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L’insicurezza costruiamola insieme. Il questionario della Provincia

“La sicurezza costruiamola insieme”. Si intitola così il messaggio che accompagna il questionario voluto dalla Provincia di Padova. Una operazione politica mascherata da sondaggio, metodologicamente opinabile, scientificamente implausibile.
La sicurezza è nel titolo, ma si parla solo di immigrazione. E accoppiare le due cose è già dare la tesi. Dimenticando tutte le altre cause di insicurezza: dalla crisi economica alla criminalità organizzata, dalla mancanza di servizi ai reati finanziari (che minano alla radice la fiducia collettiva), dalla mafia alla corruzione e all’incompetenza della politica, dalla mancanza di prospettive all’aumento del costo della vita, dal precariato diffuso alle catastrofi climatiche e ambientali, dal crollo delle borse alla perdita di fiducia nelle istituzioni (cominciando dalla Provincia, magari: si chieda in giro, con o senza questionario), dalle povertà relazionali che ci rendono più fragili al ruolo dei media che enfatizzano le paure che la politica mette all’ordine del giorno. Tutto questo, chissà perché, con l’insicurezza non c’entra.
Ecco perché si tratta di un’operazione elettorale, niente di più. Per vendere ai cittadini il proprio prodotto, secondo uno sperimentato meccanismo: 1) induciamo paura e insicurezza; 2) diciamo che serve più legge e ordine; 3) diciamo che noi glielo daremmo e gli altri no; 4) chiediamo il voto per noi; 5) per poi non risolvere il problema, perché non è alla nostra portata, avendo offerto la soluzione sbagliata (un capro espiatorio) ma comoda per noi: cosa che peraltro ci conviene perché potremo sempre dire che occorre più legge e ordine di quella che ci hanno dato; 6) finché l’elettore non si accorge di essere stato preso per i fondelli…

E’ così che, nelle domande, i fattori che contribuiscono a creare una percezione di insicurezza sono solo la presenza di immigrati clandestini, i furti nelle abitazioni, lo spaccio e le rapine. E’ così che, alla domanda su cosa dovrebbero fare gli enti locali, si può scegliere solo tra: costruire nuove caserme; pretendere più Forze dell’Ordine; promuovere gruppi di volontari; sostenere l’utilizzo della Forze Armate; armare i corpi di Polizia Municipale; promuovere la realizzazione di un CIE per clandestini – praticamente, il programma elettorale delle forze politiche di centro-destra che governano la Provincia, con cui si può solo essere d’accordo.
Significativa anche la domanda sulle zone della città maggiormente a rischio: nell’ordine la zona della stazione, le piazze, il Portello e l’Arcella, le altre non sono nemmeno nominate, dando già una precisa indicazione e gerarchia di importanza.
Si passa poi alle domande sugli immigrati e sul loro livello di (mancata) integrazione, a causa di: diverse abitudini; problemi linguistici; differenze religiose; mancanza di lavoro; considerazione del ruolo della donna. Mischiando a caso problemi etnici, sociali, religiosi, e dimenticando del tutto l’altra metà del processo di integrazione, che è sempre un rapporto a due: il ruolo e il comportamento della società, delle istituzioni, dei partiti. Per dire, provate voi a integrarvi in un posto dove vi dicono tutti i giorni che non vi vogliono, anche con apposito questionario dove si dice che siete voi il problema…
Infine, un questionario con risposte volontarie non è rappresentativo per definizione, e non ha alcun valore statistico. Basta orchestrare un po’ le risposte, far rispondere agli amici e agli iscritti da parte delle forze politiche che hanno interesse nel sondaggio, per orientarne i risultati. Niente di serio. Niente di utile.

Stefano Allievi
19/11/2011

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