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Riforma elettorale

Ci risiamo. Arriva un’altra proposta di riforma istituzionale firmata Silvio Berlusconi. L’ennesima. Ormai si passa dal modello ungherese all’uninominale inglese, dal doppio turno alla francese al presidenzialismo all’amatriciana. La cosa singolare è che il suo partito approvi anche questa, come ha approvato le altre, avendo del resto, in termini di riforme istituzionali, approvato tutto e il contrario di tutto in questi anni.

Furbescamente, tuttavia, adesso la palla è nel campo avverso. Dove molti sono stati presi in contropiede, perché in fondo questa riforma piacerebbe anche a loro, almeno in parte. Le interviste rilasciate dai vari esponenti di partito, su tutti i fronti (da Fini a D’Alema), lo mostrano con chiarezza. Potremmo sintetizzarle così: “sì, ma…”

Il problema è uscire dalla logica corrente. Tizio dice una cosa, Caio rilascia un’intervista di commento, a cui risponde Sempronio. Il tutto tra i soliti addetti ai lavori: poche decine al massimo. Già se i leader dei partiti che rilasciano interviste, prima ascoltassero i propri iscritti, sentirebbero nelle loro parole il bisogno di agire, e leggerebbero nei loro occhi lo scoramento di fronte alle reazioni tatticiste che suonano come un’ennesima perdita di tempo, con il concretissimo rischio di ritrovarsi a votare con il Porcellum, che sarebbe la massima delle iatture (sarebbe il colpo di grazia che i partiti danno al paese, la polpetta avvelenata di un ceto politico non all’altezza delle sfide del paese: ovvero qualche altro anno di ritardo, mentre la melma ci è già arrivata al naso…). E se invece di parlarsi ancora tra di loro, con le inerzie e le furbizie di sempre, ascoltassero il paese, il grido di rivolta e l’incitamento all’azione diventerebbero boato.E allora si capirebbe che comunque bisogna uscire dallo stallo, e in fretta, senza cincischiare e senza tentennare ulteriormente.

Se prendessimo a caso cinquanta cittadini e cittadine qualsiasi, in una specie di costituente dal basso, la farebbero in venti giorni, la riforma. Perché sanno che non c’è alternativa. Anche a costo di prendere come punto di partenza l’ultimo coniglio uscito dal cilindro del cavaliere, se fosse l’unico ad avere una maggioranza possibile. Perché guarderebbero alle prossime generazioni anziché alle prossime elezioni: ai propri figli, che non vedono un futuro, anziché ai propri interessi. C’è da sperare che da lassù colgano il suggerimento che viene dal basso.

2 risposte a Riforma elettorale

  • stefano scrive:

    ciao Eugenio. beh, vediamo di creare l’occasione di parlarne, allora… ascolto e imparo sempre volentieri

  • eugenio scrive:

    caro Stefano, ammiro da sempre il tuo stile, sottigliezza e brillantezza.
    In 2 righe ti scrivo quel che pare a me: Dopo lunghe e ripetute osservazioni (l’ultima ieri sul penoso dibattito per Lusi al Senato: in Germania si sarebbero dimessi tutti) e ponderazioni sono arrivato ad altra conclusione: se non RIPRENDIAMO DIRETTAMENTE IL CONTROLLO NOI (=cittadini) banchieri, politici, giornalisti, ecc ce lo metteranno sempre …”lì”.
    Come evitare ancora dolorose fitte al didietro? Cioè alla dignità, intelligenza e soprattutto al portafoglio – per non parlare del futuro del paese e di chi ci vive?
    Io una proposta l’avrei, veramente popolare e democratica, ma ogni volta che la dico anche i più decisi si tirano indietro.
    Un abbraccio
    Eugenio (Bellotti) from Borla

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