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Un appello al voto: per cambiare davvero

L’Italia si trova alla vigilia di un cambiamento di vitale importanza.

Il governo tecnico ha svolto una fondamentale opera di transizione. Ma presto la politica dovrà tornare a guidare il Paese. Un Paese ferito, schiacciato e umiliato dalle macerie materiali, politiche e morali che la Seconda Repubblica gli ha lasciato in eredità. Un Paese quindi da ricostruire, offrendogli un segnale di speranza, un orizzonte di riferimento, una visione propositiva e obiettivi concretamente raggiungibili.

L’impressionante serie di scandali che sta travolgendo le istituzioni del paese, il livello di inefficienza, di incompetenza e di irresponsabilità del sistema, è già molto oltre il livello compatibile con la stessa democrazia reale. Le diseguaglianze sostanziali, non solo di redditi e di rendite, ma di opportunità, e più complessivamente tra garantiti e non garantiti, sono tragicamente aumentate. E c’è bisogno di uscire da un immobilismo soffocante, da un continuismo sostanziale di metodi e di pratiche politiche, dall’incapacità di premiare il merito, la qualità e la competenza, dall’inabilità alla riforma e alla sperimentazione di nuove strade, dall’estenuante peso dell’inerzia (si è sempre fatto così, perché cambiare…), dal disprezzo delle virtù civiche, dal pressapochismo, dal parassitismo a spese del pubblico e all’ombra della politica.

Giudichiamo importante il riferimento a solide radici riformatrici e progressiste, in cui innestarsi e su cui costruire, presenti nel Partito Democratico e altrove; allo stesso tempo sappiamo che c’è una più ampia area di consenso riformista, che spesso non si sente rappresentata dagli attuali partiti e dai loro vertici, disponibile a impegnarsi intorno a un progetto di innovazione reale del Paese. Ma pensiamo che non possa essere lo stesso ceto politico che ci ha portato in questa situazione a farcene uscire con una prospettiva di cambiamento reale. Troppe le zavorre, troppi i legami con pratiche e stili politici che è necessario abbandonare al passato.
Questo Paese ha bisogno di ricambio e innovazione, e di una sostanziale ricostruzione, valoriale, di merito e di metodo. Ovunque. Nelle istituzioni, negli enti e nelle società partecipate, nell’associazionismo, nel mondo dell’impresa, negli ordini professionali, nel sistema del credito, nella pubblica amministrazione, nella scuola e nell’università. E naturalmente, prima di tutto, in politica.

E’ una responsabilità fondamentale di chi crede nel rinnovamento della politica, di chi è rimasto escluso da questo sistema profondamente ingiusto – i giovani talenti costretti ad emigrare, gli imprenditori che innovano e pagano le tasse, tutti coloro che fanno bene il proprio lavoro, nel pubblico e nel privato, come dipendenti o come lavoratori autonomi o professionisti, senza alcuna speranza che il loro sforzo venga premiato da altro che la propria dignità – e di chi si ritrova prigioniero dell’immobilità sociale perché privo delle relazioni che contano e che sole aiutano a contare, spingere nella direzione di un cambiamento che è nell’interesse di tutto il Paese, e la sua sola speranza di uscire realmente dalla crisi.

Matteo Renzi rappresenta per noi, più di altri candidati, questo orizzonte e questa possibilità: che trasmette nel suo programma e nel suo stile politico, e che incarna dal punto di vista generazionale. Ma è anche il candidato che, secondo la maggior parte degli osservatori, avrebbe, alle elezioni politiche, le maggiori possibilità e capacità di catalizzare consenso intorno a un progetto autenticamente riformatore, portando al governo una proposta di rinnovamento del Paese forte di un ampio consenso popolare.

Per questo sosteniamo Matteo Renzi come candidato alle primarie. Per questo invitiamo a votare per lui.

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