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Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


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Perché gli immigrati se ne vanno

I dati ufficiali sulle presenze di stranieri in Veneto, riproposti dal Dossier statistico sull’immigrazione del 2017, parlano di 485.477 immigrati, quasi il 10% della popolazione: più della media nazionale (8,3%), meno di quella del Nord-Est (10,4%). Il Veneto è la quarta regione per numero di immigrati, dopo Lombardia, Lazio e Emilia-Romagna. Ai regolari bisogna aggiungere una quota non facilmente stimabile di irregolari, tali per diversi motivi: giunti come tali, trattenutisi oltre la durata del visto, inottemperanti ai provvedimenti di espulsione, o infine non riconosciuti aventi titolo di richiedenti asilo, ma rimasti in regione. Continua a leggere

Convivenza culturale: sfida al dialogo

Conferenza tenuta presso la Diocesi di Vicenza, alla scuola del lunedì

Immigrazioni e pluralismo

Qui il link:

http://www.vicenza.chiesacattolica.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=5586&rifi=guest&rifp=guest

La marcia dei profughi: le responsabilità della politica

Alla fine la situazione potrebbero aiutare a risolverla proprio loro, i diretti interessati: i richiedenti asilo. Continua a leggere

La rivoluzione (digitale) permanente non è un pranzo di gala…

Ci eravamo abituati a pensare che la rivoluzione fosse una cosa che succede, che ha delle conseguenze dirompenti, e poi finisce: come le rivoluzioni politiche, che attraverso un brusco rivolgimento dell’ordine sociale mutano radicalmente gli equilibri di una società, facendole cambiare direzione. Come la rivoluzione francese o quella di ottobre, di cui abbiamo appena celebrato il centenario. Continua a leggere

Quando i politici giocano all’antipolitica. La giunta veneta e lo sciopero dei medici

Lo sciopero dei medici di famiglia è un esempio interessante di appropriazione del linguaggio dell’antipolitica da parte dei politici. E non parliamo tanto del merito della questione che mette in contrapposizione sindacati dei medici e regione, ma del metodo di lotta utilizzato. Mentre i medici adottano un tradizionale mezzo di lotta sindacale, ancorché del tutto atipico per la categoria, come lo sciopero delle prestazioni (mantenendo quelle urgenti), la regione ha risposto usando gli argomenti tipici della rabbia populista: quelli della lotta contro presunti intollerabili privilegi, in modo da sollevare un’ondata di indignazione popolare. Continua a leggere

I cortocircuiti dell’autonomia

La discussione sui contenuti dell’autonomia avrebbe dovuto logicamente precedere il referendum. Di questo avremmo discutere in campagna elettorale, visto che la maggioranza dei partiti aveva già espresso il suo sì, confermato nelle urne dall’elettorato: su quali materie chiedere più autonomia, con quali vantaggi da acquisire e quali prezzi da pagare nei rispettivi settori e competenze. Ma è proprio quello che si voleva evitare: per un preciso disegno strategico da parte delle forze politiche di maggioranza (che perseguivano l’ottenimento del dividendo politico del sì al referendum, e non avevano alcun interesse ad andare troppo nel dettaglio, cosa che peraltro avrebbero avuto difficoltà a fare); e per insipienza e inconsapevolezza di quelle di opposizione (che non hanno mai nemmeno cominciato ad articolare una loro strategia su quale autonomia volevano, e come si differenziava da quella voluta dalla Lega). Continua a leggere