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“Prima i Veneti” negli asili: una legge stupida e controproducente, non solo discriminatoria

Chiediamocelo ad alta voce: la norma che dà la precedenza ai residenti in Veneto da almeno quindici anni per l’ingresso negli asili pubblici, di chi parla esattamente? Di stranieri, o dei veneti di oggi e di domani? Bisogna essere onesti, su questo: perché se si vuole vivere in splendido isolamento, lo si dichiari e si sia conseguenti. E si dica: tutto ciò che è pubblico deve andare in priorità ai veneti. Oggi gli asili. Domani le case popolari, il sovrapprezzo sul ticket sanitario per i foresti, le tasse universitarie differenziate, l’ingresso ai musei scontato per gli indigeni, l’esclusiva sui posti nel pubblico impiego, e naturalmente per quelli di consigliere regionale che vota le leggi contro i foresti medesimi, così il cerchio si chiude. Perché “prima i Veneti”. Perché il Veneto si basta, ed è felice di praticare in varie forme la sua idea di onanismo identitario. E’ quello che si voleva far passare con la norma sulla lingua veneta obbligatoria, nel suo progetto originario (che prevedeva il requisito della conoscenza del veneto anche per le assunzioni nella pubblica amministrazione). Oggi si fa un passo ulteriore. Continua a leggere

Imparare a lavorare, lavorare a imparare

Il dibattito sull’alternanza tra scuola e lavoro, se si limita a una discussione sui modi in cui viene proposta, rischia di perdere di vista l’essenziale. E l’essenziale dovrebbe essere una rivoluzione nel modo di concepire la scuola, non una polemica su elementi marginali. Continua a leggere

Europa e migranti: la mobilità come fattore di trasformazione

La storia è storia di migrazioni. E comincia da lontano: nella preistoria. Quando in seguito a profonde mutazioni climatiche e ambientali, che causarono la scomparsa di specie vegetali e lo spostamento di alcune specie animali, nel Pleistocene, iniziarono i primi significativi movimenti migratori dei nostri antenati. Un processo che, da allora, non si è più interrotto. Ha cambiato spesso caratteristiche, dimensioni, entità, scopo, ma, come fenomeno, ha accompagnato la storia e l’evoluzione dell’umanità: l’uomo è un essere che cammina – homo viator, in molti sensi (se facciamo pari a 24 ore la storia dell’uomo sulla terra, ha vissuto qualcosa come 23 ore e 55 minuti come nomade, in tribù cacciatrici e raccoglitrici, e solo 5 minuti da sedentarizzato). Continua a leggere

Il partigiano e la figlia del podestà: riconciliazione e giustizia

La storia dell’incontro tra Valentino Bortoloso e Anna Vescovi, pubblicata nei giorni scorsi su questo giornale, merita di prenderci più di qualche minuto di distratta lettura, per aprirci a una riflessione più profonda. Continua a leggere

Un patto per (e con) l’islam italiano

Dire islam in Italia, oggi, significa parlare di una comunità di circa un milione e seicentomila persone. Una parte significativa sono immigrati di prima generazione: arrivati in Italia, alcuni negli ultimi tempi, ma in gran parte anche da venti o trent’anni. Molti, sempre di più, sono nati in Italia o arrivati molto piccoli, e scolarizzati interamente nel nostro paese insieme ai nostri figli: e in gran parte sono già o diventeranno cittadini italiani. Infine, c’è un gruppo significativo di persone che erano italiani prima ancora di diventare musulmani: i convertiti. Continua a leggere

Anti-Trumpismo

Sono stato contrario alle manifestazioni contro Trump. Lo sono ancora.

Le manifestazioni contro Trump dei primi giorni dopo l’insediamento sapevano tanto di democrazia a corrente alternata: le elezioni vanno bene solo se le vince il presidente che voglio io. E se le vince un altro, non è legittimo, e lo contesto. Qualcosa di già visto. Troppo spesso. Anche in Italia. Alle elezioni. Ma anche solo ai congressi di partito…

Sono invece sacrosantamente a favore di qualunque critica e iniziativa (o meglio ancora iniziativa critica) contro le decisioni prese da Trump. Molte delle quali, già oggi, sciagurate. Nella scelta dei collaboratori. E nelle politiche avviate. Le famose ‘firme’: che sì, se sono di un presidente, diventano azioni.

Trump va incalzato nel merito. Quando sbaglia, non qualunque cosa faccia. E ha già iniziato a sbagliare. Ma non in sé, non come persona, non per la sua casa, i suoi modi, i suoi soldi, i suoi capelli, le sue mogli, i suoi figli… Qualcosa, anche questo, di già visto. Anche da noi. E di profondamente sbagliato. Eticamente sbagliato. Profondamente eticamente sbagliato. Ma anche politicamente sbagliato. Alla fine, non funziona mai. E il boomerang finisce per tornare su chi l’ha lanciato. Perché si rafforza chi si intende criticare. E gli si dà un’arma in più: a lui, e ai suoi sostenitori.

Impariamo, ogni tanto, dai nostri errori…