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Galan e l’arroganza del potere

La modestia e la misura non sono mai state il suo forte. Il suo libro-intervista, all’epoca in cui governava senza rivali la Regione facendo l’assenteista in Giunta, si intitolava umilmente “Il Nordest sono io”. E la sua vanità si titillava nel farsi chiamare “il Doge”, niente meno. Così convinto della sua indispensabilità da volere a tutti i costi correre per un ennesimo mandato come Presidente della Regione, ha dovuto soccombere agli accordi tra Lega e Pdl che l’hanno sacrificato a Zaia. E ha sempre considerato la designazione a ministro della Repubblica con degnazione, quasi fosse una carica indegna di lui, abituato a comandare da solo, mica a collaborare con qualcuno che conta più di lui, fosse anche il suo datore di lavoro di sempre, da prima ancora che entrasse in politica, Berlusconi.
Purtroppo per lui, tuttavia, un gran trascinatore di folle e di voti non deve poi esserlo, se è stato mandato via senza rimpianti, i suoi candidati hanno perso le elezioni, e i parlamentari veneti a lui fedeli si sono già squagliati dal Pdl, alla ricerca di lidi e protezioni più sicure. Ma ancora considera la cosa pubblica cosa sua, come ai bei tempi. E si intestardisce a designare il Presidente della Biennale che piace a lui, solo perché lo vuole lui. Poco importa che non lo voglia il sindaco della città che dopo tutto la Biennale ospita. Poco importa che l’abbia clamorosamente bocciato la Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Poco importa che non lo voglia praticamente nessuno, a cominciare da quel mondo della cultura, mobilitatosi contro la nomina, di cui pure la Biennale dovrebbe essere l’interlocutore. Galan dixit. E non gli piace essere smentito. Poco importa, oltretutto, che la designazione non sia propriamente un gran segnale di innovazione e rinnovamento, nel metodo e nel merito: trattandosi di un pubblicitario amico, guarda caso, e di età non proprio fresca (73 anni, anche se vezzosamente sul suo sito personale evita accuratamente ogni accenno all’anno di nascita; ma, si sa, l’appetito vien mangiando, e il designato Giulio Malgara si è del resto occupato con successo di olio d’oliva, cibo per cani e acque minerali).
Qualcuno ha parlato di decisioni da “ultimi giorni di Pompei”: di cui persino le rovine continuano a crollare, peraltro. Ma Pompei è caduta per cause naturali. Qui l’implosione avverrà per insipienza e arroganza insieme. Ma, purtroppo, l’agonia sembra durare ancora a lungo, in un tramonto infinito e insopportabile.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), Galan e l’arroganza del potere, 15 ottobre 2011

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