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Invasione di campo. Università, la politica ci vuol mettere le mani

“Confido nel nuovo rettore”. Sottinteso: per i nostri progetti. Parole del ministro Sacconi, in tournée elettorale a Padova a sostegno dei candidati del centro-destra.

Questo nuovo, sconcertante segno di invadenza della politica sulle libere scelte del corpo docente e non docente, chiamato ad eleggere il nuovo rettore, stupisce nella forma e nella sostanza.

Nella forma, in primo luogo. Tante chiacchiere sull’auspicata autonomia delle università, con nuovi progetti di legge in tal senso (benvenuti, se fossero coerenti con le premesse), e poi, alla prima occasione, viene fuori il significato vero di queste affermazioni, del tutto opposto. Che ha un nome: intromissione e invadenza centralistica. Un po’ come quando si parla di federalismo: tutti d’accordo, nel governo a parole più federalista della storia d’Italia; ma poi, al dunque, quando si tratta di legiferare, tutte le competenze al centro, dalle imposte locali alle leggi edilizie, che tanto l’elettore non si accorge.

Nel contenuto. Perché mostra di voler creare una omogeneità politico-ideologica tra strutture di governo a livello nazionale e regionale (illuminante il riferimento al “progetto che io e Galan abbiamo in mente” a proposito del nuovo polo ospedaliero), con l’auspicio di estenderlo a livello locale (da qui il sostegno alle candidature di Barbara Degani e Marco Marin), e financo all’Università, con la nomina di un rettore gradito (da qui la pesante interferenza). Che poi l’ansia di raggiungere il risultato arrivi a spingere implicitamente per la candidatura di un proprio consulente è solo un ultimo tassello, dopo tutto minore: questione più di buon gusto che di merito, a questo punto.

C’è probabilmente anche un obiettivo politico generale dietro a questa presa di posizione: una resa dei conti, attuata con modi spicci, tesa alla riconquista di egemonia politica e ideologica sull’università, per interessi che sono quelli della politica, non quelli della ricerca scientifica e della didattica. E che ricorda vagamente una certa predisposizione, ben presente in certa attuale destra di governo, e più volte esplicitata, nei confronti del ‘culturame’, come lo si chiamava nel ventennio che fu – considerato più di sinistra, e comunque all’opposizione del governo nella riforma dell’università anche quando di destra, e quindi da riequilibrare. Mentre l’obiettivo locale è più trasparente: la gestione del nuovo polo ospedaliero di Padova, in cui si intrecciano interessi giganteschi, che è meglio affidare a mani politicamente omogenee. Sempre nell’interesse dell’università, naturalmente.

Non vorremmo avere la memoria troppo corta, ma ci pare che sia la prima volta, nella storia dell’Italia repubblicana, che si assiste ad un’ingerenza così pesante, arrogante e impudente, sull’autonomia di gestione di questa Università. Non vogliamo fare i finti ingenui: è ovvio che la politica c’è sempre entrata, e c’entra ancora. Ma i modi hanno la loro importanza. La forma, qualche volta, è il contenuto.

Speriamo quindi che la sortita venga giudicata, dagli stessi candidati rettori, come controproducente: un assist intempestivo, un boomerang comunicativo. E che da qui in avanti non si ripetano intromissioni improprie, consentendo all’università di discutere sulla sostanza, serenamente, decidendo in autonomia chi e perché vuole come rettore.

Stefano Allievi

“Il Mattino”, 19 maggio 2009, p. 1-12

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