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L’onore delle armi: chi ha ‘non vinto’ alle primarie

Chi ha perso le primarie? In fondo nessuno: e non solo perché è
tradizione che, nei commenti post-elettorali, si possa solo vincere o
pareggiare, mai perdere. Ma qualcuno le ha ‘non vinte’, e non
andrà al ballottaggio.
.
Vendola non esce male dal primo turno, tutt’altro. Il suo 15 e rotti per cento si può
considerare un successo significativo. Che lo accredita come figura di
rilievo nazionale, in ogni caso: con cui si dovranno fare i conti, in
futuro. Come peso politico. Come portatore di una visione che è comunque
accreditata di un consenso più largo di quello che ha ricevuto, e che va
molto al di là del partito che lo sosteneva ufficialmente, Sel, e delle
poche altre microsigle della galassia postcomunista che hanno
fatto lo stesso (consenso che include un pezzo di Pd, che ha votato per
lui: che cercava il cambiamento, ma si sentiva distante da Renzi). A suo
merito va, tra le altre cose, di aver portato nella battaglia politica del
centrosinistra un pezzo di elettorato che, altrimenti, ne sarebbe stato
fuori, e non avrebbe votato altri candidati. Un valore aggiunto
importante, per l’insieme del centrosinistra.
.
Puppato sperava probabilmente di più: di fatto, hanno inciso poco sia
l’effetto novità che l’effetto genere. Ma anche in questo caso è una mezza
vittoria, anche se al di sotto delle aspettative. Per i dati del Veneto, innanzitutto: che dimostrano come
abbia saputo portare su contenuti diversi, più ambientali, e spendibili
più pragmaticamente che ideologicamente, un elettorato che altrove, dove
non era conosciuta, ha sostenuto Vendola, e in parte anche Renzi.
Sostenuta da una militanza generosa, e priva sostanziamente di appoggi nel Pd, si è impegnata in una battaglia della
quale non si erano probabilmente soppesati fino in fondo costi e
implicazioni, e la necessaria preparazione. Ma ha rappresentato uno stile
di sobrietà che si è notato, comunque.
.
Tabacci, diremmo non pervenuto. Le sue percentuali sono al di sotto della
stima nei confronti del personaggio. Ma, palesemente, una figura come la
sua conta di più, nel centrosinistra, come alleato e come competente
compagno di strada (non a caso, in entrambi questi ruoli, è stato molto
opportunamente coinvolto nella giunta Pisapia) che non come riferimento e
potenziale leader di uno schieramento che, con tutta evidenza, non l’ha
riconosciuto come tale. A suo onore il fatto di non essersela presa con
nessuno: né con i due promossi al ballottaggio, su cui si sono concentrate
le maggiori attenzioni, né con gli altri candidati, né con i media. Anche
lui, comunque, ci ha guadagnato in visibilità senza perdere in serietà.
Bilancio positivo ugualmente.

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