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Su Saviano Maroni ha ragione

La trasmissione di Fazio e Saviano è un grande e meritato successo. E un bellissimo segnale, che mostra come sempre più italiani siano arcistufi del modello sottoculturale imposto con la nascita dell’era televisiva berlusconiana delle tv commerciali, e dominante oggi anche alla Rai. Un modello fatto di contenuti inesistenti, informazione controllata o ridotta a un inutile e irrilevante cicaleccio, e sostanziale censura non solo a questo o quel personaggio, ma alla cultura, alla riflessione e all’approfondimento in quanto tali.

Detto questo, se il monologo di Saviano sulla ‘ndrangheta era interessante e legittimo, l’accenno a una sorta di legame organico tra ‘ndrangheta e Lega è semplicemente insostenibile. Non c’è dubbio che mafia, camorra e ‘ndrangheta, ovunque, si rapportano con chi detiene il potere e i soldi, e si infiltrano quindi nelle istituzioni, nei partiti e nei luoghi dove si prendono le decisioni che contano. Non c’è alcun dubbio nemmeno che il ministro Maroni sia della Lega, e che le sue azioni e opinioni, in altri ambiti legittimamente discutibili, testimoniano di una azione di contrasto alla criminalità organizzata ferma, determinata ed efficace. La semplice coincidenza delle polemiche con Saviano con l’arresto del boss Iovine è lì a testimoniarlo.

Saviano, nel tirare in ballo la Lega, ha usato un metodo allusivo, e notevolmente strumentale. Non solo: l’intervista successiva con cui, solo perché Maroni ha chiesto a Saviano di ripetere le sue parole guardandolo negli occhi, ha avanzato un incauto e offensivo accostamento con il boss Sandokan che ha usato frase analoga nei suoi confronti, testimonia di questa modalità obliqua, e anche di una dose francamente fastidiosa di vittimismo narcisistico. In questo senso Maroni ha un sacrosanto diritto di replica. Che non dovrebbe essere imposta dalla dirigenza Rai: dovrebbe essere, naturalmente e semplicemente, l’ovvia decisione degli autori del programma di ospitarlo nella prossima puntata. Saviano ha detto molte cose giuste e ha fatto un errore: lo si ammetta, si dia un legittimo diritto di replica, e si chiuda lì. In fondo, sulle mafie, Maroni e Saviano sono dalla stessa parte e fanno lo stesso mestiere: alleati quindi, non nemici.

Un accenno merita invece la squallida strumentalizzazione politica, da ambo le parti, che al caso è seguita. A destra abbiamo infatti una offensiva campagna denigratoria nei confronti di Saviano. A sinistra un aprioristico e molto retorico (pensiamo alle roboanti parole di Di Pietro) schieramento in difesa di Saviano, solo perché ha attaccato la Lega: senza accorgersi che in realtà questa polemica anche politicamente sarà un boomerang, che farà meglio risaltare il merito del lavoro di Maroni in questo ambito.

Basta. Così come siamo arcistufi della tv senza contenuti e senza qualità, siamo arcistufi anche di una politica capace solo di strumentalità e parzialità sempre e comunque, e di ipocrisia dappertutto. Per una volta, si faccia uso di buon senso e di ragionevolezza.

Stefano Allievi

Allievi S. (2010), Su Saviano Maroni ha ragione”, in “Il Mattino”, 19 novembre 2010, pp. 1-4 (anche “La Nuova di Venezia” Mafie, anche Maroni va ascoltato, “La Tribuna di Treviso” Mafie, Maroni ha ragione e “Il Piccolo” Ma stavolta Saviano ha sbagliato)

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