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Il potere delle leggi e quello del padrone. Capire l’Italia con Rousseau

Rousseau e l’Egoarca: Su intercettazioni e dintorni

“Il più forte non è mai abbastanza forte da esser sempre il padrone, finché non trasforma la sua forza in diritto e l’obbedienza in dovere” (Rousseau). Ecco spiegata l’enfasi sulle leggi ad personam e ad pecuniam. E la necessità di inchiodare un paese travolto da un dissesto economico e finanziario e da una bancarotta morale di cui non abbiamo ancora visto il peggio (e, letteralmente, non lo vedremo, perché non ce lo faranno vedere) alle leggi sulle intercettazioni telefoniche.

Capita, alle volte, di riprendere in mano un autore del passato, e di ritrovarsi immersi nell’attualità più scottante. E’ quello che mi è capitato nei giorni scorsi col vecchio Rousseau: che, duecentocinquant’anni dopo aver scritto i suoi libri più noti, scopro descrivere non la Svizzera o la Francia di allora, ma l’Italia di oggi. L’Italia che nel momento in cui taglia ulteriormente le risorse e i servizi ai cittadini e dunque anche le loro libertà, produce riforme che impediscono a quegli stessi cittadini di sapere cosa fanno coloro che danneggiano e umiliano il paese e le sue regole in nome della privacy di governanti e delinquenti, approfittatori e accaparratori, mafiosi e trafficanti, corrotti e corruttori (quando non sono, se non la stessa persona, lo stesso ceto e lo stesso coacervo di interessi). L’Italia in cui l’Egoarca ci costringe a dibattere di intercettazioni e riprese video, come se fossero la principale urgenza del paese, solo perché è rimasta l’unica via attraverso cui lui e la sua corte sono stati messi in qualche modo alla berlina, o còlti in atti e parole moralmente discutibili o francamente illegali. Questo mentre i cittadini vedono assottigliarsi giorno dopo giorno i servizi cui avrebbero diritto, i comuni affogano in incomprensibili patti di stabilità che ne uccidono la possibilità non solo di spesa, ma di governo: e gli uni e gli altri restano senza parole, anche senza bavaglio alle intercettazioni, senza risorse e con sempre meno libertà.

Sembra di rileggere un’altra memorabile frase del nostro Jean-Jacques: “Voi avete bisogno di me, perché io sono ricco e voi siete poveri; facciamo dunque un accordo tra di noi. Io permetterò che voi abbiate l’onore di servirmi, a condizione che voi mi diate il poco che vi resta, per la pena che io mi prenderò di comandarvi”. O altrove, ancora più radicalmente: “Di fatto le leggi sono sempre utili a quelli che possiedono e nocive a quelli che non hanno niente” – almeno quando la volontà dell’Egoarca è così radicalmente lontana da quella dei sudditi, e la sua bulimia di potere, e il suo desiderio di sfuggire qualunque controllo, incluso quello della Costituzione, che non a caso gli sta stretta, non conosce limiti.

E’ in questi casi che si scopre come la democrazia – che resta sempre, come diceva Churchill, “il peggiore dei sistemi possibili, ma non ne conosco uno migliore” – possa diventare quel perverso meccanismo per cui detenere il potere politico è detenere il mezzo per travestire un interesse particolare da interesse generale. Ottenendo, nelle parole di Rousseau, questo splendido risultato: “Quanto a voi, popoli moderni, voi non avete schiavi, ma lo siete”. O lo state diventando. Perché “un popolo libero obbedisce ma non serve; ha dei capi, ma non dei padroni; obbedisce alle leggi, ma solo alle leggi; ed è in virtù delle leggi che non diventa servo degli uomini”. Se non c’è, tuttavia, la scellerata collaborazione di chi le leggi le fa (o nemmeno più quello: si limita a votarle) secondo le necessità dell’Egoarca, perché invece che rappresentante del popolo, grazie a un sistema che nessuno stranamente sente l’urgenza di cambiare, è un cortigiano che deve la sua fortuna alle grazie capricciose del sovrano. E dal quale quindi non ci aspettiamo alcun sussulto di dignità.

Stefano Allievi

24 Allievi S. (2010), Il potere delle leggi e quello del padrone. Capire l’Italia con Rousseau, in “Il Piccolo”, 10 giugno 2010, pp. 1-2 (anche su Messaggero Veneto, Italia ad personam. Le urgenze sono altre, pp.1-2). Anche in Allievi S. (2010), Diritto della forza, dovere dell’obbedienza. Quante leggi ad personam e ad pecuniam, in “Il Mattino”, 11 giugno 2010, pp. 1-4 (anche ‘La Nuova di Venezia’ e ‘La Tribuna di Treviso’)

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