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Conflitto sociale tra generazioni

La politica contro i giovani

E’ significativo che sia proprio la Lega, il partito che passa per essere quello con il maggior sostegno giovanile, a farsi paladino della battaglia contro l’innalzamento dell’età pensionabile (accettando piuttosto un taglio ulteriore ai già stremati enti locali, in contraddizione lacerante con la sua stessa ragion d’essere, il federalismo). E se le modalità d’azione – tra parolacce, pernacchie e dita medie alzate – possono sembrare giovanilistiche, il contenuto è un furto con scasso ulteriore al futuro e alla speranza dei giovani di questo paese.

E’ la tragica conferma di come la classe politica, vecchia d’età e di metodi, sia anche la rappresentante ufficiale della parte più anziana della società e dei suoi interessi, e solo di essa. E’ evidente che, tra tante cose dolorose da fare in tempi di crisi, quella di innalzare l’età pensionabile (tranne che per i lavori usuranti) e di parificare quella tra uomo e donna, è una di quelle da mettere in cantiere. Per una semplice ragione demografica: in un secolo la speranza di vita si è alzata di quasi trent’anni (e di quasi due anni per gli uomini e 1,3 per le donne solo nell’ultimo decennio, con veloce tendenza all’aumento), e le donne vivono mediamente sei anni più degli uomini. E per un’ovvia ragione di equità: chi manterrà questo esercito di pensionati poveri ma longevi saranno le nuove generazioni più povere di loro, su cui già abbiamo rovesciato l’onere pesantissimo del debito pubblico, e che vivono in un mondo del lavoro molto più duro, precario e concorrenziale dei loro genitori.

Preferire addirittura di tagliare ulteriormente i trasferimenti agli enti locali, che già hanno tagliato tutte le politiche sociali e culturali, e ovviamente in primis quelle rivolte ai giovani, è semplicemente criminale, in un paese che spende (dati Censis) il 60% della sua spesa sociale in pensioni (contro il 45% della media europea, e di paesi con un livello di protezione sociale molto superiore al nostro, come la Francia e la Germania), e solo un’infima parte per iniziative in favore dell’infanzia, dell’adolescenza, dei giovani e delle famiglie.

Naturalmente la Lega non è sola in questa difesa a oltranza dell’età pensionabile. Ha in buona compagnia la Cgil e i sindacati in genere (che non a caso vedono nei pensionati, ormai, la maggioranza dei loro iscritti), ma anche un ampio fronte dell’opposizione di sinistra. Quella parte, almeno, che non ha il coraggio di dire al suo elettorato delle scomode verità.

Giusto non considerare l’età pensionabile un modo “per chiudere il buco del giorno”, come dice Bersani. Inevitabile tuttavia parlarne, in una logica non di semplice riduzione dei costi, come fa attualmente la manovra del governo, ma di sviluppo e di ripresa, che fin qui non si è vista. In questa logica sarebbe normale investire piuttosto in ricerca e sviluppo (una spesa nello stesso tempo a favore dei giovani, della conoscenza e dell’impresa) un 3-4% in più di Pil, come fanno da anni gli altri paesi europei, mentre noi siamo fermi a mezzo punto percentuale (e i privati investono altrettanto poco). Alla lunga ne beneficerebbero anche i futuri pensionati, potendo contare su qualche certezza in più e un paese in ripresa anziché in declino.

Non farlo è la dimostrazione di un durissimo, anche se taciuto, conflitto sociale in atto: non più tra classi, ma tra generazioni.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), Conflitto sociale tra generazioni, in “Il Mattino”, 25 agosto 2011, pp. 1-7 (Anche “La Tribuna di Treviso”)

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