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L’era digitale e il libro del mondo

Un Festival della Comunicazione è occasione per riflettere su molte cose. A cominciare dai mezzi attraverso cui ci rapportiamo con il mondo.

Per la mia generazione, quelli di mezzo secolo o più, la lettura è stata un dato di scoperta e di apertura al mondo indispensabile. Certo, siamo stati anche la generazione che ha scoperto o ritrovato la soggettività individuale e collettiva, il diritto ai diritti, l’importanza delle relazioni costruite nell’impegno politico e sociale. Ma poi, alla fine, era la lettura che sostanziava anche queste esperienze, e ne costituiva il tramite. Più o meno come chi, salito sul treno, fa l’esperienza del viaggio, e guarda dal finestrino; poi, apre un libro, si immerge nella sua lettura, aprendo una diversa finestra sul mondo, facendo un altro viaggio.

Per chi oggi ha meno di vent’anni, per i nativi digitali, la lettura è competenza accessoria, nella sua modalità tradizionale. La modalità standard per accedere ad altri mondi non è aprire un libro; è accendere il computer, navigare su google e collegarsi ai social network. Da qui si passa a leggere (i messaggi altrui, i link a cui ci rimandano), ma anche vedere e sentire (magari via you tube), attraverso un’esperienza sensorialmente più avvincente, coinvolgente e convincente. Talvolta il rinvio è a un libro, o a una sua citazione, incrociata tangenzialmente, attraverso i meccanismi dell’ipertesto e dei link. Detto questo, si leggono anche libri, anche se meno di noi che non avevamo questi altri media a disposizione.

Le forme digitali di accesso al mondo della conoscenza hanno tuttavia qualcosa in comune con la forma letteraria del romanzo: il recupero della dimensione narrativa della vita, la scoperta del bisogno di raccontare e raccontarsi. Nei media digitali e nei social networks ci si apre maggiormente all’esperienza e all’interazione. Che diventa, per l’appunto, un diverso modo di leggere il mondo.

Come noto, l’invenzione di ogni nuovo medium e di ogni nuova tecnica conoscitiva, che per gli apocalittici è sempre stato il preludio alla scomparsa delle precedenti, nella maggior parte dei casi ha portato alla loro somma e quindi a un pluralismo sempre maggiore dei media, non alla loro sostituzione. Il giornale non ha ucciso il libro, la radio non ha ucciso il giornale, la televisione non ha ucciso la radio, il computer non ha sostituito nessuno dei precedenti, cominciando semmai a incorporarli. Libro incluso. L’ultima invenzione è infatti quella che ci consente di leggere i libri in formato elettronico, ma in maniera portatile, proprio come un libro: stoccandone in tasca, con un ingombro minimo, quanti vogliamo, e a un costo ridotto. E oltre tutto ogni sottolineatura elettronica o commento a margine rimane in memoria per sempre. Questo non fa di noi dei sapienti, se questo sapere non è introiettato e ruminato a lungo, ma degli utilizzatori più leggeri e felici sì.

Non ha senso quindi piangere, peraltro prematuramente, la scomparsa del leggere come noi l’abbiamo conosciuto. Ci sono altri modi di leggere il libro del mondo. Che possono aiutarci, oltre tutto, a leggere meglio i libri sul mondo.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), L’era digitale e il libro del mondo, in “Il Mattino”, 3 giugno 2011, pp. 1-21

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