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Il Monti bis sarebbe un errore

Il monti bis sarebbe un errore, 2 ottobre 2012, p.1 (“Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere della Alpi”)

Il governo tecnico è stata una necessità: non può diventare un destino. Per questo la scelta di Monti di offrire, con la vetrina di una platea internazionale, la propria disponibilità a rimanere al governo anche dopo le elezioni, è stata un errore grave: che rischia, come già sta accadendo, di appiattire il dibattito politico sul “Monti sì, Monti no”. Mentre il problema vero, se vogliamo rimanere una democrazia, è: come uscire dall’eccezionalità necessaria.

Necessaria: quando questa parentesi sarà finita, il paese ricorderà Monti come un salvatore della patria, come una di quelle ‘riserve della Repubblica’ che sono state così preziose nella storia italiana, prestando i propri civil servants migliori alla politica.

Ma nondimeno eccezione: che non può diventare la norma. In democrazia i governi hanno un mandato popolare: si eleggono, quale che sia il sistema attraverso cui lo si fa. Ipotizzare, già oggi, che le prossime elezioni siano di fatto irrilevanti, e che si debba poi nominare una persona che non è passata per il vaglio elettorale, vuol dire condannare la democrazia italiana alla morte per inedia (perché Monti non ha alcuna intenzione di presentarsi alle elezioni; lo facesse, le cose sarebbero diverse, e sarebbe costretto a cercarsi il consenso, come tutti). Incidentalmente, significa anche far esplodere ulteriormente l’astensionismo, con pericolosi riflessi sulla sostanza della democrazia: perché votare, se tanto dovrà governare un tecnico? E, infine, sarebbe un devastante disincentivo all’autoriforma della politica: perché cambiare politica, modo di farla, regole e facce, se tanto si da poi una delega in bianco al tecnico di turno, e ci si accontenta di lasciarlo governare, continuando a farsi gli affari propri?

La supplenza tecnocratica, in questo modo, rischia di andare oltre il limite sopportabile a una qualsivoglia dinamica politica. La soluzione è un’altra. Deve crescere una politica nuova, diversa: e sta crescendo, nonostante tutto. E dobbiamo liberarci della vecchia politica, che ci ha portato al disastro attuale. Ora, mentre il governo Monti ha rappresentato una benvenuta discontinuità, la sua reiterazione anche dopo nuove e democratiche elezioni (purché lo siano, naturalmente: purché si cambi sistema elettorale e si consenta ai cittadini di scegliere davvero) sarebbe una jattura e un freno, proprio per i processi di modernizzazione del paese che il governo Monti ha cercato di introdurre, o avrebbe dovuto farlo, o avrebbe voluto, o comunque era chiamato a promuovere. Perché dietro di esso, sotto ad esso, mimetizzati da esso, ci sono e ci saranno i peggiori continuisti della storia repubblicana: quelli che, come al solito, vogliono cambiare qualcosina perché niente cambi sostanzialmente; quelli, soprattutto, che vogliono continuare ad esserci, a qualunque costo.
Ebbene, no. Abbiamo bisogno di una nuova classe politica e di un nuovo ceto dirigente, anche fuori dalla politica. Con facce, idee, azioni nuove. E senza alibi.

Grazie, presidente Monti. Cercheremo di utilizzarla al meglio, in futuro: del resto è già senatore a vita, e il suo contributo potrà darlo in molti modi. Ma, per favore, non si autocandidi, non si renda ‘disponibile’, come i peggiori cacicchi della prima e della seconda repubblica, come i tanti deretani di bronzo che non riusciamo a far schiodare dalla sedia. Abbiamo già dato, con loro.

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