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Berlusconi: perché l’etica privata c’entra con la vita pubblica

L’imbarazzante sequenza di rivelazioni più o meno piccanti sulla vita privata di Berlusconi si fa sempre più serrata. L’aspetto moralistico è quello su cui maggiormente è focalizzata l’attenzione pubblica, ma ci sembra il meno interessante.

Più che sui fatti personali può essere interessante trarre qualche conclusione sugli effetti pubblici della discutibile morale privata su cui si fonda questa vicenda, in ogni caso triste per gli effetti a valanga che ha ed avrà sul livello di tensione morale, già scarso, e sulla reputazione internazionale del Paese.

Sul piano del decadimento morale del paese, le conseguenze sono ovvie, anche se questo ennesimo scandalo ne è solo un esempio tra tanti, non l’origine. Tra le altre, l’accettazione e la diffusione dei capricci del capo come norma e come esempio – in altre parole, il servilismo come prassi e modo per fare carriera, riuscendoci. O la ‘velinizzazione’ della politica. Non solo sul piano estetico – più donne e più belle in politica – ma sul piano dei contenuti: fare ciò che dice chi paga, qualunque cosa sia, anche lo scambio più volgare, purchè si salvino le apparenze. In questo senso ci pare che questa morale sia molto meglio interpretata dagli uomini che circondano il capo, le cui carriere sono state legate all’unico merito della fedeltà cieca e assoluta al capo e all’asservimento ai suoi voleri, che non dalle donne. La predisposizione e il voto delle leggi ad personam per difendere Berlusconi dalla magistratura, cedendo senza fiatare il proprio onore e la propria anima, sono forme di prostituzione assai più gravi della cessione del proprio corpo di una escort che non ha responsabilità pubbliche. E proporre carriere politiche alle animatrici dei festini del capo – e accettarle, da parte dei maggiorenti del partito (memorabile in questa chiave la frase di un coordinatore del Pdl a un escluso eccellente che si lamentava di non essere stato ricandidato: “tu c’hai le poppe?”) – è assai più grave che sperarci, da parte delle animatrici in questione.

Sul piano internazionale, le conseguenze sono ovvie. La considerazione di cui godono il Paese e il suo leader sono in continua discesa, e siamo lontani dal livello più basso. Un fatto che dovrebbe stare a cuore anche alle nostre imprese, così premurose nel loro sostegno al leader.

Sul piano interno, non è altro che l’ennesimo vortice di una spirale discendente che non accenna ad arrestarsi. E che le denunce della casta non riescono a far diventare un circolo virtuoso: quasi ci si fosse assuefatti al peggio. Del resto, metà del paese è con lui, e non pronuncerà alcuna condanna: anche perché non desidererebbe altro che essere al suo posto.

Il controllo assoluto del destino politico dei suoi, e l’assenza completa di democrazia nel partito di cui è leader, fa di Berlusconi un leader di partito solidissimo. La sua corte non avrà il coraggio, come non l’ha avuto finora, di contraddirlo. Il bisogno di mantenere il potere da parte di Berlusconi, per continuare a posporre i suoi guai giudiziari, per controllare l’informazione pubblica, e anche, molto umanamente, per darsi l’illusione di controllare lui gli eventi, anziché essere succube di essi, è quasi assoluto. E allora, a meno di fatti imprevedibili, è facile ipotizzare una legislatura lunga e umiliante, segnata da uno stillicidio di rivelazioni, sempre più infime e tristi – che possiamo immaginare più frequenti man mano che si accelereranno le tappe di un divorzio che non potrà certo rimanere vicenda privata – con un potere sempre solido e tuttavia fortemente indebolito, che lascerà alla fine l’Italia, sempre che regga economicamente, in pietose condizioni politiche e in una devastante situazione della morale pubblica, più bassa ancora rispetto ai tempi di Tangentopoli.

Un paese che avrà ulteriormente perduto il suo rango, depresso economicamente e moralmente, e retrocesso agli occhi della pubblica opinione internazionale. In condizioni più difficili, quindi, e comparativamente peggiori, di quando Berlusconi l’ha preso in mano.

L’era berlusconiana, nata in un tripudio di speranze e ottimismo, finirà male, dunque. Ma dovremo assaporarla fino alla fine.

p.s. Le frasi che precedono sono tratte da un articolo pubblicato sul Mattino il 24 luglio 2009, un anno e mezzo fa. Eppure avrebbero potuto essere state scritte ieri. La tragedia del Paese è tutta qui.

Stefano Allievi

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