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PD-UDC in Regione oltre a un nome serve un progetto

La sfida tra Lega e PDL in Veneto avrà probabilmente come effetto collaterale quello di spingere i due partiti in una lotta all’ultima preferenza molto più aspra che in passato, di cui i cartelloni già in circolazione nelle strade del Veneto costituiscono un evidente esempio. L’aumentata concorrenza tra i due soggetti, pure alleati, potrebbe portare a un aumento complessivo dei voti nell’area di centro-destra, cui lo slancio leghista per la propria prima candidatura regionale di rilievo, che finirà per avere una importante valenza nazionale, farebbe da traino. Solo il timore di alcuni settori moderati della società che una regione a guida leghista finisca per accentuare una radicalizzazione del conflitto politico e sociale, si può pensare possa produrre un esito diverso.

Questo renderà la sfida del centro-sinistra, che già parte svantaggiato, ancora più complicata. Inevitabile e anzi doverosa, in questo quadro, l’alleanza con i centristi dell’UDC, che oltre a fare da serbatoio per il voto moderato potrebbe limitare una prevedibilmente piccola ma significativa emorragia di voti verso i nuovi soggetti politici moderati, che indebolirebbe ulteriormente la coalizione.

La questione del nome del candidato presidente si pone in questo quadro. Se il candidato UDC consentirebbe certamente di acquisire consensi al centro, potrebbe fare perdere alcuni voti, più vicini al PD, di coloro che credono più in un progetto alternativo che in una leadership capace di pescare in altri ambiti: e questo non tanto in direzione di altri partiti, ma dell’astensione e del non voto.

Detto questo, il nome del candidato presidente è solo una parte del problema, e forse non la più importante: certo, dovrà essere autorevole, ma che sia interno o esterno al PD è necessariamente frutto delle condizioni date per l’alleanza con altri soggetti. L’altra parte del problema sono il progetto e i candidati. E per progetto si intende quello di governo, ma anche il progetto politico più a lungo termine. Sulla base di esso occorre in ogni caso costruire una pattuglia di candidati competente e battagliera, in grado di esprimere, in caso di vittoria, una capacità di governo forte, dotata di una visione realistica e alternativa al tempo stesso; e, in caso di sconfitta – che in politica deve essere sempre considerata la base di partenza per una vittoria futura – una forte ed efficace opposizione, per poi candidarsi con serietà al governo della regione alle prossime elezioni.

Se questa è la posta in gioco, il PD in particolare dovrà essere capace di mostrare, con le proprie scelte sulle persone che comporranno le liste elettorali, in particolare tra quelle realmente eleggibili, e che realmente andrà a sostenere, una squadra all’altezza della sfida, composta da soggetti credibili, competenti e innovativi, capaci di parlare sia al proprio elettorato tradizionale sia a settori non già rappresentati e ad ambienti diversi dal proprio bacino di riferimento, con l’adeguata professionalità e il mandato esplicito di produrre un programma di governo regionale solido e alternativo, e nel caso di svolgere quell’opposizione forte e visibile, combattiva e creativa, che sola potrà consentire al PD di svolgere comunque un ruolo di rilievo, che possa portare frutti nel tempo.

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), PD-UDC in Regione oltre a un nome serve un progetto, in “Il Mattino”, 15 gennaio 2010, p. 8 (anche tribuna di treviso e nuova di venezia)

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