stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Ritratto della peggior Italia (scandali protezione civile)

La palude melmosa in cui si sta trasformando la success story di Guido Bertolaso e della sua creatura, la amata e odiata Protezione civile, è di per sé una parabola civile che andrebbe meditata. Già il fatto che una meritoria istituzione pubblica, in cui il volontariato di molti italiani dà il meglio di sé, stesse per trasformarsi in SpA, è una inquietante metafora del nostro tempo. Ma la storia che emerge non è una storia nuova.

Gli intrecci tra politica e affari, e tra malapolitica e malaffare, che anche questa storia ci mostra, sono in continuità con troppe altre storie del passato. E le intercettazioni ricordano quelle tra i furbetti del quartierino, e tante altre inchieste di questa Italia triste e vilipesa. Linguaggio da caserma, favori sessuali, allusioni, parolacce, meschinità e postulanti, ‘nani e ballerine’ e tanti altri grotteschi personaggi dell’arte, e poi soldi, tanti soldi, naturalmente pubblici, e tanta fame di arraffarli: tanti, maledetti e subito. Fino alla parodia del ‘tengo famiglia’ fatto di stipendi stratosferici dati ad ‘apprendisti’ inutili e incapaci ma opportunamente ‘figli di’, e la presenza di ingombranti cognati: mancano, per ora, le mogli devote e le madri protettive, ma non disperiamo.

Non è un’Italia nuova, quella che emerge da questo triste affaire: è l’Italia eterna e peggiore. Una società immobile, in cui le cricche al potere sono sempre quelle, gli uomini che decidono sempre gli stessi, gli intrecci e gli affari sempre i soliti, e solita la modalità di condurli. Ma con un peggioramento sostanziale. In passato c’è stata almeno la scusa di chi ‘rubava per il partito’, e il problema del finanziamento dei costi della politica, con lo scambio tra favori e tangenti, era posto come tale. E pur essendo diventato sistema, era considerato patologia.

Oggi questo andazzo è diventato fisiologia. Nessuno si scandalizza più, e in meno c’è anche la giustificazione politica, i valori alti che nascondono la bassa pratica amministrativa. Tutto si fa solo per denaro, e senza scuse ulteriori, senza alibi. In maniera impudica e perfino naif. Perché così va il mondo e non c’è alternativa.

Che cosa emerge, e che cosa colpire, allora? Innanzitutto un mondo di imprenditori malato e incapace. Troppo collegato alla politica per essere sano e capace di competere, e del tutto privo di scrupoli: le cui modalità da assalto alla diligenza e la totale mancanza di responsabilità e di etica sono un tutt’uno (e ci piacerebbe sentire da parte di Confindustria un po’ più di indignazione nei confronti di questa bella gente, e non solo dei politici, bersaglio facile, dopo tutto). Con loro una politica fatta da persone che di collettivo, prima di entrare in politica, non hanno mai fatto nemmeno una riunione di condominio (abitano in villa, del resto), e ignare quindi perfino del vocabolario del ‘bene comune’, oltre che delle prassi, e magari delle lungaggini, del metodo democratico, del bilanciamento dei poteri e dei controlli reciproci. E’ indicativo che l’intreccio tra i due, e la comune filosofia di vita, siano così bene esemplificati dai loro luoghi di incontro, i tennis club e gli sport village che sono diventati le nuove agorà della decisione pubblica.

Da tutto questo emerge un mondo che una vecchia folgorante espressione di Galbraith definiva “ricchezza privata nel pubblico squallore”. Con l’aggravante che anche la ricchezza privata è finanziata con soldi pubblici. Come uscirne, non è ricetta facile. Occorre certo un nuovo sussulto morale e di dignità cittadina, simile a quello visto nel periodo di Tangentopoli. E un ricambio forte in politica e nelle élite dominanti, ormai sempre più simili a cricche incistate nel potere, avvitate sulle rispettive poltrone: quel ricambio che il ceto politico ci impedisce togliendoci il diritto al voto di preferenza, e l’imprenditoria non forza per proprio interesse e ignavia. Poi, certo, nemmeno questo probabilmente basterebbe. Non è detto che il ricambio, che è di mentalità oltre che di persone, il popolo italiano, pur subendone le conseguenze, lo voglia davvero. Certamente non lo vuole chi lo rappresenta, o dice di farlo.

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), Ritratto della peggior Italia (scandali protezione civile), in “Il Piccolo”, 17 febbraio 2010, pp. 1-6

Leave a Comment