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Elezioni? Vincono gli indecisi

L’esercito di indecisi e astenuti, in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, 21 ottobre 2012, p.1 (anche in “Piccolo Trieste”, 20 ottobre)

Votano, ma sempre meno e in maniera sempre più differenziata, e in qualche modo nuova, diversa. O non sanno più cosa votare: non sanno per chi e soprattutto perché. Sono gli italiani, come li fotografa l’ultimo sondaggio Swg sulle intenzioni di voto.
Il primo partito sono già oggi gli indecisi, quelli che non sanno più per chi votare: il 29%, quasi un terzo del corpo elettorale che non sa più dove guardare, dove ancorarsi, a chi dare fiducia. Che si aggiungono a un 18-20% di elettori che già oggi dichiarano invece che si asterranno. Delusi dai partiti della prima e della seconda repubblica, che stanno finendo il loro ciclo politico negli scandali che da nord a sud stanno facendo crollare giunte ad un ritmo forsennato, anche in roccaforti un tempo inattaccabili, come il Lazio e la Lombardia. Ma delusi anche dal governo tecnico, la cui popolarità è in costante calo, anche se riscuote tuttora più fiducia di qualsiasi partito: e oggi si attesta al 37%, perdendo due punti in una sola settimana (quella di una legge di stabilità per molti versi ulteriormente e incomprensibilmente punitiva).
Si tratta di una catastrofe del senso di coesione sociale, prima ancora che politica. Preludio a ulteriori cambiamenti. Lo dimostrano i dati su coloro che invece a votare si recheranno, e sanno anche per chi. Il Partito Democratico, meno coinvolto negli scandali in cui sono implose le giunte regionali lombarde e laziali, ma anche la Sicilia e Reggio Calabria, tutte governate dal centro-destra, è il primo partito, salendo al 25,9% delle intenzioni di voto. Ma il secondo partito è oggi sempre più saldamente il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, salito ancora al 21%. In discesa ulteriore, e non potrebbe essere altrimenti, il PDL, crollato al 14,3%, e probabilmente destinato a un ulteriore drammatico calo, anche a seguito di una litigiosità interna sempre più fragorosa e senza segni di costruzione di una prospettiva politica alternativa. Si è fermata la caduta della Lega, oggi al 6% sul piano nazionale (il 12,2% nel nord). Al 6% anche, in leggero aumento, Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Vendola. In calo l’UDC, al 5,2%, ma anche l’Italia dei Valori di Pietro, al 4,3%, che sconta maggiormente la concorrenza grillina. Il resto sono briciole.
E’ un quadro significativo di quel che potrebbe accadere. Anche perché, con il sistema elettorale che si profila, non ci sarebbe praticamente maggioranza possibile senza il Movimento 5 stelle: e quindi o ci si allea con esso, ipotesi per ora non presa in considerazione dalle altre forze politiche e per la quale è vistosamente impreparato, o si va dritti verso una qualche altra forma di grande coalizione.
La partita tuttavia è ancora aperta. Insieme, astenuti e indecisi fanno la metà esatta del corpo elettorale: un italiano su due non voterà, o non sa ancora per chi farlo, e non sente alcun motivo di vicinanza a nessun partito. E’ un dato significativo di un’incertezza, di uno sbandamento, e la testimonianza del fallimento complessivo non solo di alcuni partiti e di alcuni leader, ma di un intero sistema politico (e, come stiamo scoprendo ogni giorno con dovizia di dettagli, politico-affaristico: che, più si scende di livello, più coinvolge trasversalmente tutte le forze politiche). E’ probabile che molti degli indecisi trasformeranno la loro indecisione in astensione: oppure si lasceranno tentare all’ultimo minuto da qualche forma di voto di protesta.
In questo quadro la sola traccia di controtendenza, al momento, sembrano essere le primarie. E’ anche grazie ad esse, e al dibattito che intorno ad esse si è prodotto, che il PD è ancora la prima forza politica, con consensi in aumento. E potrebbero incanalare, insieme all’attenzione sui partiti e i leader che vi partecipano, anche una parte almeno degli indecisi e dello stesso voto di protesta.
Resta la sensazione vivissima di essere alla fine di un ciclo. Come Tangentopoli ha segnato la fine della prima repubblica, gli scandali odierni e le prossime elezioni segneranno la fine della seconda. Ma appare assai scarsa la consapevolezza di essere agli albori di una terza repubblica da fondare tuttavia su basi più solide, con una prospettiva di lungo periodo, coesiva, riformatrice, e finalmente di sistema.

http://appuntidallacrisiitaliana-padova.blogautore.repubblica.it/2012/10/19/e-in-arrivo-uno-tsunami-politico/

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