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Stakanovisti del bla bla

Governo tecnico, di salute pubblica, balneare. Eccezionale, di unità nazionale, istituzionale. Di transizione, di emergenza, di responsabilità nazionale. Di larghe intese o di stretti orizzonti. Per cambiare due o tre cose perché nulla cambi, o nessuna tanto fa lo stesso. Patto di legislatura o accordo di programma. E poi il girotondo dei nomi, lanciati nell’aere prima ancora che vengano informati i diretti interessati: Monti, Tremonti o Montezemolo. O altro presunto tecnico di turno. Tanto, anche qui, fa lo stesso: è solo un gioco.

Il primo accenno di crisi è sempre propizio ai dichiarazionisti: tanto più se siamo d’estate e i giornali, gossip, traffico e caldo a parte, hanno poco o nulla da scrivere. Anche il dichiarazionista del resto è animale stagionale. Riposa quando ci sarebbe da lavorare, ma è pronto a scattare con la sua formula magica quando non c’è assolutamente nulla da fare. E soprattutto nulla che possa fare lui, dato che la soluzione è fuori dalla sua portata.

Di solito i dichiarazionisti sono oligarchi, ex-oligarchi o aspiranti oligarchi dei vari partiti: più facilmente di opposizione, o di minoranze insoddisfatte interne alla maggioranza, dato che le maggioranze sono impegnate a tenersi strette carriere e poltrone, vitalizi e prebende, e quindi hanno interesse a non cambiare nulla. Il loro scopo non è dire o tanto meno fare qualcosa, ma far vedere che esistono. Per questo si gingillano a immaginare scenari, che è pur sempre meno faticoso che impegnarsi a costruirli.

L’impegno del dichiarazionista del resto non è gravoso: sa che la decisione non è in mano sua, ma dichiarando a destra e a manca da’ a vedere di contare qualcosa, grazie alla complicità del giornalista, che dando spazio al dichiarazionista a sua volta da’ a vedere di saperne molto di più, quanto a retroscena e complotti, di quanto in realtà non ne sappia. E così, con poca spesa, la dichiarazione da’ una buona resa.

Di concreto, dietro tanto dichiarare, qualcosa c’è: ma ha più a che fare con l’economia domestica che con la politica. Sono i ribaltoni e i cambi di casacche, i traditori e i venditori, i transfughi e i trasformisti. I parlamentari in vendita, in affitto o in leasing, riciclati, dismessi o pronti all’incasso: i camaleonti, insomma. Che cercano di capire cosa lucrare in proprio dallo sfacelo generale.

Il resto sono solo parole. Che, come al solito, mostrano come la situazione sia tragica, ma non seria. Perché, dopo tutto, dichiarazionisti e camaleonti – quando non sono la stessa persona – sanno benissimo che la decisione, per ora, è ancora in mano a una sola persona, o al massimo due o tre: il Cavaliere, forse il Lumbard, e l’imponderabile, il destino, o Dio, se avesse voglia di occuparsi di queste mestizie.

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), Stakanovisti del bla bla, in “Il Piccolo”, 6 agosto 2010, pp. 1-2 (anche su messaggero veneto Animali di stagione: I dichiarazionisti)

anche come Allievi S. (2010), Crisi politica e camaleonti di stagione, in “Il Mattino”, 24 agosto 2010, pp. 1-4 (anche la nuova di venezia e la tribuna di treviso)

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