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Referendum. Ha vinto la democrazia, hanno perso i partiti

Ha vinto la democrazia, hanno perso i partiti. La grande partecipazione ai referendum e il raggiungimento del quorum in tutti i quesiti, è uno straordinario segnale di ritorno della partecipazione civica, popolare, di massa. E sui contenuti, non sugli schieramenti ideologici.

Tutto era stato fatto perché questo non accadesse. I leader dei partiti di centro-destra, al governo in quanto presunta maggioranza nel paese, hanno invitato a non votare fino all’ultimo, violando persino l’obbligo di silenzio elettorale, pur di scongiurare l’ottenimento del quorum. La televisione pubblica e quella oligopolista privata tutto hanno fatto, ignominiosamente e servilmente, affinché non si parlasse né dei referendum in generale né, ancor meno, dei loro contenuti. Ma anche il centro-sinistra, dopo tutto, ha usato i referendum non per il loro contenuto, ma come modo per cercare di dare il colpo di grazia a Berlusconi: a costo di qualche contraddizione, laddove alcuni hanno invitato a votare per referendum che non avevano promosso o sostenuto, e altri hanno invitato a votare sì a referendum sui cui temi avevano presentato progetti di legge più simili nei contenuti alle leggi abrogate.

I partiti insomma hanno vissuto i referendum come voti pro o contro Berlusconi, a prescindere dai contenuti. La gente invece ha votato soprattutto su questi. E la prova migliore ne sono stati i milioni di elettori di centro-destra che sono andati a votare a dispetto delle indicazioni dei loro leader. E, ancora di più, quella percentuale di votanti, di centro-destra e di centro-sinistra – tra il 4 e il 6% a seconda del referendum – che è andata a votare per dire il suo ‘No’, pur sapendo che così facendo avrebbe aiutato i ‘Sì’ a vincere attraverso il raggiungimento del quorum. Persone, insomma, che hanno voluto entrare nel merito dei contenuti; e che pensano che manifestare la propria opinione in un dibattito civico, anche sapendo di perdere, è più giusto e più democratico che rifiutarsi di manifestarla e non partecipare. La stessa diversità di percentuali ottenute nei diversi referendum è un segnale che si è voluto riflettere sui contenuti, e non dare un voto solo di schieramento, a prescindere.

Tutto questo è un bel segnale di recupero per la democrazia italiana. Anche quella interna ai partiti, tragicamente assente in questi anni, soprattutto nel centro-destra. E’ qui, infatti, nei due partiti più cesaristi del panorama politico italiano – nel Pdl in cui decide tutto Berlusconi, avendo a libro paga i parlamentari vecchi e acquisiti, e nella Lega in cui la frase più ripetuta, quando c’è da decidere qualcosa, è “deciderà Bossi” – che si sono viste le divergenze più nette. I due capi sono stati sonoramente smentiti dai loro stessi elettori (significativo il fatto che in molte zone dove sono al governo con le percentuali più alte, il quorum raggiunto è stato anch’esso più alto), e una fronda di dirigenti di vario livello che per la prima volta si è fatta sentire in maniera visibile, ma anche e soprattutto di iscritti, di simpatizzanti e di elettori, ha votato diversamente dalla volontà dei capi. Anche questo un bel segnale di maturazione dello stesso centro-destra e dei partiti che lo compongono. Che non può che essere un bel segnale per la democrazia tutta.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), Referendum. Ha vinto la democrazia, hanno perso i partiti, in “Il Mattino”, 15 giugno 2011, EDITORIALE p.15 (ANCHE, in “Il Piccolo”, p. 1)

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