stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Il nuovo Ulivo non basta, serve una via d’uscita

L’opposizione, finalmente, ha battuto un colpo. Di fronte a una evidente crisi politica e prima ancora morale, in cui tra primi ministri, ministri e coordinatori del principale partito di maggioranza, si è visto in questo scorcio d’estate di tutto e di più (avvitamento del sistema di potere su se stesso, invischiamento nel malaffare, sordide clientele, uso delle risorse pubbliche per fini di arricchimento personale), il principale partito di opposizione si è svegliato dal letargo, ricordandosi di non lasciare il mestiere solo a Fini (che dopo tutto vota con la maggioranza) e a Famiglia Cristiana. E di fronte al vecchio che marcisce e va in cancrena, trascinando il Paese nella sua stessa decadenza, il nuovo che avanza ha finalmente partorito la soluzione: il Nuovo Ulivo, con la maiuscola…

La sostanza è giusta, ci mancherebbe: unire le forze di opposizione per uscire dalla deriva plebiscitaria sudamericana verso cui siamo incamminati, fare una decente riforma elettorale che riconsegni il diritto di voto agli elettori, e poi occuparsi finalmente dei problemi del Paese. La formula non potrebbe invece essere più triste e inadeguata. Viene da piangere, più che da sbadigliare, di fronte a tanto politichese, a tanta incapacità comunicativa, a tante formule per addetti ai lavori, che sono la misura esatta di altrettanta distanza dal paese reale. E l’esagerato e spesso finto entusiasmo con cui il messaggio è stato accolto dalla nomenclatura del PD, quasi fosse la parola profetica di un oracolo, o il risveglio del leone addormentato, o la tromba dell’ “arrivano i nostri”, è la conferma di questo distacco, e allo stesso tempo il segnale di come di una parola e di un’azione decisa ci sia un tragico bisogno.

Fa impressione, però, l’immediato avvitarsi del dibattito interno che è scattato, come un riflesso condizionato, intorno alle solite facce. Quelle dei burosauri del partito, che dal Pleistocene si risvegliano per dire la loro a questo o a quel giornale, e come vecchie dive dal glorioso passato conquistano un’altra effimera passerella nell’illusione di ritrovare un ruolo, senza rendersi conto che trasmettono irrimediabilmente la sensazione di una stagione oramai tramontata. Lo stesso richiamo all’Ulivo – una stagione anche esaltante di tentativi riformisti, mai veramente digerita da una parte di quella stessa nomenclatura che oggi la ripropone, e soprattutto miseramente finita nelle faide interne che hanno riconsegnato il Paese a Berlusconi – oggi per lo più fa l’effetto di quei soprammobili che rappresentano un caro ricordo ma di cui, senza avere il coraggio di buttarli via, non si sa bene cosa fare.

Detto questo, è più che urgente rimboccarsi le maniche per costruire una opposizione adeguata alla tragedia – travestita da farsa ma non per questo meno grave – che stiamo vivendo, e una alternativa percorribile all’implosione incontrollata che ci aspetta con l’attuale classe dirigente. Perché c’è il bisogno vitale di dare una svolta al Paese, o almeno il barlume di una speranza: prima che ci si spenga nella rassegnazione, e la palude ci inghiotta. Per cui, per favore, basta discutere: e dateci l’opposizione che ci serve. Perché non è solo la Prima Repubblica che è morta; anche la Seconda è purulenta e agonizzante. E abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia intravedere la Terza. O una via d’uscita purchessia…

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), Il nuovo Ulivo non basta, serve una via d’uscita, in “Il Piccolo”, 1 settembre 2010, pp. 1-2

anche come Allievi S. (2010), Nuovo Ulivo: serve la svolta, basta discorsi, in “Il Mattino”, 7 settembre 2010, pp. 1-5 (anche la nuova di venezia e la tribuna di treviso)

Leave a Comment