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Il familismo dei politici

A osservare i nostri leader politici, viene fuori un’idea di famiglia che assomiglia assai poco a quella proposta dalla Chiesa e dalla tradizione, ma anche troppo a quella praticata da una parte significativa della società.
Un primo aspetto è quello del familismo politico: bisogna garantire un futuro ai propri figli. Se si ha un’impresa, un negozio, o un laboratorio artigiano, li si inserisce ad aiutare il papà. Se si è architetti, avvocati, medici o notai, c’è già il cinquanta per cento di probabilità che seguano le orme del babbo, con la complicità della corporazione. Se si è in Rai, praticamente tuo figlio e già assunto. E se si è un leader politico, è ancora più semplice. Bossi ha già benedetto il Trota come proprio successore, battezzandolo con l’ampolla del Po, e nel frattempo l’ha messo a far pratica in consiglio regionale in Lombardia; intanto ha cominciato a brigare per sistemare anche il secondo. Di Pietro, leader dei moralizzatori, con meno successo, e a prezzo di una rivolta interna, ha cercato di mettere in lista il proprio figliolo: dopotutto il suo partito si chiama Italia dei valori, e quale valore è più importante in Italia della famiglia? Mentre per il dopo Berlusconi si era parlato di una possibile discesa in campo della figlia Marina. E per carità di patria ci limitiamo qui ai figli, facendo grazia di mogli, fratelli, nipoti (per non parlar di amanti, concubine e igieniste dentali).
Un secondo aspetto è quello delle famiglie atipiche. Tutti lì a riverire vescovi e a osannare la famiglia tradizionale. Poi Casini è cattolico (anche come etichetta politica), divorziato e risposato. Fini non è cattolico, ma ugualmente divorziato e risposato. Vendola è abbastanza cattolico, e gay dichiarato. Bossi e Di Pietro, che abbiamo già incontrato nella precedente categoria, sono uno pro cattolico a parole e anticattolico per vocazione e sensibilità, e l’altro, acattolico, diciamo così: ma anche loro hanno in comune di essere divorziati e risposati. Berlusconi, beh, è presente in tutte le categorie: è cattolico e non cattolico, quando non si prende per Dio in persona e per questo si adora, divorziato e… difficile da riassumere – un militante della patonza, diciamo.
Personalmente, ci fa molto più scandalo il primo aspetto: il familismo amorale di chi sistema i figli per via politica o corporativa, questa sì una patologia della società. Il secondo, il semplice vivere in una famiglia non tradizionale, dopo tutto patologia non è, seguendo un’evoluzione della società, e scandalo nemmeno (di Berlusconi non parliamo, perché fa categoria a sé, e di scandalo ne suscita, ma non certo perché divorziato e ri-separato).
Alla fine si scopre che il più tradizionale di tutti è Bersani: che non è un granché cattolico, ma è normalmente sposato, banalmente con una sola moglie, e non cerca di far fare carriera alle figlie attraverso la politica. Stai a vedere che la famosa diversità etica del PD, più che politica, è familistica… Qualcuno gliel’avrà detto alla Conferenza Episcopale?

Stefano Allievi
25 settembre 2011

Allievi S. (2011), Il familismo dei politici

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