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Treviso, la nuova Parma a 5 stelle

Inchiesta

Treviso, la nuova Parma a 5 stelle

di Cinzia Franceschini e Davide Lessi

Viaggio in Veneto, tra capannoni sfitti e piccoli imprenditori esasperati dalla crisi. Nelle roccaforti leghiste M5S è diventato primo partito. ‘Siamo stati ignorati da tutti, solo Grillo e Casaleggio ci hanno ascoltato’

(05 marzo 2013)

Campagna veneta, ai confini del comune di Treviso. Proseguendo lungo la strada di Canizzano, spalle al centro storico, si incrocia la zona industriale di Quinto. Silenzio. Come al museo. Si entra nel reparto di archeologia post-industriale: i capannoni, più o meno vecchi, sono scatoloni vuoti fasciati da cartelli “affittasi”. Dove si lavora lo si fa anche gratis o, come racconta la Cgia di Mestre, stipendiati a rate: manca la liquidità.

Per capire il voto a Nordest, bisogno partire da qui. Da un territorio, quello che fa da sfondo al libro di Massimiliano Santarossa, Viaggio nella notte (Hacca edizioni), e dai suoi abitanti, i “cristi della periferia” lasciati soli, inascoltati (l’inchiesta dell’Espresso). «A novembre abbiamo mandato ai partiti una decina di proposte di legge di riforma istituzionale per abbattere tasse e burocrazia. Tutti hanno risposto in maniera evasiva», dice Massimo Colomban, presidente di ConfAPRI, una confederazione – con tanto di  blog – che raggruppa 70 mila aderenti e simpatizzanti del mondo dell’imprenditoria. «Tutti ci hanno ignorato o quasi, tranne Grillo e Casaleggio che sono venuti ad incontrarci», aggiunge l’imprenditore. «Grillo è stato con noi più di due ore e si è dimostrato molto disponibile», concorda Vincenzo Lazzaro, a capo di UnionLiberi, associazione che riunisce imprenditori e professionisti. Qui, dove la rappresentanza sindacale quasi non esiste, a fare la differenza sono i “lavoratori personali” raccontati dall’ex sindacalista Gigi Copiello: quelli del rapporto di lavoro autonomo, delle consulenze e delle partite iva. Gli unici mestieri a crescere dentro “la più grande crisi dal dopoguerra”.

La disoccupazione in Veneto, dice l’Istat, è al 6,7 per cento, ancora bassa rispetto alla media nazionale (11,6), ma in continua crescita (era del 4,5 nel 2011) senza tener conto dei cassaintegrati. Ma è un altro dato a far riflettere: secondo il Global entrepreneurship monitor il Nordest del miracolo è l’unica area del Paese con un saldo negativo nel 2012 tra iscrizioni e cessazioni di impresa (meno 0,4 per cento). Il sospetto, dice l’estensore del rapporto Moreno Muffatto, è che manchino iniziative per lo stimolo all’imprenditorialità da parte degli enti pubblici: i contributi e gli incentivi ci sarebbero, ma solo per le realtà che già sopravvivono alla crisi, non per creare nuovi settori e nuove aziende. Implicitamente un J’accuse a chi amministra questi luoghi da vent’anni.

La Lega “ingrillata”
«La Lega non è più un partito del territorio, si è persa negli scandali, nelle lotte interne e ha pagato l’alleanza con Berlusconi», spiega ancora Vincenzo Lazzaro. «Grillo, invece, ha fatto campagna elettorale venendo da noi, tra la gente e riempiendo le piazze». I segnali dello tsunami c’erano tutti. Il primo consigliere a 5 Stelle d’Italia è stato eletto proprio a Treviso nel 2008: quel David Borrelli, braccio destro dell’ex comico a Nordest, che ha dichiarato il silenzio stampa dei 14 neo-eletti in Veneto fino a martedì . Poi le amministrative della scorsa primavera dove prima di Parma venne Sarego, il piccolo comune vicentino già sede del parlamento padano voluto da Calderoli.

Lega spodestata.
Nei contenuti – il dialogo con i “piccoli”-, nei territori e nei simboli. Pochi si sono accorti dell’onda gialla che si sarebbe abbattuta alle politiche. Eppure il parallelismo che più avvicina il Movimento 5 Stelle alla prima Lega è proprio l’incapacità di capire a fondo, ora come allora, un nuovo soggetto politico. Ne è convinto il sociologo Stefano Allievi autore, nel lontano 1992, di Le parole della Lega. «Non si può racchiudere tutto nelle etichette di populismo e voto di protesta. La rivolta c’è ma nel senso di una richiesta di cambiamento del ceto politico. Oggi non è solo un popolo di arrabbiati a votare Grillo, come ieri non erano solo casalinghe frustate o xenofobi a votare Bossi», spiega Allievi. «C’è dell’altro. Sarebbe anche da fare un identikit degli eletti: alcuni di loro sono esponenti di élite culturali, penso alle loro provenienze dall’associazionismo cattolico o dai comitati di difesa dell’acqua pubblica. Le competenze sono diverse e poi il tasso di laureati pare più alto che negli altri partiti».
Il confronto politico, come scritto dall’istituto di sondaggi Swg, non è stato giocato sull’asse centrodestra-centrosinistra ma lungo la linea cambiamento-appartenenza. «Ed è chiaro come il cambiamento abbia investito anche un partito la cui parola d’ordine, federalismo, è valida ma logora: non è più spendibile dopo anni inconcludenti passati a Roma».

Una nuova Parma a Nordest?

L’analisi dei flussi elettorali spiega il resto. In Veneto più un elettore su tre che votava Lega è passato al Movimento 5 Stelle. Si raggiungono le punte di tre elettori su quattro proprio nella Marca trevigiana: 83 comuni su 95 hanno scelto come primo partito quello di Grillo. Nella roccaforte Treviso solo il 9 per cento degli elettori ha votato Lega. Vista così, la vittoria di Maroni in Lombardia è mutilata. Il Carroccio veneto ha perso 500 mila voti, un terzo di quelli volatilizzati a livello nazionale, e ha cancellato il consenso raggiunto da Zaia nelle regionali del 2010: allora prima partito al 35 per cento dei consensi, oggi fermo a un misero 11. La guerra tra il governatore della regione e il sindaco di Verona Flavio Tosi, nonché segretario regionale, è stata dichiarata nel dopo-voto. Accuse reciproche per la debacle, in attesa del congresso della resa dei conti tra le correnti. Non è un caso che già venerdì pomeriggio, prima dei festeggiamenti e delle apparizioni televisive, Maroni abbia convocato i duellanti veneti in via Bellerio per siglare un armistizio. Una pace “armata” di cui potrebbe avvantaggiarsi il centro-destra che, dopo il sorpasso sugli alleati (il Pdl è al 19 per cento), ha già chiesto un rimpasto in giunta regionale. Da Venezia a Treviso, dove tempo tre mesi si vota per le comunali. “Lo sceriffo padano” Gianfranco Gentilini, classe 1929, vuole candidarsi, per la terza volta, alla guida della città. «Anche con una lista personale se è necessario: del resto sono stato designato dalla base e nonostante l’età non mollo. Non posso fare come il Papa con la curia romana e lasciare la guida della mia chiesa». Ed esclude che la città delle mura, la roccaforte leghista, si possa addormentare sotto un cielo stellato. «Una cosa sono le politiche, un’altra le amministrative. Questi grillini – conclude – sono come i fagioli messi a cuocere, se vengono a galla e non sprofondano da soli me li mangio tutti». Ma qualcuno vede sempre più possibile un’ipotesi Parma: con il candidato del Movimento 5 Stelle Alessandro Gnocchi, 37enne chimico industriale, in grado di arrivare al ballottaggio. Il Pd ha fatto le primarie a ottobre, candidando a sindaco l’avvocato Giovanni Manildo. E c’è già chi parla del rischio Ambrosoli.

in L’Espresso, n.9, marzo 2013

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