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Il pluralismo religioso e l’Europa

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Il pluralismo religioso: Stefano Allievi parla dell’Europa degli altri

MODENA. Oggi, alle 17.30, presso il teatro della Fondazione S. Carlo, si terrà la conferenza “L’Europa degli altri. La sfida del pluralismo religioso”, tenuta da Stefano Allievi, professore di Sociologia all’Università di Padova

di Chiara Bazzani

MODENA. Oggi, alle 17.30, presso il teatro della Fondazione S. Carlo, si terrà la conferenza “L’Europa degli altri. La sfida del pluralismo religioso”, tenuta da Stefano Allievi, professore di Sociologia all’Università di Padova. La conferenza rientra nel ciclo di incontri “L’Europa e le Religioni” dedicati al rapporto tra storia culturale e tradizioni religiose in Europa.

Professore Allievi, cosa accade all’Europa?

«C’è un processo di pluralizzazione sempre più ampio e che ha cambiato radicalmente il paesaggio culturale e religioso dell’Europa. Vorrei proporre un’idea di cosa sia una cultura in rapporto ad altre culture, non genericamente buonista, ma che includa tante nozioni, tra cui quella di conflitto come elemento assolutamente fisiologico. Vorrei riflettere su che tipo di società stiamo costruendo, non solo per accogliere o non accogliere l’altro, questo è solo un pezzo della questione e non sono neanche sicuro che sia il pezzo principale».

È possibile secondo lei costruire un’etica comunitaria condivisibile?

«Assolutamente sì, anzi di fatto accade già. Questi cambiamenti sono mal percepiti, e la presa d’atto sul piano legislativo e istituzionale è lenta, ma sul piano sociale è molto più rapida, per cui quello che può sembrare un problema sul piano istituzionale, tipo il riconoscimento delle varie religioni, è di fatto invece pratica accettata nelle scuole elementari. Un altro elemento è la condivisione. La laicità è un mezzo che apre spazi per l’inclusione della pluralità».

Le difficoltà non sono anche nei tempi per “digerire” e sedimentare la nuova realtà?

«Non c’è dubbio che ci sia un problema di tempistica complessiva e sociale. I processi hanno dei tempi che vanno rispettati. Ma c’è anche un problema di comprensione delle dinamiche: il pluralismo culturale e religioso è un cambiamento di paradigma gigantesco rispetto all’autocomprensione che abbiamo della nostra società. Se uno compra la guida dell’Italia, nelle paginette iniziali ci sarà scritto che è un paese cattolico, se uno compra la guida della Svezia ci sarà scritto che è luterano ecc. Cioè è una comprensione anche a livello banale, se vogliamo, che non è più così. Anche se non esistessero gli immigrati sarebbe dura definire l’Italia un paese cattolico e basta, perché c’è un processo di pluralizzazione interna, dei riferimenti culturali e di utilizzo di questi riferimenti».

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