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L’islamofobia in Italia

Intervista rilasciata a Iran Radio Islam
Lunedì 29 Settembre 2008 15:41

Innanzitutto vuole presentare brevemente il suo libro ai nostri radioascoltatori. E da intellettuale italiano che ha studiato la religione islamica e le società musulmane come interpreta le condizioni attuali della comunità islamica italiana.

Come ho cercato di spiegare nel mio libro, “Le trappole dell’Immagimario …“, cerco di parlare di paure reciproche che stanno creando una situazione estremamente complicata e difficile per le comunità musulmane. Da un lato ci sono le paure dei musulmani stessi, le paure di occidentalizarsi, la paura che i figli si separino dalla tradizione, dalla cultura del paese d’origine e dall’altro ci sono le paure della popolaziona italiana e della popolazione europea in generale che temono l’insorgere il fondamentalismo, la minaccia del terrorismo e a seguito di questo adottano atteggiamenti sempre più duri nei confronti della comunità musulmana in generale, per esempio rispetto ai luoghi di culto come le moschee. Queste trappole dell’immaginario in cui caschiamo sono molte e diverse. Il fatto è che c’è chi sta costruendo daltutte le due perti, sia tri i musulmani e alcuni intellettuali musulmani, sia dal punto di vista di società occidentali ci sono moltissimi intellettuali e giornalisti e docenti, una sorta di paura diffusa, paura dell’altro o dell’immagine dell’altro, la paura di non essere più puri culturalmente che è una paura assurda nel senso che quando ci si mischia comunque ci si cambia culturalmenta. Questo vale per tutti. Però c’è una sorte di sensazione di debbolezza delle culture d’origine che si trasforma in paure anche agressiva nei confronti delle altre culture e ribadisco questo viene da tutte le due parti, anche se certamente è più grave in questo momento dal punto di vista delle società otoptone che in particolare agisce sui diritti fondamentali come il diritto alle proprie convinzioni religiose e l’espressione delle proprie convizioni religiose, essi si manifesta in maniera significativa. Ormai sono numerosi in cui le moschee sono state chiuse o non gli si consente di aprirle e tra l’altro questo non aiuta all’integrazione delle popolazioni musulmane.

Dunque Lei ritiene che entrambe le due paure siano infondate?

Da un lato sono infondate ma sono sufficenti a creare una situazione di tensione, mi spiego meglio nio in sociologia parliamo di quello che si chiamano profezie che si auto realizza. Non importa se l’immagine che abbiamo dell’altro sia vera, il problema è che se abbiamo un’immagine negativa tenderemo ad agire di conseguenza per cui avremo paura dell’ altro e indurremo paura nell’altro. Per cui da entrambe le parti oggettivamente c’è una situazione di conflitto, di paura e di minaccia e questo porta effettivamente a un problema, nel senso che se questa situazione e questa sensazione di timore si diffonda di più, è chiaro che il pregiudizio nei confronti dell’altro diventa significativo, come oggi nei confronti dei musulmani c’è un pregiudizio diffuso e di fatto chiunque può aprire un luogo di culto e i musulmani hanno più problemi degli altri e succede lo stesso per l’immagine che abbiamo sulla stampa e sui giornali, certo che per quanto riguarda i musulmani è fortemente negativo oggi come in tutta l’Europa. Questo naturalmenta trova delle responsabilità anche da parte dei musulmani per il fatto delle loro leadership che spesso si presentano malamente e spesso non conoscendo anche la lingua del paese in cui vivono danno un’immagine di straneità e questo è certamente un problema serio, ma è dovuto a questa diffusione di paura dai mass media, giornali e la televisione che fanno si che anche i cittadini comuni che magari normalmente si disinteressano di questi problemi abbiano assortito un atteggiamento pregiudiziamente, fortemente negativo nei confronti dei musulmani. Questo ha purtroppo delle conseguenze a livello dei luoghi di lavoro o scuola, cioè interferisce anche nella vita quotidiana, come per esempio il diritto al culto e questo è un grosso problema, perchè non è nemmeno un incentivo all’integrazione. Se un musulmano si sente continuamente spinto nell’angolo della propria identità è come se fosse una spinta a radicalizarsi in qualche modo o a chiudersi nelle proprie comunità.

Come diceva questa imponente ondata dell’xenofobia e di razzismo esiste di più e si vede di più nelle parti del Nord d’Italia, questo a che cosa è dovuta e come va ridimensionata?

Ci sono delle indicazioni molto paradossali. Io in questo caso non parlerei di razzismo, Islamofobia si naturalmente non è che sia meno grave ma semplicemente la categoria della razza centra di meno sulle categorie culturali che vengono utilizate. Si, certamente è molto più forte nel Nord e nel Nod Est in particolare e questo è un pò paradossale, perchè da un lato abbiamo che indicatori sia economici sia sociali che ci dicono che i musulmani e in generali gli immigrati sono integrati meglio in queste regioni dall’altro lato però le stesse persone che si integrano meglio che spesso si mettono in regola e forniscono posti di lavoro ecc, manifestano la paura e qualche volta con toni fortemente radicali e addirittura anticostituzionali, cioè contrario ai principi generali della costituzione italiana molto forti. Questo è il paradosso di questa novità che è legata all’elemento novità. Perchè siamo ancora essenzialmenta alla prima generazione di immigrati musulmani in un paese, teniamo presenta che non è molto abiutuata alla pluralità religiosa, neanche interna, protestanti sono pochi come le comunita; ebraiche che sono molto ridotte di numero e di conseguenz c’era un’idea in un certo senso di omogeneità che oggi viene intaccata per la presenza del pluralismo religioso molto forte di cui quello islamico da un punto di vista statistico è quello più significativo. Quindi abbiamo questo paradosso che da un lato si integrano abbastanza bene nelle società e dall’altro le stesse persone hanno dei pregiudizi culturali molto più forti che non in altri paesi. Io credo che sia una fase in questo momento e non un destino, però è certamente una fase di conflitto che non è ancora finita e tra l’altro iop temo che sia in Italia e sia anche a livello europeo il conflitto su base culturale e religioso ancora per qualche anno sarà molto forte e potrebbe raggiungere punte anche più significative.

Qualche giorno fa ho letto sui giornali da Giancarlo Gentilini che diceva Sinagoga si, Moschea no. Allora io vorrei riformulare la mia domanda in questo senso, questo dipende dalla presenza leghista in quelle zone?

Certamente si, infatti questa è una delle variabili importanti. Lei ha citato Gentilini, Sindaco di Treviso, che è noto ormai anche internazionalmente per le sue prese di posizioni radicali scandalose e tra l’altro contrarie ai principi fondamenteali non solo della convivenza umana ma proprio ai principi costituzional italiani. Nessun sindaco si può permettere di dire sinagoga si mosche no, perchè non è nelle sue competenze, però può fare di tutto dal punto di vista amministrativo e lo fa purtroppo per impedire i musulmani di avere un luogo di culto. Lei ha ragione dipende certamente anche dalla presenza di quelli che io chiamo “gli imprenditori politici della paura”. Cioè coloro e soprattutto partiti politici e nel caso italiano la Lega Nord che hanno tutti l’interesse nell’alimentare la paura perchè questo produce per loro le rendite elettorali significative. Ecco perchè da questo punto di vista sono più pericolosi degli altri dal punto di vista culturali, perchè i conflitti ci sono, sono nella logica delle cose e nella naturalità che prima non c’era ora c’è e in un certo senso sono normali. Però è un conto voler affrontare i conflitti per volerli risolvere, e un conto come spesso succede da parte della Lega Nord voler alimentare conflitti senza nessuna intenzione di risolveli perchè dal conflitto loro ci guadagnano.

Pare che il governo attuale nonostante la costituzione italiana, fecesse di tutto per legalizzare gli atti di discriminazione raziale e religiosa se non islamofobica. Lei che ne pensa?

In realtà la legislazione è ancora solida ed è quello che garantisce la convivenza civile. Nel senso che i principi costituzionali sono saldi e impediscono la discriminazione religiosa e islamofobia. L’islamofobia è legata a un fatto di questi anni e di quest’ultimo decennio fondamentalmente e sta diventando un problema molto serio in numerosi paesi europei dal punto di vista politico e sociale, però dal punto di vista giuridico, legislativo e costituzionale grazie a Dio per ora l’edificio che garantisce l’ugualianza dei diritti e la libertà religiosa resiste ancora. Quindi alla luga sarà anche quello che ci consentirà di superare questa fase perchè mi sento di immaginare che a breve quando i musulmani saranno più capaci di organizarsi insieme ad altre minoranze religiose potranno contrastare efficaciatamente sia sul piano dei principi sia sul piano giuridico – legislativo, queste manifestazioni di contrasto e di offesa anche alla loro religione che si manifestano. Per cui l’edificio dei principi è ancora solido, però bisogna garantire anche la sua applicazione sul piano giuridico e questo non è sempre facile. In questa fase le comunità islamiche sono ancora abbastanza deboli e non sono sufficentemente organizzate almeno per quanto riguarda l’Italia mentre in altri paesi già sono molto più forti e problemi di questo genere non si manifestano, anzi la dove lo stato interviene in maniera significativa nel regolare i principi d’egualianza religiosa anche i partiti anti islamici che pur esistono più o meno ovunque non raggiungono plate molto ampie in maniera che non riescono a ottenere molti consensi ma anche se li ottengono comunque non riescono a tradurli i atti concreti di discriminazione.

A cura di Amani

Il prof. Stefano Allievi, grande studioso di islam, ha dato un grande contributo al dialogo con questa religione. È stato tra i primi firmatari dell’appello al dialogo cristiano-islamico.
Nato a Milano il 29/12/1958, Allievi è professore associato di Sociologia (settore scientifico-disciplinare SPS/07). Ha insegnato Sociologia, oltre che presso il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, anche presso la Facoltà di Scienze Politiche, nel corso di Politica e Integrazione Europea. Insegna anche, dall’a.a. 2005/2006, Comunicazione e Intercultura presso la laurea specialistica LSCOC (che, con un corso più lungo, diventa Globalizzazione e mutamento culturale presso la laurea specialistica in Sociologia), e Sociologia nel Master di Giornalismo. Insegna anche in Master di altre Università italiane (Urbino, Bologna, Ferrara).
Oltre alla Laurea in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, il Dottorato all’Università di Trento, e il post-dottorato a Padova, ha frequentato, durante gli anni dell’università, il corso biennale di giornalismo dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo, cui è ammesso per il biennio 1979/1981. E’ iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco professionisti, dal 1982, e quello di giornalista è stato il suo primo mestiere, iniziato presso il quotidiano “Il Lavoro” e poi l’allora settimanale “L’Europeo”. Ha poi lavorato nel mondo sindacale milanese per alcuni anni, come responsabile dell’Ufficio Stranieri di CGIL-CISL-UIL, poi dell’Ufficio Internazionale della CISL, ed occupandosi nel contempo della stampa sindacale, come direttore di “Milano Sindacale” e capo redattore della un tempo gloriosa rivista di studi “Prospettiva Sindacale”. Dal 1991 al 1994 è stato anche co-direttore della rivista “Orientamenti”. Come hobby, nel 1988 fonda con un paio di amici l’etichetta discografica di musica classica “Concerto”, di cui è presidente fino al 1991. In questa veste ha co-prodotto un discreto numero di compact disc di raro repertorio, tra cui alcune prime mondiali. L’etichetta esiste ancora, sotto la guida di uno dei soci della prima ora. Ha collaborato a diversi quotidiani (tra cui “Il Sole-24 Ore” e “Il Messaggero”) e riviste (tra cui “Il Mulino”, “Limes”, “Reset”(. Dal 1991 al 1993 è stato chercheur libre presso il GREM (Groupe d’Etude des Migrations et des Relations Interethniques) e presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Université Catholique de Louvain-la-Neuve, per poi entrare nell’università italiana, insegnando anche, prima che a Padova, a Milano e a Venezia. È specializzato in studi di sociologia delle religioni e sul mutamento culturale in Europa, con particolare interesse per l’islam europeo, cui ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca, svolta per vari enti e organismi pubblici e privati, nazionali e internazionali, tra cui la Comunità Economica Europea, la European Science Foundation, la Fondazione Agnelli, il Censis, il Cesvi, il Csa, l’Irer, l’Iref, l’Iscos, il Comune di Milano, Etnobarometro ed altri. Sugli aspetti della comunicazione, integrati con gli interessi legati al mondo dell’immigrazione (in particolare su varie articolazioni del tema ‘media e islam’), ha pubblicato numerosi saggi in Italia, Francia, Belgio e Gran Bretagna, in volumi collettanei.Dirige la collana “Orienti” presso l’editore Città Aperta, è membro del comitato scientifico della rivista “Religioni e Società”, e del festival culturale Vicino/Lontano di Udine. Dal 2001 è Segretario della sezione Sociologia della Religione dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS). Il prof. Stefano Allievi, grande studioso di islam che ha dato un grande contributo al dialogo con questa religione e che è stato fra i primi firmatari dell’appello al dialogo cristiano-islamico.

Allievi S. (2008), L’islamofobia in Italia, in “Irib. Iran Radio Islam”, 29 settembre 2008

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