stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Primarie: la sfida che parte dal Veneto

Per una volta, il Veneto anticipa l’agenda politica nazionale. Perché partono da qui, di fatto, le primarie. E perché anche una veneta corre per vincerle. Vero, Bersani ha fatto il suo discorso d’investitura alla festa del PD di Reggio Emilia. Ma il suo passaggio alla festa regionale di Padova due giorni prima della discesa in campo, venetissima, di Renzi, consente un confronto in diretta significativo, sullo stesso palco.

Molta gente, per Bersani: ma età media elevata. Molta attenzione, anche: c’è domanda di sapere e di capire. Ma applausi contenuti: non come segno di dissenso, ma di maturazione dell’elettorato. C’è la crisi: non è più tempo per le liturgie. Lui, il segretario e candidato, è diretto, affabile, capace anche di autoironia. Sa di giocare in casa, e che il consenso è acquisito: il grosso dell’apparato è con lui e glielo mostra. Lo stile è sobrio e privo di polemiche: nessuna bassezza facile, nessun attacco agli avversari esterni ed interni, Renzi incluso. Parla a lungo, con partecipazione, di posti di lavoro e crisi, citando Alcoa, Sulcis e Ilva, sottolineando la sua vicinanza ai drammi del lavoro e la sua esperienza da ministro dell’industria, rivendicando le sue liberalizzazioni. Afferma che bisogna andare oltre Monti, aggiungendo al rigore, necessario, più lavoro, più equità e più diritti: anche quelli che non è popolare rivendicare, come quelli degli immigrati. Ma non parla di modernizzazione della pubblica amministrazione, il cui malfunzionamento è una tara che rende difficile la vita dei cittadini e allontana gli investitori, né di riduzione delle tasse e dei vincoli all’impresa, né di questione settentrionale e federalismo, e quindi di riforme strutturali. Dimenticanze che pesano e si pagano, in Veneto più che altrove: terra di piccola e media impresa (e anche di quella grande che compete nella globalizzazione) che produce tessuto e tenuta sociale.

Pubblico quasi equivalente per Renzi, ma età media di vent’anni inferiore: un’era geologica. Ci mette un po’ a scaldare la platea: anche perché con la crisi le battute non interessano più, la gente vuole contenuti. Parla a braccio, in piedi, microfono in mano: anche questa una novità di stile. Parte da cosa è successo negli ultimi 25 anni (quel quarto di secolo che fa la differenza tra l’elettorato dell’uno e dell’altro), in cui non c’era né internet né il cellulare, per parlare di futuro e di proposte: sciorinando cifre e dati a raffica, quasi in risposta a chi lo accusa di non avere contenuti. Morde molto di più gli avversari esterni, da Grillo alla Lega a Vendola: di cui mostra la foto insieme a Diliberto, Ferrero e Di Pietro che presentano la raccolta di firme contro l’abolizione dell’articolo 18, indicandolo come esempio della sinistra da cui stare lontani. Cita anche lui Alcoa e Sulcis, ma per dire anche verità spiacevoli sulle politiche dei sussidi e l’assistenzialismo del passato, che sono costate al paese senza produrre risultati. Mette l’accento su pubblica amministrazione da riformare e pressione fiscale da abbassare, usando per gli imprenditori la parola rispetto. Ma di diritti parla poco. Invoca, come Bersani, più Europa: ma anche quella della mobilità sociale e del merito, la ‘generazione Erasmus’, non solo quella del welfare. Non si nega al repertorio sul rinnovamento e la rottamazione, ma con più discrezione che in passato. Infine, chiede il voto anche degli elettori non iscritti al PD lì presenti, e sono molti.

Ma il duello, nel giorno di Renzi, è diventato inaspettatamente una partita a tre. Compare la candidatura di Laura Puppato, ex-sindaco di Montebelluna e capogruppo del PD in regione, attraverso un’intervista a “Repubblica” di Concita De Gregorio. Una candidatura che nasce in maniera autonoma, di taglio più ambientalista e sociale, capace di rispondere a chi vuole il rinnovamento e teme l’establishment che sta dietro a Bersani, ma non ama il lato liberista di Renzi: nata in maniera clamorosamente mediatica (chi di questo accusa Renzi oggi forse scopre che è un metodo diffuso e forse irrinunciabile) e indipendentemente dalla struttura di partito, che non ha taciuto il suo disappunto. Che può intercettare un consenso significativo in Veneto, ma ancora sconosciuta sul piano nazionale: anche se le primarie sono un’ottima vetrina. Certo, il salto da Montebelluna alla premiership è più lungo di altri, ma Puppato è comunque figura spendibile: in Veneto, con lei, il PD avrebbe avuto un risultato certamente migliore di quello ottenuto con Bortolussi. Di certo toglierà a Renzi una parte del voto rinnovatore, ma da sinistra. E a Bersani – probabilmente in misura minore, e quindi dandogli involontariamente una mano – una parte dell’elettorato femminile, e più sensibile ai temi ambientali. La polarizzazione principale resta quindi tra Bersani e Renzi, ma non si sa mai. Per la prima volta le primarie sono davvero aperte e contendibili. E anche questa è una novità politica di rilievo, per l’Italia.

Le primarie PD, mai così in equilibrio, in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, 15 settembre 2012, p.1

Leave a Comment