stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

La ressa di candidati alle primarie

Le primarie del centrosinistra cominciano ad essere un luogo discretamente affollato. L’ultimo candidato in arrivo è Pippo Civati, popolare consigliere regionale lombardo, leader del gruppo Prossima Italia.

Con il segretario Pierluigi Bersani, lo sfidante sindaco di Firenze Matteo Renzi, la capogruppo in consiglio regionale veneto Laura Puppato (e, fuori dal PD, Nichi Vendola e Bruno Tabacci), i candidati in lizza sono già sei, e potrebbero aumentare se si candidassero, come si ventila, il deputato Sandro Gozi, o l’assessore milanese Stefano Boeri, che l’aveva annunciato tra i primi.

Le ironie di alcuni già si sprecano: dal morettiano “facciamoci del male” alle riflessioni sull’eterno complesso frazionistico della sinistra. Ma non è così.

E’ intrinseco alla logica delle primarie che coloro che ritengono di averne le capacità, e abbiano possibilmente un progetto di società cui ispirarsi, si autocandidino alla guida del paese: perché questo devono decidere le primarie, almeno per lo schieramento riformatore, anche se qualcuno sembra più convinto che si tratti di decidere chi è il segretario del PD. Dopodiché decideranno gli elettori. Che sono capaci e maturi a sufficienza per farlo.

Se le primarie si svolgeranno con il doppio turno (che è la proposta di legge del PD per le elezioni politiche: sarebbe coerente la applicasse anche al suo interno), correrà quindi chi vuole, con quel minimo di regole necessarie, e i due candidati più forti si scontreranno nel duello finale. E’ il bello della democrazia. Non a caso questo metodo viene invocato anche, senza successo, nel centrodestra, dove, come riportano le cronache, gli iscritti accolgono il segretario Alfano – segretario dimezzato, per la verità, dal ruolo preponderante di Berlusconi – al grido di: “primarie, primarie”. Perché, nelle primarie, si può scegliere: ciò che non consente l’attuale sistema elettorale. E neanche la vita interna di molti partiti.

Sorprendono un po’, quindi, e sono un segno evidente di nervosismo, gli anatemi che vengono lanciati ai nuovi candidati da alcuni dirigenti dell’apparato democratico: specie se già schierati in favore delle prime due candidature emerse, Bersani e Renzi, e del primo in particolare.

Mentre sarebbe utile lo sforzo dell’ascolto: più diffuso tra l’elettorato, che pare assai interessato ad ascoltare i vari candidati e a capire cosa dicono e cosa vogliono, che nell’apparato, più impegnato a schierarsi a prescindere. Non giova in questo senso il clima da tifo calcistico, che non aiuta la riflessione, come mostra il fioccare degli insulti: che vanno un po’ in tutte le direzioni, ma forse con foga particolare, a giudicare da ciò che circola in rete, nei confronti di Renzi. Da un lato questo evidenzia come, per alcuni, le primarie siano vissute più come una fastidiosa costrizione che come un metodo innovativo di scelta della leadership, e le preferirebbero a risultato garantito: per cui ogni sfidante, e tanto più quanto più pericoloso, è un nemico. Dall’altro mostra la passione con cui il gioco è seguito: che è una buona notizia, in tempi di antipolitica. Del resto, lo schierarsi fa parte del gioco, e la politica è anche lotta, e sangue (metaforicamente parlando), e botte da orbi, ed è parte del suo fascino. Ma dovrebbe essere anche fair play: spirito sportivo, potremmo dire, visto che siamo freschi di olimpiadi.

Perché lo sia fino in fondo, si attende ancora la formulazione di regole che rispondano ai principi di apertura e di contendibilità reale che le primarie presuppongono. E queste mancano ancora.

La ressa di candidati alle primarie, in “Il Mattino”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, 21 settembre 2012, p.1

Leave a Comment