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Zanonato e Schettino

Sono rimasto molto colpito dall’intervista del sindaco Zanonato sulle primarie, rilasciata al “Mattino”.
Non per la sua scelta a favore di Bersani, del tutto ovvia e ampiamente conosciuta: una non notizia.
Non per l’analisi politica. Condivisibile o meno, ricalca schemi anch’essi noti.
La cosa che più mi ha colpito è un’altra. E la dico dopo una doverosa premessa: che sono arcistufo della propaganda ‘contro’, del veleno antiqualcuno che – in queste ore, in crescendo rossiniano – sta ammorbando l’aria delle primarie, con particolare veemenza sul web, da parte di tutti. Dove ci si esercita molto di più a parlare male dei candidati concorrenti che a parlare bene del proprio, dove le allusioni hanno molto più spazio degli argomenti, dove si trovano molte più asserzioni contro qualcuno che per qualcosa. In parte è fisiologico, in parte è patologia, non particolarmente avvincente, oltre tutto.
Detto questo, le parole di Zanonato su Renzi continuano a interrogarmi. Non perché lo critica: si sapeva, e in queste settimane non ha mai nascosto, e anzi ha piuttosto ostentato, la propria legittima antipatia. Ma per il modo in cui lo fa: le sue parole, prima ancora che per le argomentazioni, colpiscono per il tono, per l’accento. L’idea che il sindaco di una città – da nonno a nipotino, sembrava, da senior a junior, da politico di lungo corso a new entry – paragoni a Schettino il sindaco di una città molto più importante, più ricca di storia e di cultura, infinitamente più internazionalizzata, imparagonabilmente più vivace, una delle grandi capitali storiche e culturali d’Italia, e certo non governata peggio, parlando dall’alto in basso, devo dire, mi fa tanto, ma tanto riflettere. Su un fenomeno assai più ampio di Zanonato: su un ceto politico autocentrato, timoroso di perdere il proprio ruolo, incapace di ascolto di quanto avviene nella società (Renzi può assai legittimamente non piacere: ma se il fenomeno Renzi esiste ed è così significativo, qualche ragione ci sarà), di un’arroganza magari inconsapevole ma che colpisce (visto che di arroganza non passa giorno che non si accusi la new entry, per via della rottamazione; il minimo che si può dire, è che parlano lo stesso linguaggio).
Mi fermo qui. Ma c’è davvero argomento di riflessione.
E ora basta: questo è anche l’ultimo commento sulle primarie. Computer spento. Adesso riposo: fino alla conta delle schede.

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