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Una nuova stagione per i partiti

Il terremoto al vertice della Lega si sta rivelando un colpo micidiale al sistema dei partiti nel suo complesso. Per il quale potrebbe essere il colpo di grazia, ma anche l’inizio di una nuova stagione.

Per un paradosso significativo, la Lega Nord rappresenta il più vecchio dei partiti presenti in parlamento: tutti gli altri hanno cambiato almeno il nome, anche se non sempre i dirigenti, svariate volte, in processi complessi di frattura e ricomposizione. La Lega è rimasta se stessa, apparentemente granitica, più a lungo di tutti gli altri. Il crollo odierno mostra che neanch’essa può resistere a un cambiamento che è di stagione politica e forse di epoca storica, non solo di leaders.

La Lega crolla su se stessa: agitare il complotto esterno appare più che mai un patetico rituale. Crolla sul familismo amorale, crolla sotto il peso degli scandali, crolla ancora di più sotto il peso di una leadership che si è mostrata del tutto inadeguata al compito. Il senatur perché per troppo tempo avvitato al potere, e anche il potere ha le sue stagioni, e col tempo si appanna e affievolisce. Le persone a lui più vicine, che tenevano sotto controllo la Lega – dai suoi familiari al cosiddetto ‘cerchio magico’ – per una palesemente inadeguata caratura umana e politica, un misto di carrierismo, servilismo e incompetenza. Le colpe tuttavia sono anche di un personale politico diffuso che, nel caso del leader, si era umiliato in un imbarazzante culto della personalità, mentre famiglia e carrieristi li ha accettati fino a ieri senza proferir parola.


Oggi tuttavia la Lega inizia una nuova stagione. La caduta del capo, dei famigli, e degli altri che seguiranno, è una catarsi che può segnare la sua rinascita, l’inizio di una democrazia compiuta anche interna al partito, il passaggio ineludibile da movimento a istituzione, dalla fase carismatica a quella costruttiva di una nuova forma di rappresentanza. L’obiettivo su cui la Lega ha costruito il suo consenso, quello del federalismo e di un diverso rapporto con lo stato centrale, è tutt’altro che tramontato (e il silenzio attuale sul tema e persino sul termine appare più un diniego scaramantico – e un errore strategico – che l’indizio di una fase superata). Infine, un personale politico diverso e più giovane è in grado di porsi come interlocutore con maggiore forza di prima. La Lega ne potrebbe quindi uscire migliore. Come non peggiore di quello in cui lo stava trascinando il leader oggi caduto sarà il destino del Pdl: il tracollo del carisma di Berlusconi (anche lui, come Bossi, un fondatore) ha fatto emergere tensioni sopite tra partiti che si erano unificati senza convinzione, ma anche qualche possibilità di rinnovamento, impensabile finché era sotto il dominio del suo padre padrone.

Paradossalmente oggi sono gli altri grandi partiti a dover temere di più: l’alleanza di centro e il Partito Democratico. Perché essi, formalmente più recenti, la catarsi non l’hanno ancora vissuta, e la loro leadership politica, nonostante lo scalpitare di generazioni anagraficamente e politicamente più giovani, è in larga parte quella della prima repubblica. Vale per l’alleanza di centro, per ora solo la sommatoria di leader della passata stagione; e per il Pd, in buona parte guidato da una nomenclatura che ha passato quattro partiti (Pci-Pds-Ds-Pd o Dc-Popolari-Margherita-Pd) senza cambiare di ruolo. Solo se riusciranno a svecchiarsi e a cambiare ceto dirigente, lasciando spazio alle energie riformatrici che pure contengono, potranno superare indenni questa fase. A complicare il quadro, oggi sia nel mondo cattolico che al di fuori di esso (e intorno a personaggi dell’attuale governo, esso stesso una fase nuova della politica nazionale) si stanno ricomponendo gruppi e alleanze che potrebbero essere il nucleo dei nuovi partiti di domani. Non è troppo presto per accorgersi che una nuova stagione politica sta per cominciare: anche, persino, nei partiti.

Allievi S. (2012), Una nuova stagione per i partiti, in “Il Mattino”, 11 aprile 2012, pp.1-8; Una nuova stagione sulle macerie leghiste in “Tribuna di Treviso”, “Nuova Venezia”, “Corriere delle Alpi”, “La Gazzetta di Reggio”, “Il Piccolo”.

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