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Regionali. I programmi zero assoluto

Primi scampoli di campagna elettorale regionale. E prime tendenze visibili.

Candidata favorita, la Lega si comporta come da previsioni: pronta a incassare una vittoria al di là delle aspettative, in nome più della novità Zaia che della caratura dei suoi candidati o della forza dei suoi slogan, che in entrambi i casi non appare elevatissima. Un primo risultato del basso profilo e della moderazione prescelti per non sfigurare e non radicalizzare la campagna elettorale, si è già ottenuto: per ora almeno, su richiesta del caposquadra, i sindaci leghisti si stanno astenendo da ordinanze fantasiose e dichiarazioni barricadiere, trincerati in un innaturale silenzio. Ben sapendo che troppo roboanti sparate rischierebbero oggi di favorire più i suoi concorrenti del Pdl, che deve assolutamente superare e possibilmente di molto (la partita che si gioca, su questo, è nazionale), o al limite l’Udc alleata fino a queste settimane, che non gli oppositori del Pd.

In campo alleato, nel Popolo della Libertà, si sta verificando e rendendo visibile quello che tutti sapevano ma che nessuno osava dire: che l’unico collante tra ex-Forza Italia, ex-Alleanza Nazionale e battitori liberi era il potere, e concretamente la figura di Galan, più come foglia di fico che come garante. E lanciato lui verso altri lidi nazionali, dove non c’è pericolo che possa incidere davvero sugli equilibri locali, il Pdl si lacera in lotte intestine e personalismi del tutto privi di argomenti, acquisendo visibilità mediatica soprattutto per le guerre fratricide che stanno dilaniando il partito, o ciò che dovrebbe assomigliargli.

Il Partito Democratico, dopo la figuraccia causata dalle esitazioni e dai balbettii degli inizi, quando non riusciva a trovare un candidato, estenuato dai minuetti con l’Udc, che come una damigella leziosa ha tanto brigato per farsi invitare alle danze per poi lasciare i corteggiatori con il carnet dei turni di ballo in mano, ha recuperato credibilità con il ticket Bortolussi-Puppato, che garantisce elettorati diversi e una pesca sia esterna che interna. Ma sa che il vento non spira dalla sua parte, e almeno a Padova si prepara a una resa dei conti interna per il dopo elezioni, con la rivolta dell’Alta e della Bassa, come al solito escluse da una città pigliatutto, in termini di candidati.

All’Udc, come diceva una vecchia pubblicità, basta la parola. Le basta esistere per acquisire la propria rendita di posizione, come mostra l’attrazione fatale dei pianeti piccoli e piccolissimi che fanno a gara per entrare nella sua pur non fortissima orbita gravitazionale. Ma, per come si prospettano le cose, il suo ruolo non sarà cruciale nel determinare gli equilibri del potere regionale.

Grandi assenti per tutti, per ora: i programmi. La Lega sembra pensare che il suo programma sia la faccia di Zaia, e probabilmente è vero: anche se, a onor del vero, ha fatto lo sforzo di elaborarne uno (ma chissà se sarà pro o contro il nucleare in Veneto, per dire). Il Pd comincia appena ad articolare il suo: quello di partito, se non quello di coalizione. L’Udc faticherà non poco a inventarsene uno che sia credibile, distante ma non troppo dal suo programma di governo fino ad oggi. Mentre quello del Pdl sembra il più lontano di tutti: non avendone avuto bisogno quando governava, non sembra convintissimo di doverne presentare uno oggi, visto che sarà l’alleato leghista ad avere le responsabilità maggiori.

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), Regionali. I programmi zero assoluto, in “Il Mattino”, 3 febbraio 2010, pp. 1-8 (anche la nuova venezia e la tribuna di treviso)

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