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In Italia la famiglia è aiutata soltanto a parole

In questo paese la famiglia non è una risorsa, e nemmeno un problema: è una retorica. Ci si fanno family day e conferenze programmatiche: e, concretamente, la si uccide. Non c’è paese dove se ne parli così tanto, e dove si faccia così poco per essa.

E’ il caso allora di ribadire qualche dato fondamentale. Questo paese sta vivendo una transizione demografica epocale, che ne fa quello con la minor natalità al mondo! Possibile che non si capisca che è una priorità politica dalle conseguenze devastanti? L’invecchiamento della popolazione fa sì che le persone che vivono più a lungo chiedano più risorse, di sanità e di cura, e ricevano pensioni sempre più a lungo. Mentre i giovani sanno già oggi che non avranno mai quanto ai loro genitori è stato garantito, e che loro devono mantenere: perché ci saranno sempre più pensionati rispetto ai lavoratori. Un’altra conseguenza del calo demografico, è che, piaccia o meno, occorre più immigrazione per tenere in piedi il sistema. Ma anche l’immigrazione e l’integrazione hanno dei costi sociali, per non parlare delle trasformazioni culturali e di lungo termine che producono: una società che si pone questi problemi dovrebbe fare infinitamente di più per le famiglie e la natalità.

Al di là dei dati economici e demografici, le famiglie sono una rete di relazione, di solidarietà, che rende meno soli, meno alienati, che produce gratis controllo sociale (senza telecamere e pattuglie di polizia), che fornisce gratis modelli educativi (al di là e con più forza della scuola e delle stesse religioni che la difendono), che produce quotidianamente e gratis sostegno ai più deboli (in una società che li ha dimenticati e non se ne occupa), che insegna senza nemmeno accorgersene e perché costretta dalle risorse limitate solidarietà e condivisione (è il significato della parola fraternità, che non a caso si sta dimenticando, in una società di figli unici). E’ una risorsa concreta e un modo di pensare il mondo, quindi, che si va perdendo se non lo si sostiene. E le cui conseguenze sono devastanti per la società nel suo complesso: che diventa più chiusa, più egoista, meno solidale, più impaurita, meno capace di guardare al futuro e quindi di inventare, di creare, di investire energia (non lo si fa, se la società è più vecchia e ha più passato da rimpiangere che futuro da sperare).

Ecco perché bisogna far diventare la famiglia una priorità. Detassando, defiscalizzando famiglie e figli, e investendo in welfare: asili, risorse sociali, assistenza per i più deboli e i non autosufficienti. La destra deve quindi uscire dal predicare bene e razzolare male (il taglio delle risorse ai comuni si sta scaricando interamente sulle famiglie e i soggetti deboli) e dalla retorica familista priva di conseguenze, su cui tanta responsabilità ha anche il mondo cattolico: riconoscendo laicamente che esistono oggi modelli familiari al plurale, che includono famiglie monogenitoriali, separate, divorziate, ricomposte, di fatto – e sostenendoli tutti. La sinistra deve uscire dalla subalternità alle logiche marginali: per cui si sostengono giustamente i diritti di gruppi minoritari (coppie di fatto e omosessuali, ad esempio), ma assurdamente in contrapposizione ai diritti della grande maggioranza di famiglie oggi tragicamente in difficoltà.

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), In Italia la famiglia è aiutata soltanto a parole, in “Il Mattino”, 29 novembre 2010, p. 5 (anche “La Nuova di Venezia”, pp. 1-5, “La Tribuna di Treviso”, pp. 1-5)

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