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Famiglie ‘diverse’: dignità e diritti

“Pari rispetto e dignità a tutti i figli”, in Mattino Padova, Nuova Venezia, Tribuna Treviso, Corriere delle Alpi, 7 gennaio 2013, p.1  (anche come “Garantire parità alle famiglie”, in Messaggero Veneto, p.1)

La scelta dell’azienda ospedaliera di Padova di consegnare ai genitori, per la visita ai loro neonati, due braccialetti, uno con la scritta “madre” e l’altro con la scritta “partner”, ha innescato un dibattito sentito e coinvolgente, che è bene non lasciare solo ai rispettivi pregiudizi ideologici (pro o contro).

Ciò che colpisce di più è che il caso di partenza sia stato quello di una coppia omosessuale: una lei incinta, un’altra lei come compagna (bella definizione, per inciso: il compagno e la compagna sono coloro con cui, al di là dei ruoli, si condivide il pane, cum panis), che sarebbe stato arduo chiamare padre. Ma sono sempre di più le situazioni in cui si ha a che fare con madri single, madri non single ma con un compagno che non è necessariamente il padre biologico, ed altre ancora.

Più in generale, la famiglia è cambiata enormemente, i modelli familiari si sono pluralizzati, e si moltiplicano i percorsi atipici. Il percorso lineare per definizione è quello di chi, figlio, si sposa e sceglie di diventare genitore, e la cosa finisce lì. I percorsi differenziati sono quelli di chi, per tracciare un caso ipotetico che racchiude varie e diffuse fattispecie, nato da una coppia, si ritrova con un solo genitore, per divorzio o separazione o morte, che poi si rimette in coppia (sposata o meno), magari con un partner che ha già figli altrove, o che porta in casa, e poi la coppia si rispezza (i secondi matrimoni hanno percentuali di divorzio maggiori), o semplicemente un genitore rimane vedovo. Da adulti, si potrà convivere o sposarsi (ma intanto, allungatasi la distanza tra primo rapporto sessuale e matrimonio, si sarà moltiplicato il numero dei propri partner sessuali e affettivi), per poi avere o adottare dei figli, per poi separarsi, avere magari relazioni parallele, da cui pure possono nascere altri figli, o una nuova relazione stabile con nuovi figli, per poi magari scoprire in tarda età le gioie della promiscuità sessuale, o quelle della solitudine o della vita con i propri pari, magari dei buoni amici, lontani dagli obblighi dei ruoli e degli affetti.

Nessuna di queste è una novità storica assoluta. Quello che è nuovo, è la frequenza con cui questi casi si diffondono, e la sensibilità sociale che li accompagna. Che il padre non sia sempre tale, per dire, era già noto alla saggezza classica: mater semper certa, padre un po’ meno… (pater nunquam). E non sempre i padri per ruolo corrispondono ai padri biologici, anche se non ne sono al corrente, o non lo sono i loro figli. Perché quello che conta è altro. Chi ci cresce, chi ci vuole bene, coloro con cui instauriamo un rapporto genitoriale, di responsabilità, di riferimento.

E oggi sappiamo meglio, con meno ipocrisia di ieri, cosa può nascondere una famiglia ‘normale’: quali violenze, quali comportamenti per nulla genitoriali o filiali, quali incapacità di assumere i ruoli materno e paterno.

La famiglia, in passato, era luogo di produzione, oltre che di riproduzione. Oggi non più: e l’abbiamo accettato. I cambiamenti sociali e i progressi nelle tecnologie procreative hanno fatto sì che si sia spezzato anche il legame tra matrimonio e procreazione: perché si sceglie di non procreare più (sono in aumento le coppie senza figli), o perché si procrea al di fuori del matrimonio (madri single, coppie di fatto e coppie omosessuali, ecc.). Mentre sempre più persone si ritrovano a crescere, anche solo nelle famiglie ricomposte a seguito di un divorzio, figli non propri. Niente di più giusto che la società, di questo, tenga conto.

Tocchiamo, infine, un tema delicato e serio: quello degli archetipi, paterno e materno. Il bisogno e il diritto di avere un padre e una madre. Certo, è un tema importante: ce lo ricordano la mitologia e la psicoanalisi. Sappiamo tuttavia che molti sono vissuti senza l’una o l’altra figura (anche solo perché rimasti orfani), o con una figura che sarebbe stato meglio non avere e non degna del ruolo o incapace di sostenerlo, o con un’altra che l’ha sostituita, e che ha incarnato l’archetipo in diverso modo. Mentre tra gli archetipi dell’occidente c’è anche quello di una strana famiglia di Nazareth, in cui una donna rimasta incinta in qualche strano modo e un po’ per caso, e un padre che sapeva di non essere il padre biologico,  hanno cresciuto un figlio con amorevole cura: una situazione molto moderna, verrebbe da dire, e d’attualità. L’Epifania ricorda che alcuni saggi, venuti da lontano, hanno voluto rendere omaggio a quel loro figliolo. Ai figli degli altri, ai loro genitori, non ci è chiesto di rendere omaggio. Ma garantire rispetto e parità di trattamento, questo sì.

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