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Primarie: chi ha vinto il primo turno

Dai seggi, lezione di democrazia, “Il Mattino”, 27 novembre 2012, p.1 (anche la “Nuova di Venezia”, “Tribuna di Treviso”, “Corriere delle Alpi”, “Messaggero veneto”)

Per una volta, il gioco non è a somma zero, e hanno vinto davvero quasi tutti. Ha vinto Bersani. Ha vinto Renzi. Ha vinto il Partito Democratico. Hanno vinto le primarie.
Ha vinto Bersani, non c’è dubbio. Che nelle primarie ha creduto, e ci si è giocato con coraggio. Il segretario del PD ne esce vincente al primo turno, con un buon distacco, e largamente rilegittimato, anche agli occhi di chi non l’ha votato. Se sarà lui il vincitore al ballottaggio, otterrà un’investitura di autorevolezza che senza le primarie non avrebbe mai avuto. Se dovesse perdere, sarà comunque il segretario che ha creduto nel rinnovamento del partito: un ruolo storico, comunque vada a finire.
Ha vinto Renzi. Lo sfidante che ha imposto molti dei temi di queste primarie e il loro senso vero, ne esce con un risultato gigantesco, capitalizzato in poco tempo. Con un 3% di parlamentari del PD a suo sostegno, e percentuali simili nell’apparato e tra gli amministratori, ha mostrato che esiste un altro partito e un altro elettorato di centrosinistra, che era in cerca di rappresentazione e ora l’ha trovata. Per lui e per i suoi sostenitori si apre una stagione completamente diversa, e un ruolo di un’importanza insperata fino ad ora: le primarie, per Renzi e i suoi sostenitori, sono davvero solo l’inizio di una storia che potrebbe segnare non solo il centrosinistra, ma il Paese.
Ha vinto il PD. La prova di organizzazione, di volontariato e di democrazia interna che ha dato con queste primarie si tradurrà in consenso non volatile e in autorevolezza alle prossime elezioni. L’effetto di trascinamento, sulle intenzioni di voto alle prossime elezioni, è già cominciato. E ha mostrato un volto nuovo: non più solo in continuità con il passato. Di fatto, il Partito Democratico come partito nuovo nasce con queste primarie. E con esse si è conquistato una centralità, nel polo di centrosinistra ma anche nel Paese, indiscutibile. Nessuno potrà più dire che è solo l’amalgama mal riuscito di vecchi partiti della prima repubblica, come credono alcuni dei suoi stessi antichi dirigenti. L’innesto dell’ulivo nuovo sulle radici del vecchio – la metafora evangelica assume qui coloriture politiche evidenti – si può dire, da ieri, riuscito.
Hanno vinto infine le primarie come metodo, come risposta costruttiva alla crisi di legittimità della politica, e all’antipolitica come progetto. Queste sono state le prime primarie vere, realmente contendibili, con progetti autenticamente diversi, dall’esito non scontato. L’elettorato ha mostrato di apprezzarle. Ormai si sono imposte: dovranno essere celebrate, da ora in poi, anche per i parlamentari, i sindaci, i consiglieri regionali. Sempre: salvo eccezione, e non come eccezione, come alcuni avrebbero preferito. E’ l’inizio di una storia politica originale, che potrebbe coniugare, in maniera persino inaspettata, le solide radici del passato con un’innovazione politica adatta ai tempi nuovi: perché il metodo incide sempre sul merito, e lo determina.
Infine, una considerazione a margine. Quasi quattro milioni di persone hanno scelto di fare politica, spendendo volontariato nel periodo di campagna elettorale, e tempo per votare. Non solo: hanno pagato per farlo. Incidentalmente, portando un cospicuo contributo volontario nelle casse del PD: molti, peraltro, lasciando più dei due euro richiesti come contributo. Si tratta di un segnale importantissimo: non tutta la politica è odiosa agli occhi della pubblica opinione. E certi contributi alla politica, se meritati, si danno volentieri. E’ una buona notizia. Non solo per il PD: per il Paese.

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