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Primarie: il pasticcio palermitano

A Palermo le primarie, pare, non si faranno: il candidato del PD è Rita Borsellino. Italia dei Valori le vuole: il candidato è Leoluca Orlando. Evviva il rinnovamento. A complicare le cose, un pezzo del PD vuole un uomo di IDV, il lombardiano (nel senso del governatore Raffaele Lombardo, che bella compagnia…) Maurizio Ferrandelli. Ci sarebbe un altro auto-candidato alle primarie, Davide Faraone, del PD: ma in quanto ‘renziano’, e soprattutto autoproposto, non è gradito.
Posso dire qualcosa di politicamente molto scorretto? Rita Borsellino è una brava persona, oltre che un’icona dell’antimafia. Ma sarebbe molto più legittimata come candidata se accettasse il confronto interno, attraverso le primarie, come del resto ha già fatto in passato. Il fatto che le candidature piovano ancora una volta dall’alto, e si impongano, in una città (e una regione) dove anche il PD avrebbe bisogno di un bello svecchiamento, come hanno dimostrato gli sbandamenti lombardiani di questi mesi, è un bruttissimo segnale. E rischia di essere il segnale della sconfitta, innanzitutto culturale: del continuismo di metodo, pur con un nome di rottura.
Diciamolo: o il PD locale è un disastro, e appartiene a una stagione passata (e mi riferisco a un pezzo del gruppo dirigente, non certo alle tante ottime e pulitissime energie che si impegnano a livello locale, spesso pagando di persona), e si ha il coraggio di commissariarlo in toto, con un bell’atto di serio centralismo propositivo, e allora ha senso imporre candidati e persone dall’alto; oppure si da’ spazio a forze e aria nuova che vengano dal basso, il che significa primarie vere (certo, tutelandosi da derive napoletane), apertissime alla società civile: e vinca il migliore. Nella situazione attuale, il candidato unico pulito rischia di coprire lo sporco che resta. E’ davvero questa la situazione migliore?

31 gennaio 2012

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