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Per un rilancio democratico: un nuovo inizio, una nuova speranza

Per un rilancio democratico: un nuovo inizio, una nuova speranza

Con le elezioni europee, gli elettori hanno dato un forte e inequivocabile mandato di governo al Partito Democratico: il 40,8% di voti ottenuti è il segnale di una grande speranza e di una grande fiducia, che il PD ha ora il grande compito di dover onorare, per il bene dell’Italia.

Nella città di Padova, ma anche in altre realtà della provincia, le cose non sono andate nello stesso modo. Se alle europee il PD ha comunque ottenuto grandissimi risultati (a Padova addirittura superiori alla media nazionale, con il 41,4% dei voti), quando si è trattato di mettere il proprio voto sulla scheda delle comunali, il PD è precipitato, e solo il 24,9% dei votanti ha scelto lo stesso simbolo: ben il 16,5% in meno che alle europee. In cifra assoluta il confronto è ancora più impressionante: 45.841 voti alle europee, solo 26.700 voti alle comunali. Questi risultati sono il segno di una evidente mancanza di fiducia nel PD locale: gli elettori hanno premiato il PD nazionale, la sua nuova leadership, la sua attuale linea politica, il suo stile innovativo e aggressivamente riformista, e hanno punito un PD locale evidentemente non percepito in linea con questi cambiamenti.

Crediamo che gli elettori abbiano ragione. Crediamo che a livello locale non ci sia stata quella discontinuità forte, di persone e di proposte, e quel cambio di marcia che hanno premiato il PD nazionale e la maggior parte delle realtà locali: e questo rende ancora più evidente la sconfitta padovana, e il fatto che il vento di cambiamento che soffia nel paese, a livello locale sia stato intercettato, con molto maggior convincimento, dal centrodestra e dal suo candidato Bitonci. Una sconfitta ancora più bruciante, in una città che non è mai stata leghista.

Crediamo tuttavia che dalle sconfitte si possa imparare molto: purché si sia disposti ad analizzarne con serietà le ragioni, e ci si metta nell’atteggiamento dell’ascolto e della riflessione. Con umiltà e con rispetto: degli elettori, innanzitutto. Se errori anche clamorosi sono stati commessi, se una evidente incapacità di ascolto c’è stata, occorre farsene carico. Le responsabilità non sono né di una sola persona, né di una sola area politica: anche se è evidente, nel governo del partito di questi anni, una chiara continuità di linea, stile e personalità politiche, in radicale contrasto con le discontinuità e le svolte sperimentate dal livello nazionale in giù. Ma, appunto, le responsabilità, in un partito, sono collettive, seppure non suddivise equamente.

Per questo crediamo che la prima risposta da dare al nostro elettorato debba essere un gesto di scuse, l’assunzione piena della responsabilità della sconfitta, e l’apertura di un dialogo con il nostro elettorato in città e in provincia: su quello che non si è fatto, su quello che si poteva fare, ma soprattutto su dove si vuole andare ora – con quale progetto, con quale visione, con quale entusiasmo, con quale tipo di partito, anche.

Per questo chiediamo che il primo gesto da compiere, per aprire con dignità e senza forzature di potere la discussione, sia quello di procedere all’azzeramento contestuale dei vertici del partito cittadino e provinciale, entrambi fortemente coinvolti nella sconfitta padovana. Di tutti: a prescindere da ruoli, responsabilità – che sono diversificate – e appartenenze. Solo così si potrà aprire una discussione franca, aperta, non chiusa dentro ristretti cenacoli politichesi, con il coinvolgimento dei nostri iscritti e dei nostri elettori: per primi proprio quelli che ci hanno dato la fiducia alle europee ma non alle comunali (e quelli che ce l’hanno data senza convinzione, considerandoci non il meglio ma il meno peggio), che sono precisamente coloro che ci hanno mandato un forte segnale di sfiducia, ma anche di spinta al cambiamento.

Crediamo che questo voto sia tutto recuperabile, se si saprà costruire un partito aperto, coraggioso, fortemente innovatore: e il PD potrà in questo modo recuperare e radicare il consenso e la fiducia che ha perso in questi anni, per propria responsabilità.

Non chiediamo processi, epurazioni, caccia ai colpevoli. Ma valutazioni oneste, assunzioni di responsabilità forti, ricerca di alternative convincenti e per questo vincenti. Senza acrimonie. Senza la ricerca di inutili rivincite interne. Ma con l’obiettivo di capitalizzare anche nella provincia e nella città di Padova quel consenso che il PD nazionale ha saputo ispirare: per consentire anche al PD locale un nuovo inizio e una nuova speranza.

Con questo spirito – noi elettori, iscritti, militanti e dirigenti – chiediamo che nelle direzioni cittadine e provinciali già convocate il primo atto da compiere sia quello delle dimissioni in blocco delle rispettive segreterie.

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