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Berlusconi, odio seminato a piene mani

Berlusconi, odio seminato a piene mani

E’ una bruttissima Italia, quella che emerge dagli eventi di questi giorni, a partire dal ferimento del premier. Ma è uno specchio fedele dell’Italia che siamo. E che è opportuno guardare in faccia, con onesta inquietudine.

L’insensato attacco a Berlusconi si commenta da solo. Vile, oltre che violento; dannoso certo per i suoi effetti diretti, ma anche per l’umiliazione che sempre la brutalità produce nei confronti di chi la subisce. Giusto e doveroso quindi condannarlo con forza, da parte di tutti. L’aggressione a chi governa l’Italia è davvero, in questo senso, un’aggressione all’Italia: e la sua umiliazione è l’umiliazione e la degradazione di tutti. La solidarietà umana e istituzionale è dunque un dovere di chiunque abbia un minimo di coscienza civica. Virtù che purtroppo non abbonda nel Paese, a cominciare da chi lo rappresenta.

Ma l’oscena gazzarra che ne è seguita è uno spettacolo che ha superato ampiamente i limiti dell’indecenza. Da un lato la becera grettezza di chi inneggia all’aggressione e alla violenza. Chi si esalta, inveisce, e rilancia, con squallido humour, su facebook e nei bar: chi lo grida in pubblico, e chi si limita, sotto sotto, a godersela, perché l’umiliazione del potente è pur sempre uno spettacolo popolare. Dall’altro le reazioni ossessive dei fedelissimi: in politica e nei media.

La rappresentazione è sconcertante. Per la sproporzione degli eventi messi a confronto, tanto per cominciare. Si collega il fatto con l’attentato a Togliatti (a cui, dopo tutto, hanno sparato) o con l’assassinio di Rabin: mancano solo Gandhi e Luther King. E si evocano con leggerezza paragoni con gli anni di piombo e il terrorismo. Dimenticando che si è trattato del gesto isolato di uno psicolabile, e non del complotto organizzato di una qualsiasi opposizione. Ma anche per la sconsideratezza di chi si esercita nel cercare, con nome e cognome, presunti mandanti morali e materiali, offrendo all’ira popolare nuovi nemici da combattere.

Non è strano che nell’Italia di oggi ci siano contrasti, tensioni, opposizione. Fa parte del gioco politico, in cui i partiti sono per l’appunto questo: parti della società, in conflitto tra loro per idee e interessi da difendere. Quello che è desolante è che questo contrasto, di per sé fisiologico, sia così radicato nel ceto politico odierno (in gran parte composto da fedelissimi che devono tutto a chi li ha messi in lista, e non a chi li ha votati: servi sciocchi, quindi, più che statisti e uomini politici) da aver prodotto un’assuefazione verbale a qualsiasi insensatezza – tanto ha più spazio nei tg chi le spara più grosse.

Diciamolo onestamente: oggi si fa politica e si guadagna consenso demonizzando l’avversario e organizzando le rispettive tifoserie politiche, non certo progettando il futuro della società. In questo c’è chi si è mostrato maestro e ne ha guadagnato elettoralmente. Così come, se dovessimo pensare a quali sono i giornali che non solo per i contenuti (a cui, quanto a faziosità, contribuiscono quasi tutti), ma anche per lo stile si dimostrano faziosi, facendosene un vanto e rivendicandolo, oggi non penseremmo al Manifesto e all’Unità, ma piuttosto a Libero e al Giornale.

E allora forse chi grida ‘al lupo’ pensando all’odio degli altri dovrebbe pensare anche a chi lo ha seminato a piene mani in questi anni. Ne troverebbe ovunque. Solo questo potrebbe essere un passo avanti per dare uno sbocco positivo alla gravissima aggressione a Berlusconi: dando un contributo a migliorare il livello della vita politica, anziché contribuire forsennatamente, come sta accadendo in queste ore, ad abbassarlo ulteriormente.

Il “Mattino”, 16 dicembre 2009, p. 1-5

anche

La nuova Venezia e la Tribuna di Treviso

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L’odio senza colore di una brutta Italia, in “Il Piccolo”, 17 dicembre 2009, p. 1

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“Il messaggero” di Udine

Stefano Allievi

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