stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Le parole di Bagnasco e la giunta Polverini

E’ stata una coincidenza assai significativa quella che ha visto, in contemporanea, le dimissioni di Renata Polverini a causa del malaffare e degli scandali alla Regione Lazio, e, nello stesso momento, la lettura della prolusione del cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, che sui temi del malcostume politico si è soffermato a lungo. Significativa per entrambi.
Polverini si è dimessa, anche se non toccata personalmente dagli scandali, di fronte a una situazione non più sostenibile, esteticamente prima ancora che eticamente (e l’estetica è la madre dell’etica, diceva il premio Nobel Iosif Brodskij: anche se è difficile andarlo a spiegare a ‘er Batman’ o agli altri improbabili gladiatori del consiglio regionale laziale, o al Formigoni in barca ai Caraibi a spese di chi è lautamente finanziato dalla regione Lombardia, o a tanti altri, anche di opposta sponda politica). E peraltro si è dimessa solo perché sfiduciata di fatto dalle dimissioni dei consiglieri di opposizione e dell’UDC, dopo una lunga ed estenuante sceneggiata, giocando finché ha potuto il ruolo dell’innocente tradita.
Utile commentare le dimissioni di Polverini con le parallele enunciazioni di Bagnasco: “Dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile. Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti. Possibile che l’arruolamento nelle file della politica sia ormai così degradato?”.
Certo, nel suo discorso Bagnasco affronta anche altri temi: la crisi, i giovani, la famiglia naturale, ribadendo il no alle unioni civili, le disposizioni sul fine vita e sulla bioetica (con uno spericolato parallelo tra embrioni e migranti: “Sulla salvaguardia della dignità degli embrioni, come dei migranti che avventurosamente varcano il mare alla ricerca di una vita migliore, la Chiesa è vigile ed è impegnata, ricordando a tutti il monito: che ne è di tuo fratello?”), e infine temi più interni alla vita ecclesiale, come la crisi delle vocazioni e la vitalità pastorale delle parrocchie. Ma è pur sempre con la politica che si inizia, ed è questo il tema su cui si focalizza l’attenzione dei media. Per la sincronicità degli eventi, ma anche perché Bagnasco sa bene che il suo discorso è anche un atto politico, e come tale viene recepito.
E visto che di politica si parla, giova volgere lo sguardo all’indietro, al momento delle elezioni regionali laziali. In cui la chiesa cattolica si schierò con decisione a favore del centrodestra – di questo impresentabile centrodestra, perché altri non ce n’erano – timorosa che la radicale Emma Bonino, certamente portatrice di una visione più etica della politica, ma anche di una laicità sostanziale sentita come nemica e pericolosa, potesse vincere le elezioni nella regione in cui risiedono i centri di potere ecclesiali, oltre che quelli statuali. Su questo una riflessione, da parte della conferenza episcopale, sarebbe lecito pretenderla: e un accenno di blanda autocritica, dopo tutto, si potrebbe richiedere. Ma non ve ne è traccia: come se Polverini, o Formigoni, o altri, con il sostegno elettorale della gerarchia ecclesiale (non dei cattolici, che sono cosa diversa e assai meno omogenea nel loro orientamento politico), non c’entrassero nulla. Eppure oggi è di tutta evidenza che, all’epoca, non si è andati troppo per il sottile nel sostenere candidati non all’altezza, e non si è stati sufficientemente vigilanti nel proporre esempi etici di riferimento, pur di scampare il pericolo di una vittoria del centrosinistra. Mentre proprio qui (nel sostenere coalizioni senza promuovere figure etiche al loro interno – e forse nel sostenere coalizioni, a prescindere) sta un segnale significativo e inquietante della progressiva irrilevanza etica dei cattolici in politica, assai più grave delle sconfitte (o delle discutibili vittorie) in tema di fecondazione assistita, di unioni civili, o di fine vita.

“Malapolitica e le scelte della chiesa”, in Il Piccolo, 27 settembre 2012, p.1 (anche “Bagnasco non fa autocritica”, in Mattino Padova, Nuova Venezia, Tribuna Treviso, Corriere delle Alpi, p.1)

Leave a Comment