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Prolusioni e democrazia

E’ interessante come tanto la chiesa cattolica quanto i mass media si siano adattati all’idea che la notizia, in un incontro di vescovi italiani, non è che si sono incontrati e hanno discusso ed eventualmente deciso qualcosa, ma che il loro capo ha già deciso tutto e fa un discorso.
La riunione dei vescovi potrebbe anche non esserci, tanto è irrilevante: una semplice scusa per convocare i giornalisti. Tanto è vero che mai i giornali riportano l’andamento delle discussioni ed eventuali conclusioni anche solo blandamente dissenzienti dalla prolusione.
C’è, dietro tutto questo, un’idea precisa di chiesa: un’idea malata, per essere chiari. Dove è vietato discutere e si può solo essere d’accordo con i vertici.
C’è un’idea meschina dei vescovi: tutti assimilabili a degli yesmen gerarchicamente ordinati, senza opinioni proprie e senza dignità (direi anche senza spirito santo, apparentemente appannaggio del solo presidente della conferenza episcopale).
C’è, infine, un’idea molto italiana del ruolo dei mass media: che è quello di fare i notabili del potere, anziché gli investigatori dei problemi e delle contraddizioni. Altrimenti un giornalista, almeno uno, si accorgerebbe della contraddizione in termini (dovrebbe essere la relazione conclusiva, la notizia) e la farebbe notare.

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