stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Occidente e rabbia islamica

Forse dovremmo darci una regolata. Forse dovremmo cominciare a dire che i patetici pseudo-Voltaire del giornale francese Charlie Hebdo non sono degli eroici rivoluzionari o dei libertari anticonformisti senza macchia e senza paura, ma degli egocentrici intellettuali molto parigini, con il vizio della propria visibilità e dell’autopubblicità, e nessuna virtù specifica in termini di libertà di pensiero. Perché non è che la impariamo da loro. E non è che mostrare Maometto nudo sia un gesto eroico, come non lo era la maglietta di Calderoli: sono semplicemente delle stupidaggini infantili e insulse, che a scuola butteremmo nel cestino senza nemmeno l’abbozzo di un sorriso. Lo stesso dicasi dell’operazione, più volgare e sospetta, del filmetto sul profeta islamico postato su You Tube, “L’innocenza dei musulmani”. Niente di interessante. Niente, nemmeno lontanamente, di assimilabile all’opera di Salman Rushdie, per dire, che una dignità letteraria e culturale del tutto legittima invece ce l’aveva eccome.

Ecco, forse dovremmo partire da qui. Imparando a distinguere. E a ragionare su quando e dove stiamo difendendo il sacro diritto di libertà di espressione, satira inclusa (era il caso di Rushdie), e quando invece stiamo facendo assurgere a mito delle sciocchezze da studenti durante l’ora buca, il cui prezzo tuttavia paghiamo tutti quanti, e su cui quindi spendere la parola responsabilità e opportunità, prima ancora di libertà, è più che doveroso. Perché noi, non i musulmani, dovremmo dire ad alta voce che siamo stufi di questi provocatori da strapazzo.

Tutto questo ci costringe a un onesto esame di coscienza: su cosa stiamo diventando, se non impariamo più a distinguere e a discernere. Per poi passare al fronte opposto. E dire forte e chiaro che non è possibile accettare alcuna strumentalizzazione. Che gli ulema che si agitano e i vendicatori che sbraitano, nel mondo islamico – che sono stranamente silenziosi invece di fronte ai massacri in casa propria, dalla Siria al Darfur – lo fanno per la stessa ragione dei provocatori di Charlie Hebdo: per opportunismo, per farsi pubblicità e lucrare visibilità a spese di altri. In particolare a spese di gruppi di manifestanti – non le masse islamiche: non andiamo oltre lo 0,01% della popolazione musulmana coinvolta – troppo facilmente strumentalizzabili. Che, come ai tempi di Rushdie, sono pronti a farsi immolare per delle offese al Profeta presunte o reali (noi abbiamo la sensazione che il Profeta, nel caso lo si potesse interrogare, risponderebbe che ha ben altro a cui pensare), finendo per diventare le vittime di un meccanismo che stritola loro in primo luogo, insieme alle vittime innocenti delle ritorsioni organizzate in questo o quel paese, come il povero ambasciatore americano assassinato a Bengasi. Con conseguenze quindi assai peggiori di quelle che avvengono in occidente. E per le quali quindi abbiamo il diritto di chiedere che siano i musulmani stessi a dire, forte e chiaro, che non ci stanno e non sono d’accordo. E non solo quelli che stanno in occidente.

Ai tempi della fatwa di Khomeini contro Salman Rushdie l’occidente reagì fermamente, difendendo l’autore dei Versi satanici, e pagando un prezzo significativo: a cominciare da chi aveva avuto a che fare con il libro, traduttori, editori e librai in primo luogo. E allora potemmo ascoltare anche molte voci musulmane che si levarono contro una fatwa anche islamicamente ingiustificata (da sempre, del resto, abbiamo avuto la sensazione che Khomeini fosse più arrabbiato per la satira su lui stesso, descritto con trasparenti allusioni che lo ridicolizzavano nel suo esilio parigino, che per i presunti insulti a Maometto). Purtroppo, come noto, la storia si ripete più frequentemente come farsa che come tragedia. E oggi stiamo qui a discutere degli insulsi epigoni di una giusta battaglia di principi, da cui avremmo dovuto imparare qualcosa. Da entrambe le parti.

in “Mattino di Padova”, “Tribuna di Treviso”, “Nuova Venezia”, “Corriere delle Alpi”, 24 settembre 2012, p.1

Leave a Comment