politico, ma forse non quello reale. Dopo la legge anti-moschee: non vi lasciamo pregare perché la vostra religione non ci piace. Dopo le leggi ‘prima i veneti’, che pretendono quindici anni di residenza per poter accedere alle graduatorie di un sacco di beni scarsi (dagli asili agli aiuti ai disabili). E ora con i buoni libro. E domani con i buoni pasto a prezzo pieno, e altro ancora. E’ saggio? Conviene?

No, non è saggio. E, se non si capisce il linguaggio della giustizia, della correttezza, del rispetto sostanziale della norma (violata dalle istituzioni, non dagli stranieri), parliamo almeno quello dell’interesse, del portafoglio (anche se è triste ridursi sempre e solo a questo): non conviene. La popolazione in Veneto è in calo. Calano gli italiani, che muoiono in misura maggiore di quanto nascono, e in più hanno ripreso a emigrare (i dati appena visti sul lavoro spiegano che non è perché gli stranieri gli rubano il lavoro, ma perché non trovano lavori all’altezza del loro livello di studi). Ma calano anche gli stranieri. E se ne vanno quelli già integrati, magari appena acquisita la cittadinanza, e con essa la libera circolazione in Europa. Non stupisce: perché rimanere in una regione che ti dice continuamente, a modo suo, che non ti vuole? Ma la recessione demografica rischia di essere la premessa di quella economica: del resto, se un’impresa non trova manodopera, va altrove. Perché non lavorare per integrarla al meglio, allora, la manodopera che c’è e quella futura, invece di sbatterle continuamente in faccia una mal sopportata diversità? Rischiamo di pagarle care, domani, in termini economici, di mancata integrazione, di futuri conflitti sociali, le scelte elettoralistiche ma poco lungimiranti di oggi. Per le quali sapremo chi ringraziare. Ma sarà tardi.

Buoni libro: la lezione sbagliata, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 17 ottobre 2018, editoriale, p.1

I leader-bambini e l’infantilizzazione della politica

L’elettorato è sempre più anziano, i leader sempre più giovani, l’atteggiamento sempre più infantile. Potremmo riassumere così l’evoluzione, o l’involuzione, che si nota oggi nel mondo politico, non solo italiano. E non da oggi: con questo governo, è vero, ha toccato vertici mai visti. Ma il cambiamento è quantitativo, non qualitativo: quest’ultimo era iniziato già prima. Continua a leggere

La tripla morale del ministro dell’Interno: Riace, Trento, Italia

Sud Italia. Il sindaco di Riace viene messo agli arresti domiciliari per presunte irregolarità nelle politiche di accoglienza. Il ministro dell’interno lo addita al pubblico ludibrio, esecrandone i comportamenti.

Nord Italia. Un medico del pronto soccorso di Trento si rifiuta di curare uno straniero irregolare e lo segnala ai carabinieri. Mentre molti suoi colleghi si dissociano, il ministro dell’interno lo ringrazia e lo addita ad esempio da seguire.

Tutta Italia. Il vice-presidente del consiglio annuncia, sotto il nome di ‘pace fiscale’, un maxi-condono per chi ha evaso le tasse in passato. Il ministro dell’interno, che è la stessa persona, lo sostiene entusiasticamente, come strumento di giustizia sociale, o di sua correzione. Continua a leggere

Si può fare a meno della scuola?

La seconda puntata della rubrica che tengo su Confronti: “What if”, ovvero come sarebbe “Il mondo, se…”
Questa volta parliamo di scuola Continua a leggere

Parole e simboli. La neolingua del potere

La “manovra del popolo”, “i cittadini, non i numerini”, “aboliremo la povertà”, “per la prima volta lo stato è dalla parte dei cittadini”. E poi l’utilizzo sistematico della logica del capro espiatorio (lo straniero, l’immigrato, in particolare). E l’altrettanto sistematico ricorrere all’immaginario di un prima e un poi radicalmente opposti: prima c’erano gli “altri”, i cattivi, quelli del complotto contro la gente, i “poteri forti”, e andava tutto malissimo; oggi ci siamo “noi”, i buoni, quelli voluti dalla gente e per la gente, i “rappresentanti (o magari gli avvocati) del popolo”, e va tutto benissimo, un altro mondo è possibile, e lo costruiremo noi, contro gli altri. Il prima e il poi presuppongono una cesura radicale. Nessuna continuità è nemmeno immaginabile. Salvo dimenticarsi che metà dell’attuale governo è stato al governo per anni, e lo è continuativamente da decenni nelle regioni più ricche del paese. E salvo magari perseguire, tutti insieme, le stesse sistematiche occupazioni del potere, lo stesso spoil system, la stessa lottizzazione televisiva e non, gli stessi condoni, gli stessi ritardi e inefficienze sui decreti, lo stesso spregio del diritto e della divisione dei poteri, lo stesso allegro ricorso alla spesa pubblica: salvo chiamarli con un altro nome, ciò che consente di agire anche più brutalmente, senza remore e sensi di colpa. Tutto è nel nome della cosa, più e prima che nella cosa. Continua a leggere

Il decreto Salvini: più sicurezza?

Il decreto Salvini su sicurezza e immigrazione è stato approvato. Come ha detto lo stesso ministro dell’Interno, è tuttavia emendabile. E di emendamenti avrà bisogno, proprio avendo come obiettivo le politiche che il ministro propone: perseguire una migliore regolazione dell’immigrazione e una maggiore sicurezza. Concentriamoci sulla parte relativa all’immigrazione: senza discussioni sui principi (importanti: e su cui sarà opportuno si apra un serio dibattito nel paese), ma limitandoci qui a uno sguardo del tutto pragmatico. Continua a leggere