stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Un messaggio positivo, e uno strano pantheon. Il dibattito tra i candidati alle primarie

Primarie in Tv. Sugli schermi sogni e radici, in “Mattino Padova”, 14 novembre 2012, p. 1 (anche “Tribuna Treviso”, “Nuova Venezia”, Corriere delle Alpi”)

Forse avremmo preferito un confronto più cattivo. Un po’ più all’americana. Più coraggioso e incisivo nei cazzotti all’avversario. Più esplicito ed efficace nelle proposte in positivo. Ma è andata. Il confronto televisivo dei candidati del centrosinistra alle primarie è stato comunque un passo avanti: un elemento di maturazione della politica. Una possibilità di misurare amici ed avversari, o semplicemente di conoscere chi, i protagonisti di questa lotta politica (perché di questo si tratta, non di una gara canora, anche se si svolgeva negli studi di X factor), non li conosce ancora. Bene per il centrosinistra, che le ha fatte, le primarie, e il dibattito per farsi conoscere, uscendo così dall’elitismo e dal fanatismo da tifo calcistico della rete: e si conquista uno spazio mediatico. Certo, sui canali Rai, sarebbe stato meglio: in questo la paura di alcuni dirigenti, che il confronto sui canali più popolari non l’hanno voluto, è stato miope. Un grave errore, frutto di una paura che sa molto di vecchia politica: la nuova chiede trasparenza, e visibilità.
Cominciamo dalle domande. Il conduttore di Sky ha cercato di farsi capire, e va a suo merito. Forse avrebbe potuto essere più severo nel far rispettare i tempi, ma si può imparare. Negative invece le performaces dei supporter dei vari candidati, che si sono prodotti in una domanda a uno degli altri candidati. Tristemente impreparata quella di Vendola: una pessima testimonial dei giovani, tra l’altro. Obliqua quella di Renzi. Inutilmente militante quella di Bersani. Non particolarmente rilevanti gli altri. Insomma, una presenza fintamente dal pubblico, dal paese reale, che non cambia davvero le cose.
I candidati si sono mossi un po’ impacciati dal format, per loro nuovo, inusuale per il nostro paese: non più domande vaghe e risposte fumose e lunghe, senza contradditorio, ma domande brevi e dirette e tempo limitato per la risposta. Inedito, per l’Italia. Qualcosa che scopriamo tardi, ma finalmente arriva. Scontano perciò qualche difficoltà: nella poca capacità di farsi capire, in molti punti, nelle allusioni a cose che la gente non sa, nelle frasi politichesi, nelle citazioni inglesi date per scontate. E in questo il più ansimante è sembrato Bersani.
Globalmente, tuttavia, i candidati ne sono usciti indenni. E, in fondo, bene. Bene per l’effetto squadra, e per aver evitato la rissa da talk show, dando un senso complessivamente di adeguatezza al ruolo. Vendola, forse il più a rischio per il modo di parlare ellittico, e le note metafore, è riuscito a farsi capire con chiarezza. Renzi è stato capace di alcuni riferimenti molto netti, che restano nella memoria. Chiaro Tabacci, anche se con troppi riferimenti al passato, che non giovano a uno slancio sul futuro. Meno comunicativa delle attese Laura Puppato, apparsa a tratti a disagio, ma che sicuramente ha guadagnato in visibilità. Bersani è quello che assomigliava forse di più a se stesso: rassicurante, ma non sempre sufficientemente chiaro.
Un po’ sconcertante il pantheon del centrosinistra emerso dalla domanda sulle due figure di riferimento di ciascun aspirante leader. Che un po’ ha fatto rimpiangere i lunghi elenchi di ‘ma anche’ di Veltroni.
Bersani sceglie papa Giovanni. Per la capacità di cambiare rassicurando. Tenero, per i meno giovani, ma inusuale come riferimento politico, e un po’ sorprendente per chi al mondo cattolico non appartiene. C’è da domandarsi cosa ne avranno pensato i suoi sostenitori. Vendola indica Carlo Maria Martini. Un riferimento più intellettualmente raffinato. Ma anche qui ci si interroga sull’effetto di spiazzamento dei suoi supporter. Alla fine, i leader che si accreditano come più di sinistra, citano rispettivamente un papa e un cardinale. Renzi cita Nelson Mandela e una blogger tunisina: forse un po’ esotico, ma significativo, e più adatto a rappresentare il cambiamento, rispetto ai precedenti, il primo; mentre è suonato troppo artificioso il riferimento alla seconda. Puppato ha citato Tina Anselmi e Nilde Jotti. Alla prima è stata paragonata da alcuni suoi supporter entusiasti: la seconda non è proprio il nuovo che avanza.
Tabacci cita De Gasperi e Marcora. Ancora una volta rivolto al suo passato: ma De Gasperi almeno è chiaro e noto, Marcora i più, specie i più giovani, non sanno chi sia.
E c’è da domandarsi, in prima persona: se avessi vent’anni, o trenta, che stimoli potrei trarre da questi riferimenti e da questi richiami? Quale ispirazione all’impegno politico, quale spinta al cambiamento del paese? Quali mi coinvolgerebbero davvero? Con quanta passione? E forse qui c’è davvero materia di riflessione, per il centrosinistra italiano. Su dove sono le sue radici. E quali sono i suoi sogni.

Leave a Comment