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Sommersi dal mare nostrum

L’irrilevanza italiana nel Mediterraneo

Lo chiamavamo mare nostrum. Ma era tanto tempo fa… Oggi è lo specchio dell’irrilevanza italiana.

Da quando è scoppiata la crisi tunisina – un fatto storico che, con un travolgente effetto domino, sta cambiando per sempre il mondo arabo e i rapporti euro-mediterranei, dal Marocco alla Siria – l’Italia è entrata in contraddizione con se stessa. Da un lato la geografia, che ne fa un ponte attraverso il Mediterraneo, e quindi la geo-politica e la storia, che dovrebbe farne un luogo naturale e culturale di incontro tra l’Africa e l’Europa. Dall’altro la realpolitik, che al contrario mostra una volta di più l’inesistenza dell’Italia. Se oggi cancellassimo lo stivale dalla carta geografica del Mediterraneo, dal punto di vista dei rapporti di forza, della capacità strategica e dell’immaginazione politica, non cambierebbe assolutamente nulla. Conterebbero altri paesi: gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna, persino la Germania che non ha accettato di far parte della coalizione militare intervenuta in Libia (mentre l’Italia sì: ma poi con la Merkel si discute, con Berlusconi il silente no), e poi la Turchia, alcuni Paesi arabi, l’Iran, Israele…

Come è potuto succedere? Conta la mancanza di cultura politica internazionale, e probabilmente di cultura tout court. L’Italia, che aveva fino al secondo dopoguerra una grande tradizione orientalistica, che vuol dire di studio e riflessione sul mondo arabo e musulmano, non ce l’ha più. Il fascismo, per dire, aveva fondato l’Istituto per l’Oriente, per dare una base solida alle sue imprese coloniali: la repubblica l’ha lasciato morire. La Francia, al contrario, ha creato e potenziato una rete di istituti di ricerca in tutto il Maghreb e il Machrek, dove si formano i giovani accademici delle due sponde ma alle cui informazioni ricorrono anche i diplomatici e i militari transalpini. Gran Bretagna, Francia e Germania hanno inoltre imparato ad usare le elites arabe e gli stessi esuli politici che da loro vivono come referenti, collaboratori, costruttori di relazioni, fonti di informazione e strumenti di azione. Noi, a seguito di una ossessiva campagna di demonizzazione dell’immigrazione tutta, incapace di distinguere ciò che è utile e ciò che non lo è, non sappiamo usare queste risorse, e anzi le umiliamo.

A questo aggiungiamo l’insipienza di chi ha in mano la politica estera del nostro Paese. Che non ne ha azzeccata una: sostenendo Ben Ali quando già era crollato, dando la mano a Mubarak quando già l’avevano abbandonato anche gli americani, proponendo a modello Gheddafi quando già gli inglesi e i francesi stavano trattando con i suoi oppositori e lo stesso mondo arabo l’aveva da tempo scaricato, e andando poi a traino degli alleati senza esserne convinti e senza volerlo, con la consueta mancanza di autonomia e di pensiero strategico.

Il risultato? Che quel Mediterraneo che è la nostra storia e la nostra cultura – che il padanismo culturale ignora e del cui rifiuto non comprende le conseguenze – quel ‘continente liquido’ come lo chiamava lo storico Braudel, sta rapidamente emergendo come luogo strategico globale nello stesso momento in cui l’Italia l’ha culturalmente dimenticato e politicamente non capito, correndo concretamente il rischio di restarne sommersa, trasformando un’occasione storica in una sconfitta epocale.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), Sommersi dal mare nostrum, in “Il Piccolo”, 30 marzo 2011, p. 1 (anche in “Il Mattino”, 2 aprile 2011, pp. 1-9)

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