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Ora il PD spera in Renzi

VERSO IL VOTO

Ora il Pd spera in Renzi
Allievi: «Ci vorrebbe autocritica»

Domani alle 21 il comizio del sindaco di Firenze in piazza delle Erbe. Il sociologo: «Zanonato si penta dei toni usati contro il rottamatore». Bettin: «Ora uniti»

PADOVA — «Mi piacerebbe molto, e credo che sarebbe un gesto di grande intelligenza, che quanti nei mesi scorsi, durante le primarie, hanno adoperato parole offensive, sprezzanti e volgari, sul piano personale ancor prima che politico, nei confronti di Renzi, facessero ora un minimo di autocritica. E la facessero pubblicamente». Alla vigilia dell’arrivo in città del sindaco «rottamatore» di Firenze, atteso domani alle 21 sul palco di piazza delle Erbe (lo stesso che, una settimana fa, ha ospitato lo show di Beppe Grillo), il professor Stefano Allievi, 54 anni, docente di Sociologia al Bo e «renziano» della prima ora, non usa mezzi termini: «Dai vertici del partito all’ultimo dei militanti, tutti quelli che legittimamente stavano e stanno dalla parte di Pierluigi Bersani, ma che osteggiavano Matteo Renzi con una straordinaria violenza verbale – scandisce Allievi – definendolo un corpo estraneo al Pd, uno di centrodestra oppure null’altro che una figura televisiva, beh, farebbero bene a ricredersi. E, se magari l’hanno già fatto, a dire chiaro e tondo che, in quei giudizi arroganti, si erano evidentemente sbagliati».

Nella sua analisi, il sociologo non risparmia il sindaco Flavio Zanonato, anzi: «Ricordo bene quando, prima all’assemblea nazionale del Pd dell’ottobre scorso e poi in parecchie uscite pubbliche successive, Zanonato sosteneva che a Renzi non fregasse nulla del partito e che il Paese non aveva bisogno di uno Schettino come lui. Ecco – sottolinea Allievi -mi piacerebbe che pure il sindaco facesse un po’ di autocritica e, magari, si pentisse per l’asprezza di quei toni. Anche perché, dalle primarie ad oggi, l’unico che si sta dimostrando coerente è proprio Renzi: aveva promesso di dare una mano a Bersani in campagna elettorale, e lo sta facendo; aveva promesso che sarebbe rimasto nel Pd, ed è rimasto; aveva promesso che non si sarebbe candidato in parlamento, e non si è candidato». Domani sera, quindi, appuntamento in piazza delle Erbe: «Da Bersani in giù, si sono resi conto che, in vista delle elezioni politiche di fine mese, Renzi è in grado di far prendere al Pd alcuni voti che altrimenti non prenderebbe.

Dunque, dopo averlo sbeffeggiato, si trovano adesso ad avere cinicamente bisogno di lui. Attenzione, però – ammonisce il sociologo – non tutti quelli che alle primarie hanno votato per Renzi, voteranno per Bersani tra dieci giorni. Anzi, una buona parte di loro ha già virato su Oscar Giannino o Mario Monti ». Pacata la reazione di MassimoBettin, responsabile organizzativo del Pd cittadino e «bersaniano » di ferro: «Le primarie, proprio perché vere, sono state un momento di svolta. Un grande partito discute alla luce del sole, anche con asprezza. Scagnozzi o truppa cammellata (come Renzi aveva apostrofato i bersaniani come Bettin, ndr) sono espressioni che nemmeno ricordo, siamo un partito senza capi e che, a differenza di altri, sa ancora discutere senza genuflettersi al comico o miliardario di turno. Oggi le primarie sono finite e abbiamo davanti una battaglia ben più importante da vincere insieme. Tutto il Pd cittadino, senza distinzioni, in queste ore lavora pancia a terra per l’evento. Destra, Lega e populisti vari – sentenzia Bettin – sono terrorizzati dall’accoppiata vincente Bersani-Renzi».

D.D’A.
14 febbraio 2013© RIPRODUZIONE RISERVATA

“Corriere della sera”, inserto Veneto, 14 febbraio 2013, p. 11

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