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Se Beppe Grillo non è un alieno

Di Grillo parlavano tutti, quando era una novità: con sorpresa, e spesso con fastidio, o con sufficienza. Per un po’ se ne è parlato meno, dando per assodata una cospicua presenza di suoi parlamentari, ma anche la loro irrilevanza. Oggi si ricomincia a parlarne, guardando ai trend dei sondaggi. Se ne parlerà ancora di più dopo il comizio di Beppe Grillo a Roma, il 22 febbraio, in una piazza San Giovanni di solito occupata solo dai grandi partiti e dalle manifestazioni sindacali nazionali: che darà la misura della sua popolarità (Monti, per dire, in concorrenza con Grillo per il terzo posto dopo PD e PDL, si guarda bene dal prenotare piazze). Ma soprattutto se ne parlerà moltissimo a voto avvenuto. Tanto vale fare qualche pacato ragionamento in anticipo, e trovarsi preparati. Perché la presenza del Movimento 5 stelle alcune significative conseguenze le avrà.

La più rilevante è la notizia originaria. Sarà presente in parlamento, e con un peso che potrebbe essere determinante per la stessa durata della legislatura. I sondaggi accreditano il M5S di un peso tra il 14% e il 16%, con una tendenza in crescita, che è probabile verrà confermata dalle annunciate presenze tv di Grillo stesso. E sarà una sorpresa innanzitutto perché dei suoi esponenti, ben presto parlamentari, sappiamo poco o nulla. Non c’è una leadership di riferimento, a parte Grillo, e non c’è un ceto politico dirigente. Chi guiderà i gruppi parlamentari, e in che direzione, verso quali politiche, lo scopriremo (e probabilmente lo scopriranno anche loro) solo strada facendo: non a urne aperte, ma molto dopo. Un’incognita significativa, perché tra gli esponenti a 5 stelle troviamo di tutto: dal solidarismo impegnato laico e cristiano al qualunquismo spicciolo, dall’ecologismo spinto al liberalismo radicale, dai pasdaran della democrazia diretta all’elitismo tecnocratico.

Particolare rilevante è il fatto che quello al M5S è un consenso trasversale, che pesca cioè dalla destra e dalla sinistra, anche estreme (e da altri movimenti in origine antisistema, come la Lega), e pure, a differenza dei partiti maggiori, dall’astensionismo. E che si esprime su contenuti per lo più condivisibili, anche se generici al limite dell’impalpabilità (non a caso Grillo rifiuta e invita – anzi obbliga – a rifiutare i confronti con altri candidati). Tranne su alcune cose peraltro fondamentali, come i traumi economici sull’uscita dall’euro, o alcune sparate qualunquiste sulla mafia o sui sindacati (che però un consenso lo richiamano). Si tratta anche di un elettorato che rivendica la sua adesione: a differenza di parte dell’elettorato berlusconiano e in passato democristiano, non lo scopriremo solo al momento dello spoglio delle schede. Lo dice già oggi, per chi voterà. E spesso se ne fa vanto. C’è una fierezza, in questa adesione senza appartenenza (l’elettore tipo sa poco o nulla del M5S, che ha per ora un radicamento territoriale scarsissimo, e al massimo va in piazza a sentire Grillo), abbastanza paradossale, anche per gli studiosi abituati ad analizzare i movimenti sociali. Del resto Grillo appare l’ultimo leader carismatico rimasto sulla piazza. Lo erano Almirante o Berlinguer, lo sono stati in un passato più recente, in forma diversa, Bossi, Berlusconi e anche Veltroni, lo è oggi solo Renzi, che però non è candidato.

Grillo tuttavia non è un ingenuo. E non lo sono i suoi eletti. Lo stanno dimostrando in Sicilia, contrattando il loro appoggio a Crocetta con intelligenza. Anche se è vero che le leadership locali sono per loro natura, e per la natura stessa del M5S, in qualche modo più scelte, legittimate, e controllabili. C’è una cosa quindi che nessuno sta facendo ora, ma che sarà bene prepararsi a fare. Ragionare, nell’eventualità, non di alleanze, che Grillo rifiuterà, ma di appoggio contrattato su temi e proposte. In questo il ruolo del M5S potrebbe risultare meno ‘a perdere’ e più innovativo, in termini di sistema, di quel che appaia oggi, nella prospettiva attualmente dichiarata di uno splendido isolamento all’opposizione. Gli elettori, del M5S e di altri partiti, sono spesso più simili (non solo sociologicamente, ma anche nelle loro richieste e aspettative), di quanto siano distanti i loro rispettivi vertici. E’ bene che, da entrambe le parti, ci si cominci a riflettere.

Se Grillo non è un alieno, in “Messaggero veneto”, 9 febbraio 2013, p.1

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