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Ma per il carroccio il crocifisso è un’arma

Ma per il carroccio il crocifisso è un’arma

Di lotta e di governo. Così si presenta la Lega nei confronti della Chiesa.

Da un lato le polemiche odierne del ministro Calderoli contro il cardinal Tettamanzi, reo di parlare un po’ troppo spesso di immigrati e rom: che si inseriscono in una lunga tradizione leghista, che ha sempre assimilato la Chiesa, in toto, a Roma ladrona. Le polemiche contro i ‘vescovoni’, come li ha chiamati più volte sprezzantemente Bossi, contro la Caritas, o contro le prese di posizione ecclesiali, specie sull’immigrazione ma non solo, non si contano, e fanno parte della storia culturale della Lega. Ne sono, anzi, la matrice, coerentemente reiterata nel tempo, di cui i riferimenti neo-pagani (dal dio Po ai matrimoni celtici) sono una costante platealmente sbandierata.

Anche le polemiche contro la chiesa ambrosiana sono del resto di vecchia data, risalendo ai tempi del cardinal Martini. La curia milanese è stata sempre un obiettivo prediletto: non amata dai leghisti, anche perché essa non ha mai fatto mistero di non amare la Lega, e gli egoismi che rappresenta. Peccato di lesa maestà doppiamente grave, essendo la diocesi ambrosiana anche la culla del leghismo e del suo capo indiscusso. Da qui battaglie politiche che assomigliano molto a tentativi di ingerenza, che a qualcuno hanno fatto ritornare in mente i tempi delle nomine vescovili caldeggiate dall’imperatore di turno: e oggi, non c’è dubbio, nel Nord comanda, sempre più, la Lega.

D’altra parte c’è anche una Lega alla disperata ricerca di benedizioni, se non di benemerenze, ecclesiali. E’ la Lega che difende il crocifisso – seppure considerato simbolo identitario e non religioso, e quindi più facilmente trasformabile in arma contundente – proponendone persino l’apposizione sulla bandiera nazionale (singolarmente proposta dall’ex-ministro Castelli, che di suo ha preferito sposarsi celticamente). Del ministro Zaia che al meeting di Rimini va a proporsi, e a proporre la Lega, come il vero bastione della cristianità e il nuovo interprete dello spirito crociato. Del ministro Calderoli, altro esponente leghista sposato celticamente, e del gran capo Bossi, in visita al patriarca Scola, primo alto esponente ecclesiale a riceverli (9 aprile), per un’ora e mezza di misteriosi colloqui, forse favoriti dalla comune origine lombarda e dalla strategica collocazione nel Nord. O dell’incontro ancora più autorevole con il cardinal Bagnasco (3 settembre): un quarto d’ora forse più simbolico che di contenuto, e probabilmente, almeno nel breve periodo, più utile alla Lega che alla Cei.

Incontri volti a proporre un improbabile volto conciliante e filo-clericale della Lega, ma anche, probabilmente, a tentare di suggellare un patto di egemonia culturale condivisa e non più concorrenziale su un Nord sempre più saldamente in mani leghiste, e il cui elettorato è in parte significativa cattolico.

Difficile intravedere gli scenari che questi tentativi mettono in luce.

Sul lato ecclesiale la Lega si manifesta boccone indigesto. Tanto che Bagnasco, nei mesi successivi all’incontro, non ha mancato di polemizzare duramente con la Lega, sulla questione della moschea genovese come sul caso Tettamanzi; e Scola è portatore di una visione del ‘meticciato delle culture’ molto più complessa e problematica, e certamente più ‘alta’, delle semplificazioni leghiste. La Lega di governo al Nord diventerà tuttavia un fatto compiuto sempre più difficile da ignorare, e si può presumere che questo porterà a una normalizzazione progressiva dei rapporti. Anche se si può ipotizzare che resteranno, nel mondo ecclesiale, tanto alla base quanto al vertice, forti sacche di resistenza culturale all’assalto leghista. Ma si sa: anche Mussolini aveva cominciato la sua carriera politica con infuocati comizi in favore dell’ateismo, intimando a Dio, se esisteva, di incenerirlo all’istante, e ha finito per firmare i Patti Lateranensi. La piroetta leghista dal folklore neo-celtico al bacio dell’anello cardinalizio non è, dopo tutto, più estrema.

Stefano Allievi

“Il Piccolo”, 11 dicembre 2009, p. 1-4

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