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Renzi e Grillo, unici leader carismatici

In una campagna elettorale deprimente, ripetitiva (nel riportarci a contenuti e slogan di vent’anni fa) e levantina (nelle plateali logiche di scambio) come poche altre in passato, che avrà come esito di far aumentare ulteriormente l’astensionismo, l’unico antidoto non sono i contenuti, ridotti a pappette inconsistenti da quasi tutti i contendenti, incluso l’algido professor Monti, ma il cuore e le emozioni. Che in politica ha un altro nome: carisma.

Solo che anche il carisma, quel dono della grazia, quel tocco personale, difficile da descrivere e da spiegare ma chiarissimo ed evidente da sentire, come l’amore, capace di sedurre e trascinare singoli e collettività, è merce rara e preziosa, in politica come altrove. Appannatosi e invecchiato quello di Berlusconi (uno sulla piazza da vent’anni, e che a fine legislatura di anni ne avrà 82), scomparso quello di Bossi, esistono oggi solo due leader carismatici sulla piazza politica. Uno è Beppe Grillo, l’altro è Matteo Renzi.

Le differenze di stile, prima ancora che di linea politica e di obiettivi strategici, tra i due sono molte. Entrambi sanno tenere in mano la piazza, e condurla. Entrambi sono capaci di improvvisare, di fare battute, di rendere la politica spettacolo, nel senso nobile. Come lo era nell’agorà greca, o in certe tenzoni retoriche romane (e sarebbe davvero uno spettacolo assistere oggi a un duello dialettico in piazza tra i due). Entrambi sanno parlare a braccio, e farsi comprendere da tutto il pubblico presente, disseminando riferimenti a linguaggi propri solo di alcuni, che si sentono così riconosciuti nelle loro rispettive individualità. Ma la principale differenza tra loro sta nella loro storia, che si riflette nel loro stile e a maggior ragione nella loro proposta. Grillo nasce come uomo di spettacolo, e solo tardivamente si è improvvisato leader politico: la sua capacità dialettica e logica è quindi più forte nella pars destruens. Sa descrivere splendidamente, con graffiante ironia, il paesaggio politico attuale e i suoi rappresentanti, che del resto si prestano facilmente, ma è debole nella capacità immaginativa. Renzi nasce invece come politico, ma capace anche di far spettacolo: quindi, seppur bravo anche lui – ma meno graffiante (usa l’ironia verbale ma assai meno le smorfie facciali e il linguaggio del corpo, ad esempio) – nella pars destruens, è capace di esercitarsi anche nella pars construens, riuscendo a far immaginare un mondo diverso, e intravedere scenari futuri (in stile alto e vagamente kennedyano, non a caso un suo modello di ispirazione). Su questo Grillo è assai più balbuziente (difetto letale, per un uomo di spettacolo), e non a caso si limita a vaghissimi cenni programmatici. Ciò è dovuto al fatto che Renzi era già sindaco di una grande città come Firenze, dopo aver vinto delle difficilissime primarie contro il suo stesso partito, quando è stato proiettato dalla visibilità mediatica delle primarie per la premiership sul palcoscenico nazionale; mentre Grillo non ha mai amministrato e governato altro che il proprio blog e la propria società. In questo, la differenza si sente.

Peccato che il carisma sia qualità essenzialmente personale, che non si trasmette facilmente alle sigle. In questo Grillo è in vantaggio, non essendo il suo un partito, ma una lista personalistica che da lui dipende. Il travaso di carisma dalla persona al voto di lista, anche se materialmente con il voto si va ad eleggere un’altra persona, è più facile e immediato, perché Grillo il suo partito se l’è creato a propria immagine. Non così per Renzi, che deve tentare il compito, lievemente contro natura rispetto alla natura del carisma, di travasarlo su una sigla che gli preesisteva e divisa a metà su di lui (e che nella metà dominante l’ha aspramente combattuto e ne ha solo recentemente scoperto – in particolare nel ceto dirigente – le qualità di leadership). Una parte, comunque consistente, del carisma di Renzi si travaserà sul PD; ma in misura minore rispetto a quanto il carisma di Grillo si riverserà, in maniera diretta e lineare, sul Movimento 5 Stelle.

Detto questo, il peso del carisma lo si giudica sul dopo: non sull’ottenimento del consenso, ma su cosa si è capaci di fare con esso. Quello di Renzi, in questa fase, si giocherà soprattutto su una partita di influenza interna (sui contenuti, più che di persone), che potrebbe tuttavia essere decisiva per l’indirizzo riformista del paese, mentre la partita della leadership di governo è rimandata alla prossima occasione utile. Quelli di Grillo si può giocare solo come opposizione: anche se pure l’opposizione può avere un ruolo, non foss’altro che di interdizione, comunque significativo nell’azione di governo – altrui.

Il carisma di Beppe e Matteo, unici a scaldare i cuori, in “Il Piccolo”, 18 febbraio 2013, p.1

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