stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

La destra torna al passato

La destra torna al passato, in “Mattino Padova”, “Tribuna Treviso”, “Nuova Venezia”, “Corriere delle Alpi”, 12 dicembre 2012, p.1

Ora lo sappiamo con certezza. Non c’entrano nulla le dichiarazioni del ministro Passera, e nemmeno le norme sull’incandidabilità. Come non c’entra la crisi economica o l’agenda politica del paese. La decisione di Silvio Berlusconi di togliere la fiducia al governo e di candidarsi alle elezioni è una partita tutta interna al Popolo delle libertà e alla sua leadership. Il nervosismo di una destra (perché è il caso di chiamare le cose con il loro nome: questo non è un centrodestra) indecisa a tutto si avvertiva da mesi, tra abbandoni silenti e dissensi manifesti, ricerca di nuovi possibili approdi da parte dei parlamentari in cerca di rielezione e sondaggi impietosi. Se in questi giorni si è manifestata con più forza, è perché la scadenza elettorale si avvicina, le primarie del centrodestra (che avrebbero solo certificato pubblicamente il tracollo, dominate come erano dalla moltiplicazione di candidati improbabili e dalla modestissima partecipazione prevista) andavano evitate, e la riorganizzazione interna al mondo cattolico, se fosse andata avanti, avrebbe potuto portare via al centrodestra una parte significativa di voto moderato. E’ questo spauracchio, soprattutto, che si è voluto evitare. Il tempo lavora contro Berlusconi e a favore di chi vuole riorganizzare il campo moderato. Non lasciargliene la possibilità è l’ultimo disperato tentativo di mantenere il proprio spazio. Come lo è il giocare ancora la carta di Berlusconi leader: capace di attrarre ancora quel po’ di consenso personale che i nani e le ballerine della destra, dal segretario dimezzato Alfano in giù, non sono in grado di garantire. Non solo. Essere il leader significa avere comunque l’ultima parola sulle liste elettorali: un ruolo che il cavaliere non può farsi sfuggire, oggi ancora più importante dato il calo previsto nel numero dei parlamentari. La fedeltà al capo diventerà, ancora più di prima, dirimente. Infine: è più conveniente arrivare alle elezioni in posizione di attacco rispetto a un governo autorevole ma impopolare nelle sue scelte, che come suo leale sostenitore. E questo il fiuto politico di Berlusconi lo sa bene. Da qui le sue scelte.
E così, mentre il centrosinistra, archiviate le primarie, si consolidava sotto una leadership e un progetto riconosciuti, incrementando il suo consenso, e il centro si riorganizzava, Berlusconi ha pensato bene di estrarre l’ultimo coniglio dal suo cappello: se stesso.
Adesso la destra un leader ce l’ha: ed è lo stesso di venti anni fa, il fondatore e proprietario del partito. Si torna al passato: il leader di oggi è quello di ieri, il partito di oggi è, come ieri, quello che il leader vorrà, con le persone che deciderà. Senza progetto condiviso, senza discussione collettiva su finalità e obiettivi. Ma vent’anni, in politica, sono un’era geologica: la durata del fascismo, per dire. Non passano senza conseguenze.
La destra italiana ha scelto di non scegliere. Di tornare al passato perché non sa dove vuole approdare in futuro: tanto meno dove vorrebbe portare il paese. Per cui si affida all’unica carta che ha: il leader, che qualcosa salverà. E all’unico metodo che conosce: l’opposizione (ieri ai comunisti, oggi al governo Monti). Il suo programma, lungi dall’essere un progetto per il paese, sarà una critica al governo, e basta: dimenticando, naturalmente, che il governo tecnico è stato messo al lavoro per salvare un paese messo in ginocchio dal precedente governo Berlusconi, come aveva certificato lo stesso Berlusconi andandosene, “per senso di responsabilità nei confronti dell’Italia”. Nel 1994 scese in campo in nome di una rivoluzione liberale, che poi non si fece. Oggi, chissà…
Non è comunque il pieno di politica, ma il suo vuoto, che alimenta questo movimento: più simile allo sgambettare privo di direzione di un bambino agitato, che al cammino determinato verso un nuovo orizzonte di un adulto. Ci si muove per far vedere che si esiste, piuttosto che esistere per muoversi in una determinata direzione.
Intanto la borsa scende, e lo spread risale. E la cittadinanza ringrazia.

Leave a Comment