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Diritto di culto e propaganda

La mozione della provincia di Padova, approvata da Lega e PDL, che chiede che si proceda a referendum tra i cittadini in caso di richiesta di costruzione o anche solo di utilizzo di un locale ad uso moschea, e’ l’ennesimo esempio di politica inutile: quella per cui monta tra i cittadini il fastidio contro la casta che perde tempo senza produrre nulla. Questo perche’ anche i promotori, e la Lega in primo luogo, che tanto ha insistito per arrivare a questo risultato, sanno benissimo che non serve a nulla. Che si e’ fatto perdere tempo al consiglio solo per portare a casa un obiettivo simbolico che e’ in realta’ impraticabile: servira’ a fare campagna elettorale, ma non a ottenere un qualsivoglia risultato. Non serve a nulla perche’ chiede al governo di fare quello che il governo, che e’ della stessa parte politica, se volesse e se potesse avrebbe gia’ fatto. Non serve a nulla perche’ e’ incostituzionale: perche’ le maggioranze non hanno alcun diritto di decidere a proposito dei diritti delle minoranze, quando si tratta di diritti costituzionalmente garantiti; e il diritto al culto e alla liberta’ religiosa e’ grazie a Dio tra questi – altrimenti non saremmo un paese civile e occidentale. Perche’ altrimenti potremmo fare referendum contro i luoghi di culto degli ebrei o dei sikh, degli hindu o dei cattolici, semplicemente perche’ ci stanno antipatici; ma anche contro le sedi dei sindacati o dei partiti, magari anche contro quelle della Lega o del Pdl, in un quartiere o in una citta’ che vota maggioritariamente altrimenti, in un guerra di tutti contro tutti che ci riporterebbe indietro di secoli, a prima dell’invenzione del diritto. Ma non serve a nulla anche perche’ e’ odiosa e stupida. Odiosa perche’ si rivolge contro un gruppo religioso e uno solo, in maniera sostanzialmente razzista: quando basterebbe chiedere ad esso come agli altri di rispettare, come sono tenuti a fare, le leggi della collettivita’. Stupida perche’ impraticabile. Come la mettiamo, per dire, con i cittadini italiani di fede musulmana (anche se la costituzione prevede il diritto di culto anche per i soli residenti)? Se ne e’ accorta, altrove, persino la Lega. Il disegno di legge Gibelli-Cota, promosso dalla Lega, prevede infatti il referendum obbligatorio in caso di richiesta di moschea. Ma la Lega non ha mai chiesto di porlo in discussione in Parlamento. Un po’ perche’ e’ mal scritto e zeppo di strafalcioni costituzionali. E un po’, anzi soprattutto, perche’ sa benissimo che e’ irricevibile. Tanto che dei due firmatari, Gibelli non ha mai chiesto di discuterlo in Lombardia, dove e’ consigliere regionale; e Cota, nel frattempo diventato governatore del Piemonte, si e’ felicemente scordato di averlo firmato, pur avendo tutti i poteri per farlo discutere e approvare in un giorno. A Torino la Lega ha persino ritirato il ricorso al Tar contro la moschea che aveva presentato. E altrove (ad esempio, in Veneto, nel veronese) ha perso tutti i ricorsi che i musulmani avevano presentato contro delle chiusure palesemente selettive e incostituzionali. Infine, e’ contraddittorio: perche’ pur dicendo che si e’ contrari ai luoghi di culto ‘privati’, si fa di tutto per evitare che diventino pubblici. Tra l’altro imponendo condizioni semplicemente illegali, come qualla dell’uso della lingua italiana (che – pur se auspicabile, e di fatto accade, soprattutto a partire dalle seconde generazioni – non praticano nemmeno i luterani tedeschi, gli anglicani inglesi, i nigeriani pentecostali, i cattolici filippini e quelli che amano il rito latino, e tanti altri) e l’albo degli imam (non esiste nemmeno un albo dei preti o dei rabbini, essendo questa competenza delle singole confessioni religiose, nel rispetto della diversita’ dei ruoli di chiese e stato). La Lega accetti dunque un consiglio. Essendo nata su parole d’ordine piu’ importanti e utili (su tutte il federalismo) si dedichi a questo, e a migliorarne i contenuti, che ne hanno un tremendo bisogno: e lasci stare il populismo stupido contro i musulmani, che anche elettoralmente mostra di funzionare assai meno che in passato, come ha dimostrato il caso milanese, dove l’argomento moschea e’ stato utilizzato a iosa, inutilmente. Anche l’elettorato ha capito che questo gridare ‘al lupo, al lupo’ contro i musulmani non ha niente a che vedere con la soluzione di qualche problema, meno che mai quello della sicurezza. Che se si vuole davvero la loro integrazione la via migliore non e’ demonizzarli, ma integrarli, appunto, garantendo uguali diritti e uguali doveri, come a tutti. Se ne ricordino anche i compagni di strada della Lega in queste battaglie, disposti a barattare il rispetto dei diritti fondamentali e anche il semplice buon senso, usandoli come merce di scambio per ottenere consenso altrove. Su questa strada non si va da nessuna parte. E si da’ un argomento in piu’ all’antipolitica, dando una prova provata che i politici, troppo spesso, stanno li’ a discutere di niente, e per niente. Niente di utile ai cittadini, almeno.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), Diritto di culto e propaganda, in “Il Mattino”, 23 luglio 2011, pp. 1-15

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