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Ma il movimento pacifico è più forte di quello violento (Indignados e black bloc)

Due movimenti si contendono l’opposizione al nuovo disordine mondiale: quel disordine che la crisi finanziaria degli ultimi anni ha mostrato in tutta la sua fragilità intrinseca, ma anche nella sua ferocia nei confronti dei più deboli.
Un movimento è pacifico. Vuole superare questo ‘ordine’ puntando l’indice sui suoi guasti, e sulle sue sanguisughe, su coloro che ci speculano e ingrassano sulle macerie della vita degli altri: raiders finanziari globali, ma anche satrapi locali. E’ questo che lega la primavera araba agli indignados di Wall Street, passando per le piazze spagnole (e chi mai, negli anni scorsi, avrebbe potuto immaginare un tale spettacolare avvicinamento tra sponde e interessi apparentemente opposti!). Sono coloro che occupano le piazze di tutti i paesi, con obiettivi non direttamente politici, mossi più spesso mossi da una spinta etica e da una volontà di riappropriazione collettiva del proprio futuro. Ma che proprio attraverso la mobilitazione collettiva riescono a dare un orizzonte di possibilità e quindi un obiettivo concreto alla mera indignazione, che è una categoria più morale che politica, e spesso più individuale che sociale, ottenendo risultati anche spettacolari: la cacciata dei dittatori mediorientali ne è l’esempio più clamoroso e riuscito, ma sta trovando imitatori e percorsi paralleli in Europa e negli Stati Uniti, obbligando i poteri forti a manifestare un interesse verso questo dissenso che in proprio non avrebbero affatto.
Un movimento è invece violento. E’ fatto più di rivendicazione dell’atto puro di opposizione, del nichilismo della violenza gratuita, che diventa senso puro di esistere in mancanza di altri sensi da dare alla vita, e fine in se stesso. Questo movimento ha due forme: una impolitica, ed è quella che abbiamo visto nelle rivolte ‘consumeriste’ inglesi, in cui lo scopo era appropriarsi di qualche genere di consumo che non si aveva la possibilità di procurarsi in proprio; una invece, politicizzata, è quella dei cosiddetti black bloc. Entrambe queste forme di violenza sembrano molto più ‘interne al sistema’, per motivi diversi. La prima perché il suo scopo è adeguarsi ai miti ma non ai riti del consumismo: si aderisce ai fini proposti (consumare) ma si trovano mezzi non socialmente approvati per raggiungere l’obiettivo (saccheggiare i negozi). La seconda perché ha un obiettivo primitivo e feroce, ma tutto interno alla logica politica tradizionale: i poliziotti e i carabinieri, le auto incendiate, i negozi distrutti, la devastazione pratica e simbolica, senza alcun progetto strategico reale volto a cambiare le cose. Il problema non è rovesciare il sistema, perché si è coscienti dei rapporti di forza: è solo di dargli fastidio – una violenza ‘consumerista’ anche questa, che si consuma nell’atto di svolgersi. Il nemico è per costoro ragione stessa di esistere; e loro sono ragione per scatenare la repressione da parte del potere: funzionali ad esso fino in fondo, dunque (come funzionale al sistema è confermarne i miti, dopo tutto; loro invece ne confermano l’autorità).
E’ per questo che solo il movimento pacifico fa veramente paura. Proprio perché non vuole scardinare l’ordine sociale tanto per farlo, senza proporre alternative, è l’unico in grado di farlo realmente. Non a caso si preoccupa di ricreare un ordine dal basso, e quando occupa le piazze si preoccupa anche di fare pulizia (il contrario di distruggere e bruciare), ma anche di creare motivazione, consenso, cultura, progetti alternativi, e non ultimo piacere di essere insieme, gioia di vivere, un orizzonte in cui sperare, dunque. Proprio per questo, nonostante le sue sconfitte (la dis-occupazione delle piazze occupate), si proietta sulla lunga durata, e può diventare opposizione reale, e proposta non del tutto ingenua di un nuovo ordine mondiale. Il movimento violento invece, come sempre, serve agli scopi del potere, dando ad esso la legittimazione necessaria per tutelarsi, scatenando una repressione che rischia di non distinguere, di non essere mirata ai soli violenti, e dunque non disinteressata.
C’è da sperare che la pubblica opinione sia in grado di distinguere tra i due movimenti: uno sta dalla sua parte, e prova a interpretarne le istanze, l’altro no.

Stefano Allievi

Allievi S. (2011), Ma il movimento pacifico è più forte di quello violento (Indignados e black bloc), in “Il Piccolo”, 17 ottobre 2011, pp. 1-8 (anche “il Mattino”, 18 ottobre)

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