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Egitto: la posizione dei cristiani

Sono pubbliche da un paio di giorni, ormai, le prese di posizione delle minoranze cristiane (mi riferisco in particolare a quella copta cattolica, per ovvi motivi più significativa nel contesto italiano) a favore dei militari. Niente di strano: molti sono a favore dei militari, in Egitto e fuori (musulmani, laici, cristiani). Queste posizioni non sono nuove. Sono comprensibili nella logica interna di una minoranza stigmatizzata da lungo tempo (sotto tutti i governi, per la verità: ma che temono maggiormente, per ragioni assai comprensibili, i governi religiosi ispirati alla religione islamica dominante, rispetto a quelli più laici, ancorché militari). Ma non di meno lasciano perplessi, sul piano dell’analisi e del principio.
La chiesa cattolica (e copta, e altre) sta con i militari in Egitto oggi, stava con Mubarak ieri, sta con Assad in Siria, stava con Ben Ali in Tunisia, stava con Gheddafi in Libia, stava con Saddam in Iraq. E si potrebbe continuare. Per la semplice ragione che le minoranze sono state e sono tutelate dai dittatori, e spesso strumentalizzate in funzione anti-islamista. Mentre gli islamisti hanno spesso mostrato, nei fatti, di essere pericolosi: perché in troppi casi strumentalizzano – è una vecchia storia – l’odio per le minoranze. Ed è pieno di predicatori di odio religioso, purtroppo: che con governi amici hanno mano maggiormente libera. Perciò certe posizioni dei cristiani (e degli ebrei, spesso) si capiscono. Ma anche quella di schierarsi con il potere dei militari e delle dittature è una storia che si ripete spesso. E’ una storia che ha mille motivi per essere compresa, e mille giustificazioni. Non significa che sia una buona storia… E lascia strascichi pesanti, che si ritorcono poi contro le stesse minoranze cristiane, quando i dittatori cadono. Lo schierarsi aprioristico non è mai saggio, e raramente è conveniente, nel lungo periodo. E una riflessione storica sui danni di queste prese di posizione, nel medio e lungo termine, per l’immagine di queste stesse comunità, all’interno dei paesi in cui vivono, bisognerebbe cominciare a farla, prima o poi. Con un po’ di spirito critico e autocritico, possibilmente.
Le persecuzioni contro i cristiani ci sono. Sono frequenti. Gli islamisti hanno delle responsabilità (e delle ambiguità di posizione) gravi e serie. In termini di principio e di fatto. Ce ne sono abbondanti prove storiche, anche recenti, in Egitto e altrove, per non parlare di casi come Boko Haram in Nigeria. Ma non le hanno fatte solo loro, purtroppo. Ci sono anche precisi interessi a fomentare il disordine, in molti casi: da parte dei governi, dei dittatori, dei militari. E’ uno sporco gioco, ma assai praticato: di cui i cristiani sono le pedine, chiunque giochi. Solo un esempio storico, per ricordare: la strage dei monaci di Tibhirine, in Algeria. Fu attribuita agli islamisti, per anni. Che ne avevano fatte altre, del resto. Poi si scoprirono altre storie…

Ecco, un ragionamento sommesso lo farei, su queste prese di posizione. Sulla loro opportunità, innanzitutto. Ma forse anche su altro. Capisco le contingenze. Ma qui entrano in gioco anche i principi. Sempre dalla parte dei dittatori? Del potere?

Una risposta a Egitto: la posizione dei cristiani

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