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Bimbo conteso di Cittadella: dov’è lo scandalo

E’ una vergogna. L’abbiamo sentito dire da molti. L’abbiamo detto in molti. Ma cosa, esattamente, è una vergogna? Dove è lo scandalo, davvero?

Non vogliamo entrare nel caso specifico di quello che ormai è passato alla cronaca come “il bimbo conteso di Cittadella”. Né vogliamo parteggiare per l’uno o per l’altro genitore (pochi hanno parteggiato per il figlio), e dire quale è la soluzione giusta. Uno dei problemi di questa vicenda è precisamente che pochi, pochissimi, si sono posti davvero il problema di entrare, professionalmente, e dunque delicatamente, nel caso. Mentre molti sono intervenuti a gamba tesa, pur di dire la propria, di parteggiare, anzi, di tifare per l’uno o per l’altro. Dove il tifo va inteso, etimologicamente, per quello che è: una malattia, una febbre, un offuscamento.

Per noi lo scandalo c’è, eccome. E sta, in primo luogo, in un insieme istituzionale, che include giustizia e servizi sociali, incapace di agire velocemente e professionalmente, contando su apporti specialistici. In una giustizia che, tra l’altro, ha accettato per anni che una parte violasse i suoi obblighi legali nei confronti dell’altra, e dunque del figlio, impedendone gli incontri. Accade regolarmente, in molte migliaia di sentenze di divorzio, in cui uno dei due partner non paga il sostentamento dovuto o non rispetta i diritti di visita dei o ai figli, direttamente o indirettamente: ma non si può o non si sa fare niente, e si accetta che sia così, come un destino ineluttabile. Mentre è una forma di inciviltà istituzionale gravissima: uno dei grandi fattori di arretratezza di questo paese. La lentezza della giurisprudenza (tanto più grave in casi conflittuali come questi, che dovrebbero vedere una corsia preferenziale e una capacità di decisione rapidissima), e la diffusa mancata applicazione delle sue decisioni. Un paese illegale.

Lo scandalo sta nel rimpallo continuo di responsabilità e nel ribaltamento continuo di sentenze, troppo spesso basato sulle carte più che sulle perizie e sul rapporto diretto e personale con gli interlocutori coinvolti. In cui manca l’ascolto, nei modi dovuti, della vera parte lesa, che non è l’uno o l’altro coniuge, ma i figli. Anche questo accade in migliaia di casi di separazione. E anche questa è una forma di inciviltà sostanziale gravissima.

Lo scandalo sta nelle modalità, agghiaccianti, e che tutti abbiamo visto documentate in un video che ha fatto il giro del mondo, e che ha costretto alle scuse anche il capo di polizia, con cui si è riparato a un torto commettendone un altro: e sulla parte più debole, e incolpevole dell’incapacità di relazione civile dei genitori.

Lo scandalo sta nelle forme della mediatizzazione, nelle prese di posizioni aprioristiche, nelle fiaccolate di solidarietà con l’uno o con l’altro genitore, negli interventi dei commentatori, nel fariseismo diffuso, che fa discettare tutti su cosa è giusto, tutto facendo tranne che analizzare il caso concreto, con attenzione e rispetto. Nel dire che ha ragione la madre, o il padre, o che i bambini dovrebbero sempre essere affidati alla madre (e perché? in base a quale assurdo criterio, quando sappiamo che anche l’amore materno, non solo quello paterno, può essere egoistico, distorto, persino assassino?), o affidati congiuntamente a entrambi i genitori, a prescindere: quando molti affidi congiunti, specie nei casi di gravi conflitti tra gli ex-coniugi, sono semplicemente un’impossibilità tecnica, e un conseguente disastro relazionale, che rende più difficile la vita delle famiglie invece di salvaguardarle.

Lo scandalo, infine, sta nell’incapacità di rapportarsi tra loro dei genitori (nel loro prendere l’iniziativa personalmente, anche, senza rispetto dei tempi e dei modi decisi dalla legge: che vuol dire senza rispetto della legge), e nel far pagare la loro incapacità al figlio. Anche questo accade troppo spesso, e fa riflettere sull’analfabetismo affettivo diffuso nella società: che dovrebbe interrogarci sulle sue conseguenze, e farci correre ai ripari, lavorando sulla prevenzione, magari cominciando a insegnare i fondamentali delle relazioni sociali e l’abc dell’affettività come materia scolastica obbligatoria. Ma la responsabilità dei genitori, che è la causa di tutto, la mettiamo per ultima: perché che questo possa accadere la società lo sa. E dovrebbe essere lei a mostrarsi più matura dei suoi singoli membri. Anche a dispetto della loro volontà. E’ il suo ruolo, del resto. E’ la sua funzione. Troppo spesso, e anche in questo caso, disattesa.

Genitori, dov’è lo scandalo, in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, 22 marzo 2013, p.1

Una risposta a Bimbo conteso di Cittadella: dov’è lo scandalo

  • Anonimo scrive:

    rimango sconcertato dal comportamento del legale della madre, che con grande rabbia se la prende con una persona deceduta, sepolto in America e che non può dargli nessuna risposta di replica, inoltre il problema esiste visto che sconfermano diagnosi e trattamento, oggi con la risposta ai loro occhi positiva possono dimostrare che nessuna diagnosi o trattamento possa negare il figlio al padre. Bella responsabilità, visto che tutto ruota attorno a questa parola.

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