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I gerontocrati

Ce la prendiamo sempre con la politica: sempre le stesse facce, c’è bisogno di lasciare spazio ai giovani, non è possibile che gli uomini di potere mantengano posizioni lautamente retribuite per decenni, anche molti anni dopo la pensione, rallentando un sano e fisiologico ricambio. Tutto giusto. Poi, quando tocca alla società civile dare l’esempio, come ci comportiamo? E perché accettiamo da essa ciò che dalla politica non accettiamo più?
Prendiamo il caso delle fondazioni bancarie: un gerontocomio. Assai agiato, peraltro. Dino De Poli, presidente della Fondazione Cassamarca, anni 83, è stato appena riconfermato nel suo ruolo. Antonio Finotti, anni 84, è appena stato riconfermato nel ruolo di presidente della Fondazione Cariparo. Il presidente di tutte le fondazioni bancarie, nonché presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, in confronto ci fa la figura del ragazzino, visto che ha solo 78 anni, anche se è in carica da 15.
Sono sicuramente tutte ottime persone: competenti, e navigate. Navigatissime, evidentemente, visto che continuano a essere riconfermate nel loro ruolo. Ma davvero non c’è nessuno, nelle rispettive banche e fondazioni, e nell’intero mercato del lavoro, in grado di sostituirle? Magari con un po’ più di freschezza, di capacità di guardarsi intorno, di intuire o immaginare novità, di costruire un futuro?
Davvero non c’è nessuno in grado di sostituire, con una indennità magari un tantino ribassata, un De Poli, che si è appena autoridotto a soli 350.000 l’anno la sua, di indennità (e di questo naturalmente va ringraziato), un Guzzetti, che oltre al suo, di stipendio, immaginiamo lauto, percepisce due vitalizi (come ex-parlamentare ed ex-consigliere regionale, per un totale di quasi 13.000 euro al mese), o un Finotti, di cui ignoriamo lo stipendio (a suo merito va che lui, non essendo un ex-politico, non percepisce vitalizi…)?
Chiediamocelo con franchezza. Sono al potere perché sono i migliori, o perché controllano da troppo tempo le leve giuste e nessuno osa mettersi contro di loro? Ed è sano, questo, per la società? Ed è etico il cumulo di cariche e di indennità, di fronte a una crisi che sta strangolando, molto letteralmente, migliaia di persone, anche tra i correntisti delle suddette banche?
Non abbiamo niente contro nessuno dei tre personaggi citati, che immaginiamo persone squisite. Ma se davvero abbiamo individuato nell’immobilismo e nella gerontocrazia alcuni tra i mali principali di questo paese, tra quelli più significativi nel contribuire a tener fermo l’ascensore sociale per tutti gli altri (insieme al corporativismo, al difetto di meritocrazia, alla mancanza di misura della qualità del lavoro…), perché subiamo tutto questo? Perché non diciamo nulla? Perché lasciamo fare?
Il problema non è legato a singole persone, ma a un sistema. Di fronte a una generazione che abbiamo già lasciato in condizioni molto più difficili di quelle che abbiamo affrontato noi, non possiamo continuare a occupare o lasciar occupare tutte le posizioni chiave come se niente fosse, a dispetto di tutto.
La politica ha bisogno di rinnovamento e di ricambio. Ma la società civile, e molte istituzioni, spesso non sono da meno. Vogliamo cominciare, da qualche parte?

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