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I dolori dell’alleanza. Sulla circoncisione

In Italia ancora casi di circoncisione rituale clandestina

I dolori dell’alleanza

La Federazione dei pediatri chiede di rivedere le norme. Parlano i professori Paolo Branca e Stefano Allievi

“Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. (…) Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza“. Dio ad Abramo. Da questo passaggio della Bibbia (’Genesi’ 17:10-14) origina la circoncisione rituale maschile praticata dall’ebraismo, e poi dall’islam, che in Abramo ha uno dei suoi profeti.

Il 9 settembre in Germania, fedeli di entrambe le religioni hanno manifestato insieme in una piazza di Berlino contro una sentenza del tribunale di Colonia che in giugno aveva equiparato la circoncisione per motivi religiosi a ’lesioni contrarie alla legge’ perché vìolano l’integrità fisica dei minori. Il parlamento e il governo tedeschi avevano preso le distanze dalla decisione del giudice.

Qualcuno in Italia ha preso la palla al balzo per suggerire la messa al bando della circoncisione? L’abbiamo chiesto al professor Paolo Branca, docente d’Islamistica all’università cattolica del Sacro Cuore di Milano, e al professor Stefano Allievi, docente dell’università di Padova specializzato in studi di sociologia delle religioni. A entrambi non risulta. “Che io sappia credo che nessuno l’abbia mai proposto – precisa Allievi – Non solo avrebbe contro sia la comunità ebraica sia la comunità musulmana, ma nel nostro Paese è una pratica legale da sempre e per chiederne l’abolizione bisognerebbe avere buone motivazioni“. Una richiesta che, comunque, secondo Branca sarebbe controproducente dal punto di vista politico: “Forse potrebbe farla qualche gruppo neofascista, ma per i partiti dell’arco costituzionale sarebbe un boomerang”. Il problema italiano sulla circoncisione rituale maschile è la sua pratica illecita.

La circoncisione maschile è l’asportazione totale o parziale della cute prepuziale, una pratica antichissima che risale all’antico Egitto ed oltre che rituale può essere terapeutica (curare le malattie) e profilattica (preservare dalle malattie). In Italia la circoncisione rituale è ammessa dall’ordinamento – c’è anche un parere favorevole del Comitato nazionale per la bioetica ma solo se eseguita in ospedale. Proprio oggi compie quattro anni l’accordo fra Stato e Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) contro la pratica clandestina. Il documento impegna i medici a informarsi sull’orientamento religioso della famiglia del bambino e sulla possibile intenzione da parte di essa di eseguire la circoncisione, a informare la famiglia sulle implicazioni e sulle possibili complicanze dell’operazione e sconsigliare in maniera preventiva il ricorso a pratiche al di fuori dall’ambiente sanitario, e infine – in caso di espressione di netta volontà da parte dei genitori di procedere all’intervento - a indirizzare la famiglia verso il centro di riferimento usando tutti i mezzi possibili per favorire l’accessibilità alle strutture sanitarie.

L’accordo prevedeva anche una campagna di sensibilizzazione di professionisti e famiglie. Dopo tutto questo tempo, com’è la situazione? “Ci sono ancora casi di intervento clandestino. Auspico una revisione delle norme attuali”, ci dice il presidente nazionale della Fimp, Giuseppe Mele. La religione ebraica impone di eseguire la circoncisione sul bambino l’ottavo giorno dopo la nascita, in un rito cerimoniale chiamato Brit Milah. Nell’Islam, invece, l’età in cui si subisce l’intervento varia da Paese a Paese. Se a circoncidere non è la mano esperta di un medico in condizioni igieniche ottimali i rischi di complicanze aumentano notevolmente, e la cronaca ha registrato anche alcune morti fra i bambini.

Eppure la pratica clandestina continua a esistere. Perché? Per quanto riguarda la comunità islamica, secondo il professor Branca le cause sono due: da una parte l’indifferenza di alcuni genitori verso le norme dello Stato, il desiderio di seguire la legge divina senza sottomettersi al permesso degli uomini e la volontà di non avere rapporti con le istituzioni; dall’altra un interesse economico di chi pratica la circoncisione clandestina, in termini di offerte ricevute o tariffe imposte per l’intervento. Secondo il professor Allievi, invece, è semplice conformità agli usi dei Paesi d’origine, dove l’operazione può essere eseguita dagli imam o dai genitori stessi, e ignoranza dell’obbligo di intervento del medico, che però “certamente non li giustifica” ed è comunque in diminuzione; tuttavia, precisa Allevi, è notorio che le persone immigrate vanno meno in ospedale. Per non parlare degli irregolari, che vogliono sottrarsi agli occhi dello Stato.

E ci sarebbe una ragione di costi, secondo Milena Lo Giudice, membro del comitato tecnico-scientifico della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e pediatra di famiglia della Asp-6 di Palermo. “Attualmente l’intervento può costare migliaia di euro, e parte delle famiglie interessate ha problemi economici”. La Simm vorrebbe che l’operazione fosse gratuita come già accaduto in Piemonte e in Toscana, quindi pagata dal Sistema sanitario nazionale, “ma in questo periodo di riduzione delle spese da parte dello Stato – dice la dottoressa Lo Giudice – si potrebbe introdurre una sorta di prezzo calmierato, sostenibile per le famiglie”.

In “L’Indro”, 18 settembre 2012

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